Questo articolo è rispettosamente dedicato alla memoria di Alberto Castelli e di Laura Rangoni.

Ci sono incontri che hanno in sé qualcosa di magico.

Ricordo che Laura mi diceva spesso “le cose non si cercano, sono loro che cercano te”.

E’ stato così per me, nell’incontro con la Fondazione Alberto Castelli, in occasione della Degustazione Solidale tenutasi presso il Palazzo Imperiale di Genova, una serata magica dove la Fondazione Castelli, assieme ad AIS Liguria, è riuscita nel quasi impossibile intento di unire solidarietà, classe, buon cibo, buon vino, e soprattutto un grande, meraviglioso progetto.

Ma andiamo con ordine.

Partendo da un semplice post arrivatomi per caso su Facebook – ma come avrebbe detto Laura “nulla è per caso” – mi metto in contatto con Daniela Fiori, che mi conferma la possibilità di partecipare all’evento.

Giunta sul posto, nella meravigliosa cornice del Palazzi dei Rolli – un Patrimonio Unesco genovese, sempre troppo poco valorizzato – incontro il Presidente Carlo Castelli, assieme al Presidente di AIS Liguria – Associazione Italiana Sommelier – Marco Rezzano, grazie ai quali inizio a conoscere la storia della Fondazione Castelli e i suoi obbiettivi.

La Fondazione, intitolata ad Alberto Castelli, nasce nel ricordo commovente di questo ragazzo prematuramente scomparso per un melanoma diagnosticato tardivamente.

Dalle parole di Carlo Castelli, padre di Alberto e presidente della Fondazione:

“Alberto era una persona speciale, amava molto i bambini, infatti il secondo nome della Fondazione che porta il suo nome è “Uno zio per Amico”, perché Alberto era davvero uno zio per tutti i bambini che avevano la fortuna di conoscerlo. I suoi nipoti, i figli dei suoi amici…per questo con la nostra fondazione abbiamo cercato di portare avanti le cose che lui faceva, e che sicuramente avrebbe fatto in futuro. La Fondazione si pone quindi l’obbiettivo di aiutare i bambini, ma anche le loro famiglie, la cui realtà è oscurata dalla presenza di gravi malattie. La nostra Fondazione, assieme al Gaslini, si occuperà di vari progetti tra cui alcuni di ricerca oncologica, che cerca di sconfiggere proprio malattie come quella che, purtroppo, ha portato via Alberto.”

Ma perché una serata con AIS?

“Alberto era una persona di grande vivacità e con moltissimi interessi. Amava molto il vino ed aveva preso il diploma di sommelier con AIS, l’Associazione Italiana Sommelier, ed era una cosa di cui andava molto fiero e di cui parlava volentieri con i suoi amici, gli stessi che stasera sono qui con noi per sostenere questo evento solidale. Inoltre, Alberto amava l’arte e la musica, ed è per questo che stasera abbiamo voluto nella stessa occasione la musica, tramite i giovani violinisti del Duo Effe Filippo Bogdanovic e Filippo Taccogna, e l’arte nella figura della pittrice Arianna Ruffinengo. Alberto era a suo modo un artista, e il vino stesso è una forma d’arte…noi speriamo che questa sia stata una scelta vincente, e siamo certi che comunque l’abbinamento tra queste tre forme d’arte – pittura, musica e vino – gli avrebbe fatto molto piacere. La finalità ultima di questa serata è poi il supporto all’Associazione “Make-A-Wish Italia”, che si occupa di realizzare i sogni di bambini affetti da gravi malattie, per dare loro nuova energia e speranza nella loro battaglia per la vita.”

Abbiamo ascoltato anche le parole dell’artista Arianna Ruffinengo, che ha partecipato alla serata attraverso la messa a disposizione delle sue bellissime tele nell’iniziativa Colour a Wish.

