Parliamo oggi di una questione spinosa e spesso oggetto di discussioni animate: l’allattamento al seno.
Posto che il latte materno è senza margine di discussione l’alimento più indicato per un neonato, ad oggi è in atto un vero e proprio scontro culturale che cerca – pretende – di valutare in maniera obbiettiva il diritto/la possibilità di allattare in pubblico un neonato senza dare adito a malumori, o peggio ad atti di vera e propria intolleranza.
Sebbene ad oggi il nudo sia stato ampiamente sdoganato, a volte a discapito del buon gusto – foto definite “artistiche” sono spesso poco meno che pornografiche, diciamolo – e dello stesso buonsenso, il gesto dell’allattare in alcuni casi viene visto come sconveniente, se non addirittura provocatorio.
Molti sono i casi di donne che diventano oggetto di sguardi indignati ed occhiatacce mentre allattano o addirittura che vengono allontanate da locali o musei perché hanno risposto – apparentemente – al semplice bisogno del loro bambino.

Il problema è soprattutto di matrice culturale. Il seno viene visto ancora oggi come un qualcosa di legato esclusivamente al piacere ed alla sfera sessuale, e solo di rado identificato nella sua assai più naturale funzione rivolta al nutrimento di un neonato.
C’è addirittura che mette in campo il Galateo – gettato opportunamente del dimenticatoio per situazioni ben più rilevanti a livello di civiltà – e tuona la “sconvenienza” di un gesto che dovrebbe essere naturale come respirare.

A questo punto, chi ha ragione?

Da un punto di vista meramente legale, in Italia non esistono leggi specifiche e di conseguenza molto dipende dal luogo in cui ci si trova a dover allattare e dal buon senso di chi lo gestisce.
Il nostro Paese ha aderito alla campagna globale “Ospedali Amici dei Bambini” sposando la causa sociale dell’allattamento al seno e cercando di istruire i sanitari e le neomamme sulle qualità del latte materno rispetto a quello artificiale.
Un progetto assolutamente degno di nota e che si sta realizzando in molte città italiane è il “Baby Pit Stop” ovvero degli spazi all’interno dei locali pubblici dedicati ad una mamma che allatta. Sono moltissimi ormai i luoghi, comprese le stazioni di servizio autostradali, che stanno attrezzando delle aree apposite per permettere alle mamme di “fare il pieno” di latte o cambiare il pannolino, proprio come avviene in Formula Uno!
Senza dimenticare che sia l’Unicef che l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno sottolineato come l’allattamento al seno sia più salutare rispetto a quello artificiale, ad oggi la corrente di pensiero più incoraggiata è che il bambino non possa e non debba sottostare ad orari stabiliti da altri ma sia invece indispensabile soddisfarlo ogni volta che mostra di avere fame.

Questa teoria, definita dell’Allattamento a Richiesta, cerca di sopperire all’abitudine, considerata antica e sorpassata, di stabilire degli orari per l’allattamento, dando al bambino sin dai primi giorni di vita delle “abitudini” che vadano in aiuto della mamma.
È naturalmente imprescindibile che il bambino sia fuori da ogni dubbio il soggetto più importante della discussione, ma entrambe le situazioni vanno valutate con obbiettività, senza sentimentalismi eccessivi o romanticismi di comodo.

Prima di procedere ad un’analisi legata al costume ed al bon ton, valutiamo quindi che entrambe le situazioni hanno, oggettivamente, pro e contro.
Un bambino allattato “a richiesta” ha la necessità di stare sempre con la madre, che dovrà prontamente porgere il seno ad ogni minimo accenno di fame. Parimenti, questo tipo di nutrimento fa sì che il bambino sia continuamente in fase digestiva, che spesso dorma a piccoli tratti, dando poco tempo e modo alla mamma di riposare, di dedicarsi a sé stessa, alla casa, alle sue incombenze. La mamma in questione di conseguenza avrà bisogno il più delle volte di un aiuto pratico, che le consenta di continuare a gestire la situazione generale, di cui il nuovo arrivato ovviamente diventa il centro, ma che non può escludere ad oltranza tutto ciò che esisteva in precedenza.
Ne consegue che, se la mamma non ha aiuti, non ha la possibilità di assentarsi dal lavoro per tutto il tempo in cui deciderà di proseguire l’allattamento, il cosiddetto “allattamento a richiesta” può diventare una vera e propria trappola senza uscita.
Ovviamente, se portato avanti con serenità e disponibilità di tempo, questo tipo di allattamento cementa il rapporto madre/figlio, ricrea per un certo periodo le condizioni preesistenti nel grembo materno, dà sicurezza al bambino, rilascia nella madre Serotonina ed Endorfine, che creano una sensazione generale di benessere.

