Ad oggi, naturalmente, il maggiore utilizzo del rosmarino avviene in cucina, e sono molti infatti i piatti che vengono aromatizzati con quest’erba, il cui utilizzo ha un ovvio risvolto salutistico, poiché tra le sue molteplici proprietà il rosmarino conta anche quella di facilitare la digestione, la produzione della bile e di prevenire l’ulcera da stress.

Da qui si intuisce il motivo per il quale viene largamente utilizzato in ambito gastronomico, infatti, basta la sua presenza per rendere qualsiasi piatto più digeribile e per ridurre od evitare l’uso del sale, con indubbi benefici sulla salute delle nostre arterie.

Recenti ricerche hanno dimostrato che il rosmarino contiene molte sostanze antiossidanti, pertanto il suo utilizzo abituale è utile al buon mantenimento della salute psicofisica in generale ed a ritardare l’invecchiamento cellulare.

Grazie a queste interessanti proprietà, il rosmarino di recente è approdato anche nel mondo della cosmesi.

Il suo distillato, vaporizzato sulla pelle, previene ed attenua le rughe.

Utilizzato negli shampoo, il rosmarino rinforza i capelli e combatte l’eccesso di sebo nel cuoio capelluto, restituendo lucidità ai capelli opachi o grassi e controllando la produzione di forfora.

L’associazione tra rosmarino, bellezza e lunga vita non è comunque cosa nuova, infatti la famosa “Acqua della Regina d’Ungheria”, nota sin dal 1330, altro non era che un infuso molto concentrato di rosmarino.

Il rosmarino ha ottenuto negli ultimi anni un posto di rilevanza notevole anche nell’industria dei prodotti per la pulizia.

Essendo una pianta facilmente reperibile, dalla crescita rapida – per non dire infestante – e dalla buona adattabilità, viene utilizzata principalmente per l’estrazione del già citato Limonene – un tempo sottoprodotto esclusivo dell’industria di lavorazione degli agrumi – e dei suoi derivati, in quanto questo particolare idrocarburo ha trovato applicazione non solo come sgrassante per la pulizia di superfici spesso molto particolari – come gli ingranaggi meccanici coperti di olio esausto – ma anche in campi assai più nobili come quello del restauro delle opere pittoriche, poiché ha dimostrato un eccellente potere solvente nei confronti di oli, cere e resine sia naturali che sintetiche, oltre ad essersi rivelato assai meno tossico di altri solventi – come la trementina od il solvente sintetico – e decisamente più tollerabile grazie all’aroma di agrumi.

Sempre rimanendo in tema di prodotti per l’igiene, il Limonene è ingrediente base anche di molti saponi e dentifrici.

Pare infine che il Limonene, nella sua mutazione D, abbia sollevato l’interesse del mondo scientifico dopo aver rivelato proprietà anticancerogene, antitumorali e persino effetti stabilizzanti nella cura dell’AIDS, oltre ad aver dato prova di capacità di incrementazione degli enzimi epatici ed intestinali, fondamentali per la neutralizzazione dei carcinogeni, di proprietà chemio-preventive e di capacità di rallentamento nei confronti dei tumori alla mammella.

Non desta invece interesse per l’industria il contenuto in Canforene e Pinene, in quanto l’idrocarburo ed il terpenoide sono estraibili in quantità molto maggiori da altre fonti, come ad esempio la lavorazione del legno di conifera per la produzione di cellulosa.

A causa dell’elevata concentrazione di questi oli essenziali, un uso eccessivo del rosmarino o dei suoi derivati fitoterapici può causare intossicazione, pertanto si consiglia di non eccedere mai nelle dosi consigliate e di limitarne drasticamente l’utilizzo in caso di gravidanza.

Se decidete di utilizzare quest’erba officinale per la vostra farmacia domestica, oltre che per le preparazioni gastronomiche, acquistatelo in negozi degni di fiducia che possano garantirvi che la pianta arrivi da coltivazioni non irrorate da pesticidi.

La cosa migliore comunque, soprattutto per uso fitoterapico, sarebbe coltivare il rosmarino in giardino o sul terrazzo, perché è una pianta molto rustica che non dà problemi particolari, è resistente, non ha bisogno di innaffiature frequenti e l’unica cosa che richiede è una buona esposizione al sole ed un terreno sabbioso e discretamente drenato, onde evitare marcescenze alle radici, cosa che potrete facilmente ottenere mischiando una piccola quantità di sabbia (possibilmente di spiaggia) al normale terriccio reperibile nei negozi specializzati.

