Sebbene oggi ci possa sembrare alquanto strana l’idea di invitare a casa nostra più di due persone, prima o dopo ci ricapiterà l’occasione di una bella cena tra amici (speriamo presto…).
Quindi, come invitare ed accogliere amici, parenti, conoscenti in casa nostra, facendo sfoggio della migliore educazione e savoir-faire?

Prima di tutto, occorre stabilire quanta gente invitare, commisurando il numero dei commensali alla dimensione del tavolo – tutti, nel possibile, devono sedere comodamente – e soprattutto al servizio di piatti che intendiamo utilizzare.
Se un lieve “stringersi” è tollerabile – sempre evitando che la gente si sieda in braccio, capiamoci – non è invece in alcun modo accettabile utilizzare pezzi di più servizi, anche similari tra loro.

Qualora si preveda di inviare un congruo numero di persone – spazi permettendo – cercate di avere a disposizione un servizio di posateria almeno da 18 persone, se non da 24, così da evitare imbarazzanti “abbinamenti”.

Solo in riunioni estremamente informali è ammesso l’uso di posateria usa e getta, tra l’altro spesso anti-ecologica… tuttavia, questo tipo di apparecchiatura è più che altro consigliata in un contesto all’aperto, e non in un pranzo – o cena che dir si voglia – da farsi seduti.

All’atto degli inviti, evitate di invitare nella stessa occasione persone, fossero pure parenti, in rapporti notoriamente tesi… anche qualora si tratti di una ricorrenza di tipo famigliare, cercate piuttosto di spezzare il festeggiamento in più date e, se proprio è impossibile evitare l’incontro, prevedete la disposizione dei posti a sedere in modo che queste persone non si ritrovino a stretto contatto (certo, se volete far fuori qualche servizio di piatti che non vi piace più, la scusante può essere eccellente…).

Se possibile, qualora le persone invitate non si conoscano, fate in modo di accertarvi che ci siano degli argomenti in comune che possano facilitare la conversazione, abbiate inoltre il buonsenso di anticipare ai vari ospiti qualche semplice informazione sugli altri partecipanti, così da evitare mutismi all’atto delle presentazioni.

Gli inviti andranno inoltrati almeno una settimana prima, tramite telefono. Nel caso di coppie, in genere saranno le donne ad accordarsi (si sa che alla fine decidiamo noi…), nel caso di single, si può procedere all’invito diretto.

È importante dare un orario preciso al momento dell’invito, un generico “Vi aspettiamo dopo le 20:00!” rischia di farvi arrivare gli ultimi invitati alle 21:00, quando ormai la gente sviene dalla fame (nel caso del mio migliore amico anche le 22:00) ed inizia magari a manifestare segni di insofferenza. Un semplice “Vi aspettiamo tra le 20:00 e le 20:15” – informalmente tra le otto e le otto ed un quarto – è sufficiente per dare un certo margine di tolleranza, senza confusioni e senza sembrare l’incaricato della stazione ferroviaria.

Qualora, per causa di forza maggiore, l’invito debba essere disdetto, cercate di annullarlo almeno con 12 ore di anticipo (un’ora prima non è contrattempo, è questione di vita o di morte!), a voce – mai per messaggio, a meno che le circostanze non siano davvero gravissime – e scusandovi doverosamente, fissando se possibile una nuova data.

Per quel che riguarda gli invitati, non è assolutamente educazione indulgere nel confermare o meno la propria presenza, anche nel caso le circostanze di lavoro o personali impediscano l’accettazione immediata di un invito, è buona norma accettare o rifiutare entro 24 ore e comunque mai oltre le 48, così come non è accettabile non dare conferma e poi presentarsi alla porta come nulla fosse, dando per scontato il “silenzio assenso”.

