In tempo di pandemia, capita di focalizzare l’attenzione su argomenti che in altri periodi della nostra vita non avrebbero destato in noi lo stesso interesse. Un esempio? Leggere alcuni estratti di un volume dal titolo assolutamente poco attraente, come “Infezioni Ospedaliere” di M. L. Moro, disponibile in rete alla portata di un click. L’oggetto in esame sono appunto le infezioni nosocomiali, la loro modalità di trasmissione ed il ruolo delle “mani” in tutto ciò. Sono proprio le mani, infatti, ad essere al centro di spot televisivi e decaloghi per prevenire il contagio da covid-19.

Le mani, come evidenziato nell’articolo citato, sia quelle dei paziente, sia quelle del personale sanitario, entrando normalmente in contatto con cute, secrezioni, vestiti, ecce possono essere veicolo di infezione verso altri pazienti, bambini, anziani o lo stesso personale e possono contaminare attrezzature,biancheria pulita, stoviglie, trasferendosi poi a lenzuola, asciugamani umidi, lavandini. Tutto ciò, se desta attenzioni in condizioni standard, ancor più ci fa riflettere in tempi di emergenza sanitaria di portata epocale. In nostro soccorso, sempre in ambiente ospedaliero, intervengono i disinfettanti per operatori ed ambienti, che, dotati di attività microbicida, sono adoperati nella sanificazione.

La storia dei disinfettanti non è, però, priva di intoppi.

Bisogna fare i conti con la tossicità di queste molecole e il potere inquinante al momento del loro smaltimento. Per fortuna, il loro impiego è regolato da normative ben recepite, a cominciare dalla 626/94 e la 22/97.

Molecola fondamentale e imprescindibile, nella formulazione dei disinfettanti, è quella dell’acido peracetico, che “compare” nel 1902. Bisognerà aspettare gli anni ’40 per una produzione industriale di disinfettanti che ne contemplassero l’impiego. Il suo punto di forza fu senza dubbio la ridotta tossicità rispetto alla gluteraldeide, ma tra quelli svantaggiosi aveva una instabilità chimica che lo rendeva inefficace nel tempo. Un’altra classe di composti, di interesse nella produzione di disinfettanti furono gli adamantani, utilizzati in seguito anche come antivirali e anti-parkinsoniani.
Nuove molecole a base adamantanica sono state perfezionate nel corso del tempo, finalizzate a ridurre l’aggressività chimica di molecole come quella dell’acido peracetico e migliorando un sinergismo chimico e microbiologico delle nuove generazioni di prodotti.

Al di là dei dati di laboratorio, che si evolvono con l’evoluzione della ricerca, ciò che ci può confortare è il fatto che gli addetti ai lavori hanno tutta la competenza della materia.

Quello che viene richiesto a noi altri, oltre il distanziamento sociale e la limitazione delle uscite a quelle effettivamente necessarie, è l’utilizzo di semplici mascherine, realizzabili anche in casa, e l’igiene personale, soprattutto delle nostre mani e forse, ora, abbiamo qualche informazione in più per considerarla non solo una buona abitudine, ma anche una pratica salvavita, la nostra e quella altrui, ed alla portata di tutti: bastano acqua e sapone.

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“Le carote sono cotte” è la metafora gastronomica che ho scelto nella mia bio sui Social, a significare quante cose si possono dire parlando di cibo. Non sono chef, ma piuttosto sperimentatrice,d’altro canto cosa può fare in cucina una Biologa che si occupa di corretta alimentazione tutto il giorno? Troverete i risultati nel mio Blog GiocaSorridiMangia.
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