Tuttavia ci sono casi in cui l’allattamento “a richiesta” può non essere, anche con tutte le belle parole di ostetriche, alti papaveri dell’Unicef e compagnia cantante, facilmente attuabile.
Una mamma che lavora, o che non ha disponibilità di un aiuto costante, una mamma che non può assentarsi più di tanto dal lavoro, o che si trova nella condizione di non poter rinunciare allo stipendio per il tempo della cosiddetta “maternità facoltativa non retribuita”, può davvero vedersi obbligata all’allattamento “ad orari”, senza che per questo debba essere demonizzata o trattata come una mamma di Serie B.
Bisogna riconoscere, checché se ne dica, che un bambino che mangia ad orari prestabiliti mangia quando ha oggettivamente fame, resta sazio e soddisfatto molte più ore, dà alla mamma un tempo maggiore dal punto di vista organizzativo, spesso dorme più profondamente e più a lungo.
La mamma che non voglia rinunciare all’allattamento al seno, mettendo a disposizione della propria creatura il suo prezioso latte, può eventualmente tirarlo con il tiralatte, preparando i biberon che potranno essere conservati e dati dal papà o dalla nonna, se lei è costretta a rientrare al lavoro. Potrà avere più tempo per gestire la casa o la professione, riposare meglio, riguardarsi di più.

Ricordiamoci che avere un figlio non deve essere una condanna al massacro, quindi la mamma ha il diritto assoluto di scegliere in totale libertà quale sia l’allattamento, anche al seno, più adatto alle sue esigenze, senza pregiudizi legati a concetti culturali, sociali od anche semplicemente basati sulla moda del momento. Se il bambino è sano, cresce bene ed è sereno, allora tutti i metodi sono validi, e nessuno meglio della mamma può saperlo.
Meglio un bimbo sereno con una mamma tranquilla, che uno irrequieto con una mamma sull’orlo di una crisi di nervi, e questo vale per tutti i contesti, a partire proprio da quello dell’allattamento.
Soprattutto, parlando di educazione, è quanto mai incivile, da parte di chiunque, criticare apertamente la mamma che decide di fare l’allattamento “ad orari” se non addirittura di utilizzare quello “artificiale”.
La mamma che allatta al seno ogni volta che il bambino lo chiede non è più mamma di quella che dà degli orari – magari per semplice sopravvivenza domestica – o di quella che deve utilizzare il latte in polvere…
Criticare o fare infiniti sermoni sui benefici di questo e di quello, è una mancanza di tatto, delicatezza e discrezione che il Galateo condanna in ogni caso, poiché nessuno è tenuto – soprattutto qualora si tratti di motivi personali e magari anche gravi – a giustificare le proprie decisioni, e quindi nessuno può permettersi di ergersi a giudice.
Questo vale sia per parenti e conoscenti, che per quelle mamme “pasionarie della tetta” che si ritengono in certi casi superiori ad una mamma con il biberon, vista quasi come una donna incompleta.
Detto questo, osserviamo ora la cosa dal punto di vista del Galateo, prendendo in esame i diversi scenari.

Posto che sia nel caso dell’allattamento “a richiesta” che in quello “ad orari fissi” una donna con un neonato non possa e non debba sentirsi obbligata a chiudersi in casa, in entrambe le situazioni potrebbe essere necessario alla mamma trovarsi nella condizione di doversi fermare per allattare il proprio bambino al di fuori della sicurezza delle mura domestiche.

Partendo dal principio che in nessun caso, per nessun motivo, né civile né legato al Galateo, una donna con un neonato debba essere trattata con insofferenza, con fastidio o con scortesia, fino al massimo dell’inciviltà di costringerla ad allontanarsi da un locale, c’è da ammettere, senza falsi moralismi né convenienti pietismi, che talvolta sono numerose le situazioni dove il limite tra diritto ed imbarazzo diventa davvero molto sottile.