“Il filo conduttore della mia arte, o meglio di questa collezione di quadri che propongo per l’iniziativa Colour a Wish è proprio il colore, sono quadri che ho realizzato tra il 2009 ed il 2016, con soggetti e tematiche diverse, ma il colore è ciò che li unisce e che vuole trasportare in una dimensione di meraviglia e di sorpresa che la Natura mi ha ispirato durante i miei viaggi. Il progetto assieme alla Fondazione Castelli che ha portato poi a Colour a Wish – Colora un Desiderio ndr. – è nato da una concomitanza di valori, in particolare dal capire e dal comprendere l’importanza dei sogni e soprattutto dell’atto di sognare. Il valore del sogno, per la Fondazione ed anche per me è molto importante, è ciò che ci conduce nella vita con il sorriso nel cuore, perché è attraverso i sogni che diamo un senso alla vita. All’amore per i sogni si unisce l’amore per i bambini, che sono proprio i più grandi sognatori e che spesso si esprimono, come me in questi quadri, attraverso il colore per manifestare la loro gioia di vivere, la loro spontaneità, la loro innocenza e la loro vitalità, tutte cose che raramente si arrendono alla malattia. La partnership tra me, la Fondazione Castelli e l’Associazione Make-A-Wish, che dà forza ai bambini attraverso il potere del sognare, dell’esprimere un desiderio, è stata quindi un passo naturale nella speranza di restituire a questi bambini, a cui la malattia forse inizia a togliere questo faro di speranza che è proprio il sogno, la forza e l’energia per continuare la loro battaglia.”

Ma cos’è l’Associazione Make-A-Wish Italia – letteralmente “Esprimi un Desiderio” – e quali sono i suoi obbiettivi?

Lo abbiamo ascoltato dalle parole della presidentessa, Sune Frontani:

“La missione di Make-A-Wish è proprio quella di realizzare i desideri del cuore, i sogni dei bambini affetti da gravi malattie, per portare loro forza e gioia, risvegliando in loro emozioni positive, nella speranza di farli reagire meglio alle cure, a volte molto debilitanti ed invasive, che la lotta alla malattia spesso richiede. Con noi i bambini intraprendono un percorso parallelo alle terapie mediche, basandosi sui principi della psicologia positiva e della resilienza, aiutandoli ad andare avanti ed aprendo degli spiragli di speranza.”

Abbiamo intervistato il presidente di AIS Liguria, Marco Rezzano, per capire come il vino ed il suo mondo incontrano i desideri dei bambini.

“AIS, Make-A-Wish e la Fondazione Castelli…come si crea questa partnership, a cui si unisce poi anche l’arte? Come si incontra il mondo del vino con quello della solidarietà?”

“Il mondo del vino fa da sempre parte della solidarietà. Il vino intanto è un dono, un dono che la terra ci fa attraverso l’uva e attraverso tutti quei processi misteriosi e quasi alchemici che poi hanno portato l’uomo, all’alba della sua storia, a scoprire il vino. Il vino inoltre esiste grazie alle persone, è la proiezione di un progetto, di un sogno, di un desiderio e di una ricerca di equilibrio con la natura stessa. Il vino è anche una forma d’arte, poiché è una creazione dell’uomo che poi l’uomo stesso cerca di migliorare attraverso aromi, percezioni, stimoli…una ricerca che coinvolge più persone e che crea vicinanza, convivialità, complicità…se al vino togliamo tutto questo troviamo solo alcool, mentre invece il vino sa essere poesia, luce, colore…sa essere un filo che unisce le persone in una passione e in una ricerca della perfezione. Alberto tutto questo lo capiva e lo comprendeva, lo amava e quindi siamo molto felici di essere qui a dare il nostro contributo a questa serata.”

“Alberto Castelli era un sommelier, quanto è stata importante AIS per Alberto Castelli? Cosa ha rappresentato?”

“Alberto faceva parte dell’Associazione Italiana Sommelier, ne era orgoglioso e ne era una parte integrante, poiché al suo interno aveva trovato un gruppo di amici che lo apprezzavano per la grande persona che era, per la sua umanità e per il suo modo di vedere la vita con passione ed entusiasmo. Questo non si è interrotto con la sua morte perché attraverso il vino si cementano le relazioni e le amicizie, il vino apre gli animi ed avvicina le persone, ha questo potere che permette di tirare fuori la parte più istintiva di ognuno di noi, di mettere un po’ da parte quella razionalità a cui siamo quasi costretti nella vita quotidiana, per lasciare spazio a quella spontaneità che ci permette di essere noi stessi. Così come un artista o uno scrittore, attraverso il pennello o la penna trasformano qualcosa in una concretizzazione di un pensiero o di un’idea, l’uomo attraverso il vino manifesta una sua creazione partendo dalla natura. Il vignaiolo toglie gli eccessi, esalta i pregi, elimina i difetti, fino a creare una sorta di vera e propria opera d’arte che poi mette a disposizione di altri. E qui si inserisce il sommelier che è un altro artista, perché mentre il produttore crea materialmente il vino, il sommelier ha la capacità di saper narrare, di saper raccontare, di saper trovare le parole giuste per riuscire a far percepire la parte emozionale del vino. Se il vino non rapisse le persone, i loro sensi ed il loro animo attraverso gusti, aromi, profumi, non sarebbe altro che una miscela di sostanze fermentate. Invece il vino può e deve metterci in contatto con i ricordi, con il nostro vissuto, ha un grande potere evocativo, e questo Alberto lo sapeva molto bene. E’ per questo che per AIS il suo ricordo sarà sempre un tesoro prezioso da custodire, un ricordo in nome del quale siamo fieri di partecipare a qualsiasi iniziativa possa ricordare lui e la sua anima meravigliosa. Una persona senza ricordi è una persona che non esiste, è una persona che ha perso la propria identità. Per noi invece, anche e soprattutto attraverso l’arte che per noi è il vino, non può essere così e in questi profumi, in questi aromi, in queste memorie, qualcosa di Alberto vivrà per sempre.”