Anche nei casi in cui sussista la più totale informalità, la mancata conferma di un invito può ragionevolmente essere considerata come un rifiuto implicito, di conseguenza l’invitato ha il dovere assoluto di confermare la propria presenza, pena il rischio di imbarazzi e di situazioni problematiche per l’ospite che, amicizia di lunga data o meno, potrebbe risentirsi con ogni ragione.
Ovviamente, per chi invita, è comunque assolutamente vietato mostrare disappunto se l’amico “distratto” non ha confermato e poi arriva lo stesso.
Verrà quindi accolto con calore, per poi “regolare i conti” in separata sede.
Quindi, se proprio dovete scotennare qualcuno, fatelo pure… ma più tardi.

Infine, per gli invitati, è un’assoluta scortesia portare “un amico” oppure “un’amica” senza preavviso, indipendentemente dall’informalità dell’occasione.
Se si desidera portare qualcuno con sé, è doveroso, oltre che educazione basilare, avvisare l’ospite che si verrà, previo consenso, accompagnati. Il “vieni anche tu tanto siamo amici da una vita!” è e rimane una cafonata, pur se l’amicizia fosse davvero trentennale.

Veniamo ora al momento dell’arrivo e dell’accoglienza degli invitati.
Nel caso di persone che non si conoscano, le presentazioni andranno fatte subito, tradizionalmente presentando gli uomini alle donne (questione di cavalleria, non di sessismo…sennò la direttrice mi sgrida!).
Anche qualora l’occasione sia del tutto informale, la casa dovrà essere il più possibile in ordine.
Predisponete una zona dove riporre le giacche degli ospiti – anche una stanza, se l’eventuale attaccapanni fosse troppo piccolo rispetto al numero degli invitati – e fate sì che la zona “bagno” sia in perfetto ordine, prevedendo la presenza di asciugamani puliti, saponette nuove, un sapone con dispenser per eventuali soggetti fissati con l’igiene – credetemi, il Covid lascerà i suoi strascichi! – ed un rotolo di carta igienica nuovo sull’apposito supporto (orrore assoluto, essere in dieci ed avere la carta igienica agli ultimi tre giri!).

Se siete dei maniaci dell’ordine, in occasione di presenza di invitati per favore soprassedete su alcune abitudini certo lodevoli ma non sempre gradite a tutti, evitate ad esempio di chiedere alle persone di mettere le pattine di panno, oppure di passare subito lo straccio ad ogni ditata.
Certo, gli eventuali invitati dovranno nel caso essere indulgenti, come vuole l’educazione, ma se poi da voi non ci vengono più, fatevi una domanda e datevi una risposta.

Soprassedendo in questa sede sul comportamento a tavola, di cui parleremo in un altro articolo, vediamo invece come favorire od agevolare una piacevole conversazione.
Come padroni di casa, cercate di mantenere la discussione su argomenti di carattere generale, ma se qualcuno entra nello specifico o nel personale, non scoraggiatelo, limitatevi semplicemente appena possibile a riportare – con tatto e discrezione – la conversazione su temi più generici.
Come invitati, anche se siete persone che amano parlare di sé, cercate di non monopolizzare il dibattito con lunghe dissertazioni di carattere personale, e cogliete i “segnali” inequivocabili dell’altrui linguaggio del corpo, per comprendere e passare la palla ad altri, se la gente inizia a non poterne più di sentirvi…

