Il suo colore e il suo gusto esotico ma delicato ne hanno determinato la diffusione e l’utilizzo sin dalla notte dei tempi. Chi è? La curcuma (Curcuma longa L.).
La Curcuma è una spezia che proviene dall’India e dal Pakistan ed appartiene alla famiglia delle Zinziberaceae. È una pianta apprezzata soprattutto in cucina come aromatizzante e stimolante della digestione¹. Nonostante un certo utilizzo da parte della medicina popolare e della tradizione erboristica occidentale, le sue proprietà farmacologiche sono antinfiammatorie, antiossidanti e immunostimolanti. La principale molecola attiva in essa contenuta si chiama curcumina.

Studi più recenti indicherebbero un’attività anticancerogena.

La medicina ayurvedica le attribuisce un ruolo epatoprotettore. Alcuni studi (Patel, 2008) considerano la curcumina un esempio esportabile della sinergia tra sostanze vegetali e chemioterapici. Tutto ciò lascerebbe propendere per un giudizio positivo sul diritto di cittadinanza, nelle nostre dispense domestiche, che la Curcuma ha conquistato nel corso dei secoli, se non fosse per voci di corridoio (web) che la incriminerebbero come mezzo di contaminazione in alcuni casi di epatite, sotto forma di integratori.

La fitosorveglianza, grazie ad appositi moduli di segnalazione, permette di comunicare casi sospetti correlati con l’utilizzo di questi ultimi prodotti fitoterapici, formulati per l’integrazione alimentare a partire da materia prima dichiarata naturale al 100%.

Nella fattispecie, i casi di epatotossicità segnalati, sono stati raccolti negli ultimi anni, proprio in concomitanza con un boom di questi integratori, perlomeno in Italia. Il caso che ha risollevato la questione arriva però dall’America e riguarda una donna di 71 anni che utilizzava curcuma a scopo preventivo. L’epatite, che avrebbe colpito questa donna, sarebbe scomparsa una volta sospesa l’assunzione di curcumina.
Questa malattia, come è noto, ha sempre origine virale, perciò qualsiasi possa esserne la causa, essa è da ricercare nell’eventuale contaminazione della materia prima di partenza, e introdotta poi con l’alimentazione, nonché eventuali adulterazioni a carico di molecole di sintesi.

Alcune aziende coinvolte nella produzione e commercio di integratori a base di curcuma si sono preoccupate di attestare l’origine naturale della materia prima utilizzata, che in genere è la polvere del rizoma.

Dove potrebbe annidarsi il problema? Probabilmente nella presenza di contaminanti epatotossici, noti come micotossine, che sono agenti esterni, estranei cioè alla curcuma in quanto tale (e che potrebbero contaminare anche altre tipologie di alimenti).
Solo accurate analisi di laboratorio possono evidenziare o sconfessare la presenza di tali contaminanti. Solo le autorità competenti possono richiedere, sulla base di forti evidenze, le certificazioni che accompagnano questi prodotti e far luce una volta per tutte, mettendo fine ad allarmismi che compromettono l’utilizzo di un prodotto agricolo dalle inconfutabili proprietà fitoterapiche e dall’utilizzo millenario che ci giunge dall’Ayurveda.

(¹F. Firenzuoli, Fitoterapia. Guida all’utilizzo delle piante medicinali. Ed. Elsevier 2009)

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