“Il vino quindi come tesoro della memoria?”

“In realtà più come un custode, della memoria. Il vino attraverso i suoi profumi ci riporta sensazioni che magari potevamo pensare perdute, un po’ come accade nella Madeleine di Proust quando un sapore catapulta il protagonista per un attimo nell’infanzia. Il vino ci può riportare al passato ma anche proiettare nel futuro e la capacità di raccontarlo, di raccontare i suoi profumi e le sensazioni che possono evocare, può aiutare le persone a ritrovare non solo quelle parti di sé stesse che pensavano dimenticate, ma anche al contatto con quella Natura di cui spesso nella frenesia della vita di ogni giorno ci dimentichiamo, ma i cui equilibri noi dovremmo sempre ricordarci di dover rispettare.”

“In questa serata i protagonisti, per quanto apparentemente assenti, sono i bambini. Con la loro fantasia, con la loro capacità di sognare. Il vino può essere considerato, per gli adulti che a volte dimenticano un po’ come si sogna, un lasciapassare per la fantasia?”

“Il vino è nel contempo uno strumento e un obbiettivo, per raggiungere il mondo della fantasia. Ogni obbiettivo, anche il più terreno, nasce come un sogno. Se non ci fosse stata la fantasia di quel primo, sconosciuto uomo che sentì in dell’uva fermentata, magari per puro caso, un nuovo sapore che volle approfondire e perfezionare, oggi non avremmo forse quella bevanda che quelli come noi, i sommelier, raccontano nella speranza di mostrare un po’ di quel mistero che non è forse comprensibile a tutti ma di cui noi cerchiamo di far tutti partecipi. Il vino è stato agli albori della nostra civiltà un progetto primitivo che poi nel corso della nostra storia ha acquisito un suo spessore fino ad essere un vero e proprio protagonista di molti episodi importanti della storia stessa. Sono migliaia i quadri che ritraggono il vino in momenti della storia dell’uomo, davanti a lui sono stati firmati trattati di pace e dichiarazioni di guerra, sono stati levati calici per le vittorie e si sono consolate le sconfitte. E davanti a un buon bicchiere di vino, ancora oggi, c’è chi magari pensa ad un progetto e spera, prima o poi, di farlo diventare realtà.”

“Possiamo quindi dire che questa fantasia da cui il vino è nato e che oggi il vino stesso continua a stimolare, o meglio ad aiutare a liberare in noi, è la stessa fantasia che un bambino può ritrovare vivendo un sogno?”