Essere madre, oggi, è una scelta consapevole, oltre che un diritto civile. Di conseguenza, seguendo il ragionamento che la libertà personale termina dove comincia quella altrui, è d’uopo ammettere che se l’allattamento è un diritto imprescindibile della mamma e del bambino, sono assai poche le condizioni in cui la mamma che allatta si trovi nel disagio di dover allattare “all’accampata”, proprio dove si trova.
Se osservate l’allattamento “a richiesta”, è plausibile ipotizzare che il bambino abbia mangiato da un tempo relativamente breve, quindi difficilmente si metterà a strillare come la sirena di un’ambulanza. Per contro, se seguite l’allattamento “ad orari”, avrete sicuramente modo di trovarvi in un luogo tranquillo all’orario corretto, e comunque verosimilmente avrete abituato il bimbo al provvidenziale ciuccio, per far sì che possa aspettare qualche minuto prima di essere attaccato, dandovi quantomeno il tempo di organizzarmi nel minimo della comodità.

Cercare un posto tranquillo e sicuro dove assolvere il vostro dolce compito non è solo una questione di Galateo, ma anche e soprattutto di sicurezza e di tranquillità vostra e del vostro bebè.
Il contesto dell’allattamento non deve essere solo un atto legato alle necessità di nutrimento, ma anche un momento di intimità tra la mamma e la sua creatura da svolgersi in condizioni di calma, tranquillità e serenità, sia per la quiete vostra, che per quella del piccolo.
Mettersi ad allattare, come si vede in certe foto talvolta decisamente provocatorie, sedute su un marciapiede, sul pavimento del supermercato, in piena pensilina dell’autobus, non è solo un problema di comodità, ma anche di sicurezza…

Non sono poche le situazioni in cui un malintenzionato, approfittando dell’impossibilità di una donna a reagire con un bambino attaccato al seno, abbia sfruttato la situazione per procedere ad uno scippo, magari con il rischio di strattonare, ferire o far cadere sia la mamma che il bambino.
Inoltre, non solo in considerazione dell’attuale situazione di pandemia, ma anche delle più elementari norme igieniche, toccare il seno, il capezzolo oppure la bocca del bambino con le mani che hanno appena toccato una superficie sporca come quella di una pensilina dei mezzi pubblici, anche con l’uso di eventuali salviette o igienizzanti, non è certo quanto di più salutare ci si possa augurare per un momento così delicato.

In ultimo, sebbene ribadiamo che sia un diritto sacrosanto, quello di nutrire il vostro piccino, il discorso “non faccio nulla di male, chi non vuol guardare guardi altrove” non è esattamente beneducato… Le persone possono avere più di un motivo, non necessariamente malevolo, per trovarsi in disagio davanti ad un seno scoperto, anche se per il più dolce dei compiti. Quindi, considerando che un paio di minuti in più veramente non fanno alcuna differenza, nelle esigenze nutritive del vostro piccolo tesoro, si può cercare di risolvere tutto con buonsenso, attenzione e perché no, un po’ di sana discrezione.

Se vi trovate sui mezzi pubblici, condizione in cui veramente è impossibile disimpegnarsi e trovare una situazione più comoda, oppure in coda alla posta piuttosto che in banca, e non volete giustamente perdere il posto uscendo a cercare un luogo più appartato, valutate all’atto della partenza da casa come risolvere la situazione che potrebbe verificarsi.
Un abbigliamento idoneo già può essere d’enorme aiuto: maglie larghe, abbottonate sul davanti o con aperture strategiche, vi daranno modo di scoprire solo una piccola parte di seno, attaccando il bambino senza necessariamente spogliarvi.
Anche il reggiseno da allattamento è di estrema utilità: l’apertura localizzata solo nella zona del capezzolo evita di doverlo slacciare completamente, velocizzando l’operazione e garantendo un maggior comfort sia a voi che al bambino.
In inverno, il lato della giacca può consentirvi di coprire ottimamente la parte scoperta, garantendo al piccino anche una certa copertura contro il freddo, se vi trovate in esterno, se invece la stagione è calda o temperata, e quindi avete un abbigliamento più leggero e rivelatore, un foulard oppure una sciarpa posizionate strategicamente possono garantire una maggiore privacy.

Nel caso dell’allattamento “a richiesta”, l’utilizzo di alcune apposite “fasce” consente di mantenere il bambino nella migliore posizione per la suzione, e con modelli particolarmente fascianti e coprenti permette di tenere il seno già scoperto al suo interno, senza che nulla da fuori si veda, garantendo al bebè la massima autonomia nel cercare il capezzolo ed a voi di avere le mani libere, addirittura in certi casi continuando a camminare come nulla fosse.
Quando il bimbo o la bimba avrà qualche mese in più e sosterrà bene la testa, ci sono anche degli appositi marsupi con le stesse caratteristiche. Cercate nei negozi specializzati il modello più adatto a voi, molti rivenditori hanno anche ottime consulenti per imparare ad utilizzarli al meglio.

