In questo ultimo anno, una rigida regolamentazione dei rapporti interpersonali, in cui ci siamo visti imporre fasce orarie, autocertificazioni, norme che fino a poco tempo fa ci sarebbero sembrate più indicate in un film sul nazismo che nella vita di ogni giorno dell’uomo moderno, la spontaneità e la disinvoltura hanno subìto – proprio il caso di dirlo – una brusca frenata.
Tra i vari risultati, non sempre gradevoli, di questo isolamento forzato a cui la pandemia ci costringe, oltre ovviamente alle note ripercussioni economiche, sanitarie e politiche, possiamo trovare:

– Un’eccessiva rilassatezza in ambito famigliare, legata alla maggiore quantità di tempo trascorsa tra le mura domestiche.
– Un’eccessiva rigidità verso l’estraneo, verso la persona esterna alla famiglia, che viene vista come pericolosa, quasi un untore, e talvolta persino tollerato a stento.

Queste le due conseguenze più spesso evidenziate in talk show, interviste, dibattiti… assieme ovviamente a molte altre di minor rilievo, ma sempre di un certo spessore a livello sociale.
La crescente intolleranza verso l’estraneo porta ad un irrigidimento dei rapporti sociali, la tensione è palpabile ovunque, dalla coda alla posta fino alla cassa del supermercato, e la domanda più diffusa nella mente delle persone è:
Quando finirà?

Il quando non lo sappiamo, ma una cosa è certa, senza eccessivi slogan o sentimentalismi… prima o poi questa situazione dovrà finire.
Ma nel momento in cui finirà, saremo davvero in grado di riprendere una vita normale, quella che abbiamo interrotto nell’anno 2020, oppure il caos, l’entusiasmo e la voglia di libertà ci travolgeranno, portandoci a comportamenti scorretti e potenzialmente imbarazzanti?
E se utilizzassimo questo tempo che ci separa dal “ritorno alla normalità” per osservare il nostro modo di vivere e di porci, magari correggendo e migliorando qualche atteggiamento che fino a 12 mesi fa forse ci appariva persino divertente, e che oggi, visto nell’estraneo, ci sembra quasi intollerabile?

Il Galateo, ovvero la cosiddetta “Arte di Vivere” scritto tra il 1551 ed il 1555 da Monsignor Giovanni della Casa, è un insieme di norme che indicano l’atteggiamento più corretto da tenere nelle varie occasioni della vita sociale, ma anche in molte situazioni della vita privata e famigliare.
Sebbene alcune regole oggi possano apparire desuete, in realtà il Galateo si fonda su due semplici, attualissimi principi, ovvero la logica e la naturalezza.
Estrapolando in termini più tecnici, possiamo dire che l’Arte di Vivere è una sorta di Chimica Sociale.
Perché?
Semplice…un buon comportamento negli altri ci predispone favorevolmente verso di loro, e viceversa un buon comportamento da parte nostra ci fa sovente guadagnare approvazione e rispetto.

Un approccio affabile verso il prossimo, sia in un verso che nell’altro, porta al rilascio di Endorfine, ovvero delle sostanze prodotte dal cervello che provocano una sensazione di benessere… di Serotonina, il cosiddetto “ormone della felicità” che, sebbene piuttosto sopravvalutato e mitizzato, è comunque in grado di trasmetterci una sensazione di contentezza… nonché, talvolta, persino di Feromoni, ovvero quelle sostanze biochimiche di origine ormonale che funzionano da “recettori sociali”, tra individui della stessa specie.
Mai come in questo momento, nella speranza della ripresa di una vita normale dal punto di vista famigliare e sociale che speriamo non sia troppo lontana, abbiamo bisogno di rivolgerci in modo costruttivo e positivo verso chi ci sta accanto.

Inoltre, rispolverare le care, vecchie “buone maniere” potrebbe essere un aiuto importante proprio in questo “ritorno alla vita”, che ci vedrà nuovamente immersi in quella società che per troppo tempo abbiamo dovuto tenere a distanza, e nella quale è certamente auspicabile rientrare in modo elegante, senza eccessi, e senza cattive abitudini magari acquisite in tutti questi mesi di “letargo forzato”.

Può sembrare superfluo, in un mondo dove le parole più gettonate sono crisi, ristagno economico, povertà, chiusura delle attività, licenziamenti, disoccupazione?
Forse…

Pur tuttavia, nell’ipotesi che un giorno tutto questo, finalmente, abbia un termine, anche dal punto di vista dei rapporti con un’eventuale clientela, ed anche nella giustificatissima tensione a cui molte attività, soprattutto nel mondo della ristorazione, si sono trovate esposte a causa delle chiusure imposte dalla legge, un corretto atteggiamento nei confronti di chi ci troviamo davanti, non potrà essere che costruttivo, specialmente in ambito lavorativo.

