È accaduto proprio sabato scorso.
Eravamo, come quasi sempre accade, io e mia moglie al mercatino del sabato qui a Vienna. Sentiamo ad un certo punto una ridanciana discussione vicino al banco della verdura bio ed io, armato del mio tedesco molto approssimativo che mi permetteva di capire solo a grandi linee di cosa si stesse discutendo, chiedo subito a mia moglie cosa abbiano da ridere le due distinte signore.
Christine mi spiegò l’argomento e io riandai subito, sorridendo a bocca chiusa tra me e me, con il pensiero allo splendido libro di Dario Bressanini e Beatrice Mautino. “Contro Natura” che rimane testo nodale per comprendere diverse questione e ambiti legati al cibo, che oggi definire naturale e che sembra sia divenuto un must.

Un capitolo di quel libro iniziava proprio parlando dell’argomento che era oggetto del contendere tra le due attempate viennesi: si trattava di una discussione sulle spesso guardate con sospetto “carote viola” che erano esposte in una cassetta in bella vista e peraltro bellissime. O meglio si trattava della certissima verità, affermata da una delle due ciarlanti, secondo la quale le carote viola, mai viste diceva la donna, dovevano essere certamente frutto di malefici esperimenti.
Sì, di quelli che vorrebbero farci mangiare gli OGM e magari, nel mentre, introdurre dentro di noi, via bocca, qualche microchip con chissà quali effetti e danni collaterali, certamente mortali a lungo termine.
Questo stava spiegando la vociante signora all’amica cercando di dissuaderla dall’acquisto.

Dopo questa premessa, ridicola per come sono andati i fatti, dato che io e l’amica Laura Rangoni, Direttore di Cavoloverde.it, spesso abbiamo convenuto sul fatto che le cose alimentari, certe cose alimentari e certi pregiudizi mangerecci vanno spiegati e chiariti più e più volte prima che entrino nel comune pensare e nelle teste delle persone, proverò a ripetere cose note per cercare di giovare.

Ebbene sì le prime carote, nate 5000 anni fa in Afghanistan e colà per le prime volte coltivate, erano viola e in qualche caso gialle, ma non certo color arancio!
E vi svelo per l’ennesima volta che gli OGM – organismi geneticamente modificati – nulla hanno a che fare con la carota viola.
La dolce radice viola scuro che macchia le mani e dal colore che, essendo associato a paramenti non proprio vitali nella pelle umana e temuto dagli attori per il blocco alle loro recitazioni e che non diffonde simpatia alla vista, nacque proprio viola e non è un OGM.
La storia delle carote e del loro colore è ben nota a chi si interessa di botanica.

La vicenda ebbe inizio in Olanda tra il 1600 e il 1700. Le carote in origine erano appunto tutte viola o gialline, e solo in alcuni casi erano viola nella parte esterna e arancio pallido nella parte interna. In quel periodo, a causa di una mutazione spontanea, avvenuta casualmente in qualche campo coltivato a carote e per incroci naturali, apparvero le prime carote di un pallido arancio che stupirono i contadini di allora e fecero loro pensare che questo nuovo e bel colore potesse essere una nuova idea commerciale. Fu così che a mano a mano si andò sempre più intensificando e imponendo la selezione del colore arancio, sino ad arrivare al classico arancio deciso della carota che tutti conosciamo oggi.
Qualcuno diffuse anche la bufala che il tutto avvenne per un omaggio alla famiglia Orange, famiglia regnante in Olanda, ma la notizia non ha nessun fondamento storico.
Semplicemente i coltivatori che videro apparire questa bella carota di colore arancio vivo pensarono bene di selezionarla e la proposta ebbe successo solo perché esteticamente piacque. Tanto che la progenitrice, la bellissima carota viola ricchissima di benefiche antocianine – potenti antiossidanti – venne pian piano dimenticata in favore della nuova arrivata che nulla cambiava nel gusto, ma che certo da allora ha arricchito la nostra dieta dei benefici caroteni.

E così il mercato da allora iniziò ad essere dominato dalle qualità Horn e Long Orange che sono ancora oggi le più diffuse carote arancioni. La viola tornò senza successo a farsi rivedere nei supermercati britannici intorno ai primi anni del 2000. Non incontrò simpatie. Probabilmente perché scambiata per un pericolosissimo OGM e per questo accuratamente snobbata, anzi osteggiata persino.

Poi però fu l’industria alimentare a riportarla al successo perché la sua qualità più evidente – il colore potentissimo rosso violaceo – divenne utilissimo come colorante alimentare. Sappiate infatti che i vostri yogurt alla fragola e al lampone sono così belli nei loro rossi e invitanti colori certo per la presenza dei frutti citati in etichetta, ma in larga parte per il colore che regala loro la umile e dimenticata antica carota viola.

Oggi la carota viola originale la si trova facilmente un po’ in tutti i mercati. Io la uso spesso e la amo , il suo colore in cottura mi affascina sempre e dato che chi ama mangiare mangia anche con gli occhi… evviva l’antica carota viola.

Dei famigerati OGM citati dalla nobile signora viennese ne riparleremo e… ne scopriremo delle belle.
Buone carote a tutti.

Photo by FOODISM360 on Unsplash

  • Articoli
Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.
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