Se vi trovate per la strada e state camminando, ed il bambino inizia a dar segni di avere fame – di nuovo, nessun bambino comincia a piangere come un disperato nell’arco di tre secondi – portatevi in una posizione riparata e cercate un minimo di comodità: sarà più confortevole per lui e per voi, poter trascorrere questa tenera parentesi in un contesto protetto, lontano dalla folla e da occhi curiosi.
Se siete in un parco, ad esempio, oppure in uno spazio sufficientemente aperto, cercate una panchina un po’ in disparte, lontano da ciclisti, jogger, potenziali pallonate ed altre situazioni che potrebbero interferire.
Non vi isolate eccessivamente – la sicurezza prima di ogni altra cosa, non ponetevi in posizione di vulnerabilità – e piuttosto usate la carrozzina o il passeggino – se li avete con voi – come paravento, anche perché potrete sfruttare le varie tasche per riporre oggetti utili.
Portate con voi un telo pulito da utilizzare, sia per sedervi che come base d’appoggio per un eventuale cambio del bambino, così da evitare il contatto diretto con superfici certo non sufficientemente deterse.
Adoperate con dovizia salviettine igienizzanti per le varie fasi dell’allattamento, ed ovviamente il Galateo impone di cestinare e rimuovere qualsivoglia tipo di rifiuto.
Se la necessità del vostro bambino si manifesta in un negozio, potrete chiedere senza eccessivo imbarazzo di poter usare un camerino di quelli normalmente destinati alla prova degli abiti.
I negozi ne hanno sempre più di uno, quindi non costituirà particolare disturbo lasciarvene uno per qualche minuto. Sarà certo meglio che sedervi sul pouf che viene utilizzato per provare le scarpe!
Nel caso in cui stiate camminando in un normale contesto urbano, non c’è nessun tipo di limitazione ad entrare in un bar, chiedere un tavolino appartato e nel frattempo ordinare un caffè o qualsiasi cosa vi aggradi.

Numerosissime testimonianze da parte di gestori di esercizi di ristorazione hanno più volte sottolineato che alcuni comportamenti apparentemente repressivi, spesso sono solo il risultato di situazioni impreviste. Se domandare è lecito e rispondere è cortesia, spiegare brevemente le proprie necessità non è più umiliante di quanto lo sia chiedere di scaldare un biberon, e questa manifestazione di “tatto” nella quasi totalità dei casi riceve in cambio gentilezza, disponibilità ed anche gratitudine.

Di nuovo, ribadiamo che l’allattamento al seno non può e non deve essere motivo di imbarazzo o di vergogna, la maternità è un dono, ma è anche una scelta, esattamente come l’allattamento, e la prima regola del Galateo e della buona educazione è proprio che le nostre scelte non devono essere imposte agli altri, quali che siano i motivi che potrebbero cagionarne il fastidio.
Porsi dalla parte della ragione inattaccabile, è anche un modo per rivendicare i propri, sacrosanti diritti senza margini di discussione. Piantarsi dove capita, anche sulla base di un diritto insindacabile, senza alcun riguardo per qualsivoglia parere altrui, espone inevitabilmente alla critica.

Vediamo adesso come comportarsi in caso di invito.
Se siete voi ad invitare, ed avete bambini piccoli che hanno bisogno di essere allattati, certamente i vostri invitati capiranno se vi assenterete il tempo necessario per assolvere il vostro compito in santa pace, quindi, il dovere dell’ospitalità non vi impone di rimanere con loro.
Nel caso in cui ovviamente vi sia una conoscenza approfondita e si tratti di persone con le quali avete la massima confidenza, potrete valutare di volta in volta. Tuttavia, considerando che spesso la “padrona di casa” ha il suo bel daffare tra pentole, fornelli e piatti, prendervi qualche minuto per nutrire in pace il vostro bambino – questo vale per tutte le tipologie di allattamento – non potrà farvi che bene.
Se siete invitati ed il pargoletto è tranquillo, niente vi impedisce di frequentare gli amici portandolo con voi. Tuttavia, proprio perché avete con voi la vostra creatura, non vi è un’urgenza tanto impellente da costringervi a slacciarvi la camicetta davanti a tutti ed attaccare il bambino in tempo zero.
Sia nel caso ci sia confidenza con gli altri invitati, ed a maggior ragione qualora non ci sia, per evitare imbarazzi di ogni genere con i padroni di casa, il Galateo impone alla mamma di appartarsi con il piccolo in separata sede, chiedendo un piccolo spazio per assolvere il proprio dolce dovere. La padrona di casa provvederà a garantirle la necessaria privacy in una stanza appartata, rimanendo a disposizione per ogni necessità.