Infine, per tutti quei “privilegiati” che non si sono visti particolarmente danneggiati dalla situazione che stiamo vivendo, perché lavorativamente non legati direttamente al mondo del commercio e quindi non penalizzati dal punto di vista economico, sapersi porre verso “l’altro” – magari proprio un ristoratore, un barista, un gestore di un locale – con civiltà, rispetto, ed anche con un pizzico di umiltà, non potrà che giovare alla ricostruzione di quel tessuto sociale che la pandemia ha così impietosamente danneggiato.

Nei prossimi articoli parleremo in particolare del contesto legato al cibo ed alla sua consumazione “in compagnia”.

Osserveremo il modo corretto di ricevere e di essere ricevuti, l’importanza di una buona organizzazione e di una buona accoglienza, come organizzare un evento apparentemente semplice come una festa per bambini, fino a quelli più complessi come comunioni, matrimoni e cerimonie in genere.
Vedremo il comportamento corretto da tenere in un ristorante, in un bar, in un albergo, e vedremo come porci in modo corretto persino alla guida del carrello di un supermercato.
Studieremo l’apparecchiatura ed il servizio, i corretti abbinamenti, gli accessori più semplici e quelli più qualificanti a tavola, e scopriremo quanto poco ci vuole, nell’ambito del cibo, a fare bella figura, oppure a farne una pessima.

Se quindi volete seguirmi, per qualche articolo, in quella “chimica” più sociale e meno mangereccia, che si intesse nei rapporti creati tra un primo, un secondo ed un contorno, allora venite con me in questo viaggio a volte serio, a volte ironico, a volte decisamente divertente…io vi aspetto.

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Nome: Layla.Cognome: Benazzi. Età: 37 (effettivi, dichiarati e documentati…). Città: Genova (forever!). Layla Benazzi nasce in quel di Genova nel 1981. Di natali liguri ma di origini emiliane, coltiva da sempre la passione per la scrittura, coltivazione finora rimasta limitata alla scrivania, ma che ultimamente inizia a dare qualche risultato che non sia quello di appesantire il cassetto. A tredici anni, non avendo ancora scoperto la vocazione della penna, decide di fare della scienza il suo lavoro. Studia come perito chimico all’ITIS Gastaldi di Genova, scuola dedicata al primo partigiano d’Italia, e nel frattempo inizia a scrivere, buttando giù in cinque anni di studi circa 10 romanzi, tutti finiti ormai al riciclaggio della carta. A 18 anni inizia a lavorare, prima in un laboratorio ospedaliero e poi in varie aziende del settore farmaceutico, tuttavia la passione per la scrittura non la molla, con il risultato di scrivere altri racconti (tutti con lo stesso destino dei precedenti) con i quali affina (si spera) lo stile. Per quel che riguarda la cucina, non riesce mai a fare delle grandi esperienze (però mangia benissimo) a causa del tempo sempre risicato, ma si specializza almeno nella pasta fresca (quel tanto che basta per non disonorare la regione d’origine) e nella paella di pesce, ad oggi suo piatto forte. A 21 anni l’incontro con Laura Rangoni imprime una decisa svolta alla sua vita, creando una sincera e solida amicizia. Nel frattempo, continua a scrivere, visto che non riesce a cucinare. Attualmente, dopo aver abbandonato il mondo del lavoro dipendente a favore della libera professione, sta lavorando come consulente per la sicurezza delle aziende, e nell’attesa di scrivere qualcosa che non resti nella scrivania (un’altra, perché nel frattempo si è sposata ed ha fatto anche un figlio) ha ri-scoperto il giornalismo gastronomico. Amante della ricerca sul campo, grazie alla natura pignola data dal segno della Vergine, si dedica ad articoli legati all’alimentazione e alla nutrizione, aiutata indubbiamente dagli studi fatti, che la portano ad approfondire gli argomenti soprattutto dal punto di vista della composizione degli alimenti. Alla chiamata di Laura per il NUOVO Cavolo Verde, ha risposto con un garibaldino “obbedisco!”, avendo già da tempo iniziato a contribuire ad altri siti, tra cui il Cavolo ORIGINARIO. Se poi pubblicherà qualcosa, ve lo faremo sapere…