“Assolutamente. Ovviamente il bambino non ha bisogno del vino per sognare o per ricercare la propria fantasia, ma ha sicuramente bisogno degli adulti per costruire la propria razionalità. Il bambino quando nasce, a differenza di un cucciolo che istintivamente è in grado di fare già prestissimo quanto necessita alla sua sopravvivenza, mentre il bambino ha bisogno degli adulti per un periodo molto più lungo, altrimenti non è in grado di badare a sé stesso. Ma un cucciolo di animale non ha bisogno di sognare, di sperimentare, di progettare e di immaginare, poiché la sua memoria ancestrale gli replica attraverso le memorie dei suoi antenati sempre le stesse direttive volte alla sopravvivenza. La capacità di immaginazione, di progetto, di innovazione è ciò che più di ogni altra cosa differenzia la specie umana dalle altre specie viventi, e queste capacità sono istintive nei bambini perché, liberi dall’obbligo di provvedere alla propria sopravvivenza, vivono queste fasi in maniera meravigliosamente spontanea. Queste capacità si perdono o meglio si incanalano in binari sempre più concreti con la crescita, attraverso il contatto con il mondo degli adulti, con le sue necessità e le sue regole. L’adulto quindi perde, in parte, quella spontaneità immaginifica dei bambini, quell’idea che l’impossibile sia possibile. Il vino, in questo, può essere una chiave per lasciar andare un po’ quel freno che negli adulti diventa abituale per essere socialmente accettabile, e ci riapre il mondo della fantasia e dell’immaginazione. Il fatto che questa sera i fondi che aiuteremo a raccogliere siano destinati a sostenere delle associazioni che si pongono l’obbiettivo di aiutare bambini che, a causa delle loro malattie, potrebbero perdere la voglia e il desiderio di sognare, è per noi una grande soddisfazione e una fonte di immenso orgoglio, perché il vino nasce forse proprio come un sogno ed è oggi il sogno di creazione, di perfezione e perché no anche di successo di molti produttori, così come per i sommelier è il sogno di saper raccontare il suo mondo a chi questo mondo lo avvicina magari per caso o per semplice curiosità. E che questo sogno che è stato e che è il vino, possa aiutare i bambini a sognare, è per noi di AIS un’immagine bellissima e un nuovo obbiettivo di cui certo Alberto Castelli sarebbe stato felice, come noi siamo molto felici di essere qui stasera.”

E’ stato bello e strano, dopo i mesi così difficili del lockdown che non saranno mai troppo lontani nella memoria di chi potrà ricordarli, trovarsi in un palazzo che odora di storia e di magnificenza, tra le note dei violini e le oniriche tele di Arianna Ruffinengo, a sentir parlare di vino e di sogni.

Per un attimo, una voce che forse era quella di Alberto Castelli, mi ha sussurrato all’orecchio: “Se tu potessi esprimere un desiderio, quale sarebbe?”

I desideri giusti da esprimere sarebbero tanti…la guarigione dei bambini malati, la pace nel mondo, o che il Covid non sia mai esistito e non siano mai esistite tutte quelle bare che andavano via sui camion…che non sia mai crollato Ponte Morandi, con la sua ferita che per Genova sarà sempre aperta, malgrado oggi Ponte San Giorgio ci saluti dall’alto dei suoi piloni nuovi fiammanti.

Il mondo non sempre è un luogo lieto, la storia e la vita di ogni giorno ce lo insegnano con dure prove e la morte di qualcuno, chiunque sia, ci appare sempre come qualcosa di ingiusto, che poteva essere rimandato, che doveva essere rimandato, perché non è mai abbastanza tardi per dirsi addio.

Però, in un mondo e in una realtà che quasi mai sono quelli che vorremmo, è bello scoprire che ci siano state persone come Alberto Castelli, persone che vivevano per rendere felici gli altri.

E’ bello scoprire che ci sono famiglie come quella di Carlo Castelli, che dopo un dolore che nessun genitore meriterebbe di vivere, è riuscito a trasformare il dolore in speranza per tanti bambini che ancora oggi lottano per sopravvivere a malattie che la ricerca tenta di rendere sempre meno terribili.

Ed è bello che a queste persone se ne avvicinino altre, per aiutarle a trasformare in realtà i loro grandi, meravigliosi progetti di vita e di speranze.

In questa sala che dopo tutti quei mesi di dolore profuma di vino e di sogni, quella voce me lo ha chiesto di nuovo: “Quale sarebbe il tuo desiderio, se potessi esprimerne uno?”

I desideri ci rendono egoisti…il mio desiderio, adesso, sarebbe di riavere Laura Rangoni qui, con me…e questo, prima di congedarmi dal presidente di AIS Liguria, mi porta a un’ultima domanda. Perché questa, anche per me, è una serata di ricordi.

“Presidente…lei ha conosciuto Laura Rangoni, che ha fatto parte di AIS. Che ricordo ha di lei?”

Lui mi ha sorriso…forse aspettava questa domanda prima che io sapessi di volergliela fare.

“Ho un ricordo di grande affetto e di immensa stima. In una realtà che va sempre più di corsa, senza lasciare spazio agli altri, mai come oggi anche i sentimenti hanno bisogno di educazione. In un mondo che ci insegna la volgarità e l’esibizionismo, abbiamo bisogno di persone che insegnino e soprattutto mostrino l’importanza dell’eleganza, della cultura, del sapere e della conoscenza, che sono componenti fondamentali del mondo del vino. Laura lo sapeva ed era una persona di grande spessore, di grande cultura e di profonda conoscenza dell’animo umano. Più di tutto aveva il dono di comprendere l’intima natura delle persone e di capire le loro necessità, e sapeva star loro vicino anche senza dire una parola. Aveva il dono della vicinanza, anche se il suo mondo interiore era un tesoro che condivideva con pochi. Era una persona che sapeva farsi apprezzare da tutti, sebbene fosse molto riservata, perché era comunque una donna che amava stare in mezzo alla gente, parlare con loro, scambiare idee e punti di vista. Laura Rangoni era come un buon vino, che quando lo assaggi anche solo una volta non puoi più dimenticare. E il suo ricordo per me ha il sapore della nostalgia, come quando bevi un buon vino davanti a un bellissimo tramonto.”