È segno di meravigliosa gentilezza, nel caso si sappia che alla serata sarà presente una mamma con un neonato in allattamento, far trovare alla vostra invitata una “postazione” con un asciugamano steso per cambiare il bambino, un pacchetto di salviette per neonati ed una piccola confezione di talco da cambio, è un gesto di premura e sensibilità che non potrà che essere apprezzato.

Tornando alla mamma, anche nel caso del già citato “allattamento a richiesta”, ovvero da assolvere ogni volta che il bambino manifesta il bisogno di essere attaccato al seno, tenete presente che nulla è così urgente da non permettervi di fare quei pochi metri per portarvi in una stanza dove garantire a voi stesse ed al piccolo la necessaria tranquillità, e certamente nulla è così impellente da ammettere che la neomamma, tra il primo ed il secondo, si apra la maglia ed attacchi il bambino davanti a tutti.
Molti si scandalizzano, davanti alle richieste di privacy in qualcosa che viene, con ragione, definito “assolutamente naturale e privo di malizia”.

Tuttavia l’essere in “casa d’altri” impone il rispetto dei propri ospiti e degli eventuali altri invitati presenti, al di sopra di qualsiasi necessità personale, tenendo in considerazione qualsiasi ipotetica e possibile opinione contraria. Parimenti, il dovere dell’ospitalità impone il rispetto dei vostri invitati e la messa in conto di possibili imbarazzi, anche da parte di persone con cui abbiate la più totale familiarità.
Se non siete in grado o non siete d’accordo nell’ottemperare a queste semplici regole, restatevene a casa, oppure evitate di invitare/di andare a casa della gente fino a che i bambini non abbiano l’età del cucchiaio.
Tenete conto che nessuno porta scritta in fronte la propria storia. La coppia in carriera e senza figli cui siete stati presentati proprio questa sera, potrebbe non aver “scelto” di non avere bambini, ma averci provato per chissà quanto ed aver dovuto rinunciare per motivi di qualsiasi genere.
Non date per scontato che tutti siano felici ed inteneriti nel vedervi allattare vostro figlio. Una donna che non ha potuto avere figli, una nonna che ha sognato per anni un nipotino inutilmente, una donna che ha avuto uno o più aborti, non ve lo vengono a dire, ma possono soffrire davanti a quella che è certamente una delle scene più dolci cui si possa assistere, e questo senza la minima cattiveria.

L’arroganza, in qualsiasi contesto, è la più grave forma di maleducazione che esista: partire dal concetto “non faccio nulla di male” non è sempre una scusa bastante, poiché le dinamiche delle persone che ci circondano possono essere innumerevoli ed imprevedibili.

Ancor più importante, se siete tra le promotrici dell’allattamento protratto, quello portato avanti oltre l’età dello svezzamento, ciò obbliga in modo ancor più fondamentale ad adottare un comportamento il più possibile discreto.
Se un bambino fino ai 12 mesi ovviamente si limita a piagnucolare quando inizia ad avere fame, ed a soddisfare il proprio bisogno in modo istintivo, non è così per un bambino che ha superato – magari di parecchio – l’anno di vita, e che il più delle volte non si mette semplicemente a succhiare, ma gioca con il seno, lo manipola, lo molla, lo riprende, lo stringe…
Quando il bambino si è già abituato a mangiare cose diverse, l’allattamento al seno assume sempre meno i contorni della necessità alimentare – senza nulla togliere al valore nutrizionale del latte materno che tuttavia, adattandosi alle necessità del bambino, diventa comunque progressivamente più povero – e sempre più quelli della coccola, del gioco, della complicità tra madre e figlio.
Questo è ovviamente bellissimo, ma se avete abituato, tra le mura domestiche, il bambino a giocherellare con il seno quando è irrequieto, succhiando magari con il solo intento di tranquillizzarsi, mordicchiandolo per far ridere la mamma e facendoci su anche le pernacchie, questo tenero spettacolo – comportamenti più che normali in un bambino – nel contesto di una cena, di un bar o di una serata in compagnia potrebbe non essere gradito a tutti, e magari vi trovereste davanti a delle facce imbarazzate che non sanno più da che parte guardare…
Quindi, sempre partendo dal presupposto che nel privato ognuno è libero di fare ciò che vuole, se decidete di portare avanti l’allattamento anche oltre lo svezzamento, per coltivare il rapporto madre/figlio senza “stacchi” bruschi, abituate il bambino già durante la crescita a distinguere “casa” e “fuori casa”.