In linea di massima, una conversazione piacevole prevede un tono di voce neutro, né alto né eccessivamente basso, possibilmente senza alzare la voce all’improvviso, anche qualora l’argomento fosse davvero appassionante.
Se venite interpellati ed avete competenza su un certo argomento, rispondete senza ritrosie e senza farvi pregare, ma lasciate spazio anche agli altri.
Evitate, nel possibile, di mostrare noia ed insofferenza, pure se il tedio fosse innegabile…saranno i padroni di casa, non appena ne avranno l’occasione, a spostare la conversazione su temi più leggeri.
Argomenti come la politica, il sesso, le malattie, i divorzi, i pettegolezzi, i problemi personali sarebbero da evitare in ogni caso: si tratta infatti di situazioni strettamente riservate e, a parte casi di estrema confidenza, è sempre meglio tenere il filo della conversazione su dialoghi che non siano motivo di tensioni o di imbarazzi.
Anche il lavoro, come argomento, andrebbe lasciato da parte…una sera in compagnia è un’occasione lieta, di svago, farla diventare un dibattito professionale non può che essere, alla lunga, noioso e controproducente.
Vanno bene le barzellette, purché non si trasformi la serata in un’esibizione di cabaret…per quanto riguarda lazzi salaci, battute a doppio senso e volgarità – ovviamente sempre nei limiti della decenza – sono ammesse solo in situazioni di assoluta familiarità con i padroni di casa e con gli altri invitati, pertanto, se vi trovate in una serata dove ci sono persone appena conosciute, siete pregati di tenere nel cassetto la barzelletta della battona in tangenziale.

Non escludete nessuno dalla conversazione, e se qualcuno dà mostra di essere un poco “orso”, lasciarlo da parte è quanto di più scortese possa esistere.
Tentate di coinvolgerlo e, se proprio non riuscite a farlo “sbottonare”, cercate quantomeno di non lasciarlo da solo in un angolo.

In ultimo, se non siete grandi parlatori, o si parla di argomenti di cui non avete nozione, non è una colpa, tuttavia, cercate di non isolarvi.
Un buon ascoltatore talvolta è assai più apprezzato di un oratore instancabile, e rimanere ad ascoltare quando non si conosce un certo tema è indice di intelligenza, non di ignoranza.
Ponetevi in ascolto, e quando lo ritenete necessario intervenite con opinioni o meglio ancora con domande sensate e garbate, anche questo vuol dire saper sostenere una conversazione, meglio ancora di certi “don so tutto” che intervengono spesso pure a sproposito.

Una parola infine nei confronti dei “regali”.
Anche se l’invito è legato ad un’occasione particolarmente importante – a parte un fatto noto a tutti, ad esempio una laurea, un compleanno oppure un matrimonio – come un fidanzamento od un anniversario, non ditelo in fase di invito, perché sarebbe impegnare i vostri invitati ad un regalo di un certo livello.
Al tempo stesso, anche nella più informale delle occasioni, è assolutamente da evitare di arrivare a mani vuote.
Un dono floreale, fino a poco tempo fa, esigeva di essere mandato qualche ora prima mediante corriere del fiorista, in modo che fosse già sul posto all’arrivo degli invitati, tuttavia, oggi questa ufficialità – un tempo esonerata solo tra amici intimi o parenti stretti – è stata sdoganata, e non è segno di cattivo gusto portare i fiori personalmente, come omaggio alla padrona di casa.
Vino, cioccolatini e goloserie varie sono ammessi, come donativo, purché comprati, solo tra intimissimi è consentito portare dolci fatti in casa!

Quale che sia il dono, i padroni di casa saranno tenuti a dare ad ognuno il giusto rilievo… solo ad un compleanno è accettabile – e nemmeno tanto, come vedremo nei prossimi articoli – mettere tutto “da una parte” per poi aprire tutti i pacchetti insieme.

I fiori andranno posti in un vaso, in una posizione visibile dove tutti possano ammirarli; il vino, anche se il tema della cena verte su altro – un vino bianco portato ad una cena a base di carne, ad esempio – che non sia facilmente abbinabile, sarà stappato ed offerto agli ospiti, magari come aperitivo, i dolci, infine, saranno distribuiti al momento del caffè e dei liquori.

Se la serata si protrae, specie quando eventuali bimbi sono ormai a nanna, non è assolutamente deprecabile indulgere in giochi di società, musica od altro.
Ovviamente, in caso di giochi, è imprescindibile il rispetto delle regole e l’evitare un eccessivo coinvolgimento dal punto di vista della competizione. Chi preferisce non giocare, si intrattenga con gli altri invitati oppure assista senza disturbare.