Sia che il rosmarino provenga dalla vostra coltivazione personale, sia che venga acquistato dal fruttivendolo o dall’erboristeria, ricordate di usarlo sempre fresco e possibilmente non fiorito.

La pianta essiccata infatti perde circa la metà dei suoi principi attivi, mentre le cime fiorite sono meno attive a causa della fioritura stessa.

E’ facile trovarlo anche allo stato selvatico, con crescita spontanea, ma sebbene sia molto semplice da riconoscere, se non avete solide conoscenze fare molta attenzione.

Infatti, per erboristi poco esperti, non è raro confonderlo con il letale Aconito – volgarmente definito anche Luparia, poiché un tempo veniva massicciamente utilizzato per avvelenare i lupi – a causa dei fiori molto simili.

Questa pianta velenosa contiene un alcaloide letale per l’uomo, l’Aconitina, e non deve assolutamente essere raccolta, soprattutto perché tutto l’arbusto è attivo, e l’alcaloide può essere facilmente assorbito dalla pelle, causando svariati disturbi tra cui sudorazione e tachicardia.

Velenoso in particolare alla radice, l’aconito punta al cuore, e può provocare arresto cardiaco nel giro di 30 minuti, soprattutto perché non è sensibile al calore, e quindi la tossicità non scompare in cottura.

Le due piante hanno svariate differenze, come l’odore – basta spezzare una fogliolina di rosmarino per accertarsi della sua identità – e la forma delle foglie, oltre che l’habitat generale – l’Aconito non cresce vicino al mare – e la tipologia di crescita, ma poiché non è raro trovare il rosmarino anche nei boschi, grazie alla sua eccezionale vitalità ed adattabilità, se siete amanti delle escursioni fate attenzione, e non raccogliete nulla se avete dei dubbi.

Pianta bella e decorativa, può avere un posto di rilevanza sul vostro terrazzo…specialmente se, oltre alle sue proprietà, quando ve ne servirete vi ricorderete – non per niente è l’erba del ricordo – di ripensare a tutte le belle leggende che ha ispirato nei secoli…

 

Layla Benazzi

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Nome: Layla.Cognome: Benazzi. Età: 37 (effettivi, dichiarati e documentati…). Città: Genova (forever!). Layla Benazzi nasce in quel di Genova nel 1981. Di natali liguri ma di origini emiliane, coltiva da sempre la passione per la scrittura, coltivazione finora rimasta limitata alla scrivania, ma che ultimamente inizia a dare qualche risultato che non sia quello di appesantire il cassetto. A tredici anni, non avendo ancora scoperto la vocazione della penna, decide di fare della scienza il suo lavoro. Studia come perito chimico all’ITIS Gastaldi di Genova, scuola dedicata al primo partigiano d’Italia, e nel frattempo inizia a scrivere, buttando giù in cinque anni di studi circa 10 romanzi, tutti finiti ormai al riciclaggio della carta. A 18 anni inizia a lavorare, prima in un laboratorio ospedaliero e poi in varie aziende del settore farmaceutico, tuttavia la passione per la scrittura non la molla, con il risultato di scrivere altri racconti (tutti con lo stesso destino dei precedenti) con i quali affina (si spera) lo stile. Per quel che riguarda la cucina, non riesce mai a fare delle grandi esperienze (però mangia benissimo) a causa del tempo sempre risicato, ma si specializza almeno nella pasta fresca (quel tanto che basta per non disonorare la regione d’origine) e nella paella di pesce, ad oggi suo piatto forte. A 21 anni l’incontro con Laura Rangoni imprime una decisa svolta alla sua vita, creando una sincera e solida amicizia. Nel frattempo, continua a scrivere, visto che non riesce a cucinare. Attualmente, dopo aver abbandonato il mondo del lavoro dipendente a favore della libera professione, sta lavorando come consulente per la sicurezza delle aziende, e nell’attesa di scrivere qualcosa che non resti nella scrivania (un’altra, perché nel frattempo si è sposata ed ha fatto anche un figlio) ha ri-scoperto il giornalismo gastronomico. Amante della ricerca sul campo, grazie alla natura pignola data dal segno della Vergine, si dedica ad articoli legati all’alimentazione e alla nutrizione, aiutata indubbiamente dagli studi fatti, che la portano ad approfondire gli argomenti soprattutto dal punto di vista della composizione degli alimenti. Alla chiamata di Laura per il NUOVO Cavolo Verde, ha risposto con un garibaldino “obbedisco!”, avendo già da tempo iniziato a contribuire ad altri siti, tra cui il Cavolo ORIGINARIO. Se poi pubblicherà qualcosa, ve lo faremo sapere…