E spegnendo il registratore, una voce che invece conoscevo benissimo, mi ha sussurrato all’orecchio: “Sono qui, cucciola…io non ti ho mai lasciata.”

Le persone ci lasciano, sempre troppo presto per chi le ama…ma a volte, solo a volte, riescono a tornare per vie strane e misteriose…come una serata che sa di vino, di pittura, di sogni e di magia.

Stasera, Alberto Castelli è qui con noi, con le persone che l’hanno amato e che lo amano, ad ascoltare i violini, a degustare il vino della nostra bella Liguria, ad ammirare i quadri di Arianna e a sorridere per tutte le persone che portano avanti i suoi sogni.

E c’è anche Laura, qui vicino a me…mi pare di sentirla, quando mi diceva: “Brava, piccolina…”

E’ stata una serata magica, di ricordi del passato e di sogni per il futuro, che non dimenticherò mai.

Ed una lacrima dolce e amara, che mi è parso sapesse quasi di vino, mi ha rigato la guancia mentre indossavo il cappotto.

 

Riferimenti Web alle partnership della serata:

https://fondazionealbertocastelli.it/

https://www.ariannaruffinengo.eu/it

https://www.makeawish.it/

https://www.aisliguria.it/

https://www.museionline.info/genova-musei-e-monumenti/palazzo-gio-vincenzo-imperiale

 

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Nome: Layla.Cognome: Benazzi. Età: 37 (effettivi, dichiarati e documentati…). Città: Genova (forever!). Layla Benazzi nasce in quel di Genova nel 1981. Di natali liguri ma di origini emiliane, coltiva da sempre la passione per la scrittura, coltivazione finora rimasta limitata alla scrivania, ma che ultimamente inizia a dare qualche risultato che non sia quello di appesantire il cassetto. A tredici anni, non avendo ancora scoperto la vocazione della penna, decide di fare della scienza il suo lavoro. Studia come perito chimico all’ITIS Gastaldi di Genova, scuola dedicata al primo partigiano d’Italia, e nel frattempo inizia a scrivere, buttando giù in cinque anni di studi circa 10 romanzi, tutti finiti ormai al riciclaggio della carta. A 18 anni inizia a lavorare, prima in un laboratorio ospedaliero e poi in varie aziende del settore farmaceutico, tuttavia la passione per la scrittura non la molla, con il risultato di scrivere altri racconti (tutti con lo stesso destino dei precedenti) con i quali affina (si spera) lo stile. Per quel che riguarda la cucina, non riesce mai a fare delle grandi esperienze (però mangia benissimo) a causa del tempo sempre risicato, ma si specializza almeno nella pasta fresca (quel tanto che basta per non disonorare la regione d’origine) e nella paella di pesce, ad oggi suo piatto forte. A 21 anni l’incontro con Laura Rangoni imprime una decisa svolta alla sua vita, creando una sincera e solida amicizia. Nel frattempo, continua a scrivere, visto che non riesce a cucinare. Attualmente, dopo aver abbandonato il mondo del lavoro dipendente a favore della libera professione, sta lavorando come consulente per la sicurezza delle aziende, e nell’attesa di scrivere qualcosa che non resti nella scrivania (un’altra, perché nel frattempo si è sposata ed ha fatto anche un figlio) ha ri-scoperto il giornalismo gastronomico. Amante della ricerca sul campo, grazie alla natura pignola data dal segno della Vergine, si dedica ad articoli legati all’alimentazione e alla nutrizione, aiutata indubbiamente dagli studi fatti, che la portano ad approfondire gli argomenti soprattutto dal punto di vista della composizione degli alimenti. Alla chiamata di Laura per il NUOVO Cavolo Verde, ha risposto con un garibaldino “obbedisco!”, avendo già da tempo iniziato a contribuire ad altri siti, tra cui il Cavolo ORIGINARIO. Se poi pubblicherà qualcosa, ve lo faremo sapere…
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