Se qualcuno sa suonare o cantare, non si faccia pregare ad esibirsi se ne viene fatta richiesta, ma eviti di trasformare la serata nel proprio show personale. Allo stesso modo, gli invitati evitino di imporre alla persona – anche se fosse davvero dotata di talento indiscutibile – uno spettacolo gratis.

Nel caso vi siano invitati che non hanno potuto partecipare alla cena – non perché invitati più tardi, cafoneria inammissibile, ma perché impossibilitati da motivi validi, come ad esempio di lavoro – ma che si presentino in un secondo momento, è obbligatorio attendere loro per eventuali giochi o passatempi di vario genere.

Infine, al momento di accomiatarsi, gli invitati evitino di interrompere una conversazione o di alzarsi di colpo come se il divano avesse preso fuoco. Attendete un momento di pausa e, con una frase gentile ed un ringraziamento ai padroni di casa, prendete congedo con disinvoltura.
A questo punto, sull’onda del primo, anche gli altri invitati potranno approfittarne per avviarsi.
In nessun caso i padroni di casa, nemmeno se cascassero dal sonno, possono esortare gli invitati ad andarsene. Analogamente, quando gli invitati vanno via, è obbligatorio attendere che siano entrati in ascensore oppure che siano scesi almeno di un piano, prima di chiudere la porta.
Far capire che non se ne può più, anche se fosse davvero così, è una scortesia che il Galateo non può perdonare in nessun caso.

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Nome: Layla.Cognome: Benazzi. Età: 37 (effettivi, dichiarati e documentati…). Città: Genova (forever!). Layla Benazzi nasce in quel di Genova nel 1981. Di natali liguri ma di origini emiliane, coltiva da sempre la passione per la scrittura, coltivazione finora rimasta limitata alla scrivania, ma che ultimamente inizia a dare qualche risultato che non sia quello di appesantire il cassetto. A tredici anni, non avendo ancora scoperto la vocazione della penna, decide di fare della scienza il suo lavoro. Studia come perito chimico all’ITIS Gastaldi di Genova, scuola dedicata al primo partigiano d’Italia, e nel frattempo inizia a scrivere, buttando giù in cinque anni di studi circa 10 romanzi, tutti finiti ormai al riciclaggio della carta. A 18 anni inizia a lavorare, prima in un laboratorio ospedaliero e poi in varie aziende del settore farmaceutico, tuttavia la passione per la scrittura non la molla, con il risultato di scrivere altri racconti (tutti con lo stesso destino dei precedenti) con i quali affina (si spera) lo stile. Per quel che riguarda la cucina, non riesce mai a fare delle grandi esperienze (però mangia benissimo) a causa del tempo sempre risicato, ma si specializza almeno nella pasta fresca (quel tanto che basta per non disonorare la regione d’origine) e nella paella di pesce, ad oggi suo piatto forte. A 21 anni l’incontro con Laura Rangoni imprime una decisa svolta alla sua vita, creando una sincera e solida amicizia. Nel frattempo, continua a scrivere, visto che non riesce a cucinare. Attualmente, dopo aver abbandonato il mondo del lavoro dipendente a favore della libera professione, sta lavorando come consulente per la sicurezza delle aziende, e nell’attesa di scrivere qualcosa che non resti nella scrivania (un’altra, perché nel frattempo si è sposata ed ha fatto anche un figlio) ha ri-scoperto il giornalismo gastronomico. Amante della ricerca sul campo, grazie alla natura pignola data dal segno della Vergine, si dedica ad articoli legati all’alimentazione e alla nutrizione, aiutata indubbiamente dagli studi fatti, che la portano ad approfondire gli argomenti soprattutto dal punto di vista della composizione degli alimenti. Alla chiamata di Laura per il NUOVO Cavolo Verde, ha risposto con un garibaldino “obbedisco!”, avendo già da tempo iniziato a contribuire ad altri siti, tra cui il Cavolo ORIGINARIO. Se poi pubblicherà qualcosa, ve lo faremo sapere…
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