In esterno, se il bambino mangia già altre cose, portate qualcosa di alternativo – un frutto, un omogeneizzato, dei biscotti – per saziarlo in attesa di rientrare. Se proprio non potete evitare di allattarlo, distraetelo da comportamenti eccessivamente giocosi così da ridurre l’operazione all’indispensabile, e se invece la richiesta è dovuta solo a necessità di attenzioni o di coccole, fate in modo che il bambino si abitui, fuori di casa, a rivolgere la sua attenzione altrove.
Abituatevi a tenere con voi un giochino, un sonaglio, un piccolo libro illustrato oppure – se l’età lo consente – da colorare. Tirare fuori il seno senza alcuna necessità alimentare per “farlo giocare così si calma”, davanti agli altri invitati o clienti che siano, non è ammissibile né dal Galateo né dal buongusto, anche se ovviamente il bambino non ci mette alcuna malizia.
Un comportamento misurato, adeguato alle circostanze, anche nelle comprensibili ed insindacabili richieste di un bambino che ha bisogno di essere nutrito ed accudito, è ciò che distingue la mamma moderna e, soprattutto, la mamma di classe, indipendentemente dal ceto sociale.
Ricordatelo sempre.

Photo by Dave Clubb on Unsplash

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Nome: Layla.Cognome: Benazzi. Età: 37 (effettivi, dichiarati e documentati…). Città: Genova (forever!). Layla Benazzi nasce in quel di Genova nel 1981. Di natali liguri ma di origini emiliane, coltiva da sempre la passione per la scrittura, coltivazione finora rimasta limitata alla scrivania, ma che ultimamente inizia a dare qualche risultato che non sia quello di appesantire il cassetto. A tredici anni, non avendo ancora scoperto la vocazione della penna, decide di fare della scienza il suo lavoro. Studia come perito chimico all’ITIS Gastaldi di Genova, scuola dedicata al primo partigiano d’Italia, e nel frattempo inizia a scrivere, buttando giù in cinque anni di studi circa 10 romanzi, tutti finiti ormai al riciclaggio della carta. A 18 anni inizia a lavorare, prima in un laboratorio ospedaliero e poi in varie aziende del settore farmaceutico, tuttavia la passione per la scrittura non la molla, con il risultato di scrivere altri racconti (tutti con lo stesso destino dei precedenti) con i quali affina (si spera) lo stile. Per quel che riguarda la cucina, non riesce mai a fare delle grandi esperienze (però mangia benissimo) a causa del tempo sempre risicato, ma si specializza almeno nella pasta fresca (quel tanto che basta per non disonorare la regione d’origine) e nella paella di pesce, ad oggi suo piatto forte. A 21 anni l’incontro con Laura Rangoni imprime una decisa svolta alla sua vita, creando una sincera e solida amicizia. Nel frattempo, continua a scrivere, visto che non riesce a cucinare. Attualmente, dopo aver abbandonato il mondo del lavoro dipendente a favore della libera professione, sta lavorando come consulente per la sicurezza delle aziende, e nell’attesa di scrivere qualcosa che non resti nella scrivania (un’altra, perché nel frattempo si è sposata ed ha fatto anche un figlio) ha ri-scoperto il giornalismo gastronomico. Amante della ricerca sul campo, grazie alla natura pignola data dal segno della Vergine, si dedica ad articoli legati all’alimentazione e alla nutrizione, aiutata indubbiamente dagli studi fatti, che la portano ad approfondire gli argomenti soprattutto dal punto di vista della composizione degli alimenti. Alla chiamata di Laura per il NUOVO Cavolo Verde, ha risposto con un garibaldino “obbedisco!”, avendo già da tempo iniziato a contribuire ad altri siti, tra cui il Cavolo ORIGINARIO. Se poi pubblicherà qualcosa, ve lo faremo sapere…
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