“Le canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole”, così diceva Vasco. Questa frase potrebbe essere l’incipit per questo articolo nato da un caso, da solo, da un post. Qualche settimana fa l’amica Laura Rangoni ricordava in un suo post Facebookiano un personaggio mitico, uno di quelli che hanno fatto la storia dell’ enologia, dell’olio EVO, della cucina italiana com’è oggi. Giancarlo Bini. Giancarlo è quasi una leggenda e, leggendo quel post, la mia memoria corse immediatamente a tanti anni fa, alla mitica ‘A tavola alle 7’ di Luigi Veronelli, prima trasmissione televisiva che parlava di vino, cucina, ricette, cibo.
Bini, amico fraterno di Luigi Veronelli, diede inizio e vita alla fine degli anni Settanta del Novecento a quello che è oggi il mondo del vino italiano e fu il mentore dell’inizio di un percorso sull’EVO che Veronelli iniziò, ‘Olio secondo Veronelli’, ma che non fece in tempo a terminare… purtroppo. Ma vorrei riportare le parole precise che Gino scrisse su Giancarlo.
‘Dire Giancarlo Bini, doyen AIS, da Aspirante, diventa professionista nel 1971, Maestro Assaggiatore ONAV, ANAG, estimatore AMIRA, AIBES, ADI, potrei continuare… per noi che amiamo il Vino ed il Vivere, è come dire Angelo Gaja o Giacomo Bologna. Loro hanno dedicato al vino ed all’amicizia l’anima, ed il mio affetto per loro è immenso. Mai sentito parlare di Giancarlo Bini? Impossibile ! Non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno proponesse di dedicare un monumento a questo personaggio, che nella valorizzazione dei prodotti agro alimentari di qualità è da considerare autentico pioniere. Oggi in Italia c’è un grande fervore d’intenti, quasi una moda per salvaguardare le ‘chicche’ gastronomiche artigianali a forte rischio d’estinzione. Pericolo che lui aveva evidenziato in tempi non sospetti, quando ancora nessuno si poneva il problema. Nei momenti in cui, circa una quarantina d’anni fa, l’olio extravergine d’oliva stava attraversando il periodo più oscuro della sua storia che si perde nella notte dei millenni. Giancarlo inventò il carrello e la carta degli oli proponendoli per primo nel suo ristorante Ombrone allora a Grosseto, aggiungendo all’insegna la dizione ‘Enoliteca’ ad indicare l’attenzione riservata, oltre al cibo, ad olio e vino. Dal 1996 l’Ombrone si è trasferito a Suvereto (Città del Vino e dell’Olio), invitante paesino medioevale del comprensorio livornese, in una sede straordinariamente suggestiva: un vecchio frantoio del ‘300 affacciato su una piazzetta condivisa solo con lo storico Palazzo Comunale(XIII secolo). Giancarlo, a te debbo l’innamoramento per gli oli, così che mai potrò diventare tuo creditore’.

Così scriveva Gino Veronelli ed era il 13 maggio del 2011 quando scrivevo queste parole che precedevano la mia intervista-incontro, pubblicata su Cavoloverde, con Giancarlo Bini. Eccomi oggi a scrivere ciò che non avrei mai voluto scrivere.

Pochi giorni fa Giancarlo ha intrapreso il suo ultimo viaggio e noi amanti dell’olio evo, sangue verde degli ulivi, siamo oggi rimasti più soli nell’uliveto della vita, che lui seppe far conoscere e far amare a molti di noi. Un amico e un Maestro, questo era per me Giancarlo. Originale e istrionico. Poteva dirti di un olio da olive o di un vino quello che non ti saresti mai aspettato. Rimanemmo più di due ore seduti a tavola quel giorno, tanti anni fa. Parlammo di olio, di vino, ma anche di api e mieli, argomento che lo affascinava, perché lui aveva intuito immediatamente quale legame vitale e profondo esistesse tra questi due mondi tenuti insieme dall’intelligenza vegetale che api e ulivi condividono, affinità uniche e speciali che negli oli e nei mieli si incontrano.
Nacque così la nostra amicizia. Un’amicizia che si allargava, e tutt’oggi rimane viva, a Francesca, figlia di Giancarlo, ad Alessandro suo marito e padre di due splendide creature che Giancarlo amava oltre ogni cosa. Decine di volte Giancarlo mi chiese quando sarei tornato in Toscana per rivederci con le gambe sotto un tavolo a chiacchierare di olio, vino, api e vita. Non ci sono riuscito, non ci siamo più rivisti purtroppo. Questo lascia in me un grande rammarico. Ma lasciamo la tristezza perché a Giancarlo non sarebbe piaciuta. Amava troppo la vita. “Da sempre sotto i cavoli nascono splendide farfalle”; questo era il titolo dell’articolo-intervista che scrissi allora. Ecco, Giancarlo rimane una splendida farfalla colorata nella mia vita e oggi io lo voglio immaginare fianco a fianco con il suo grande amico Luigi, mentre sono intenti a “camminare la terra” in un immenso uliveto cimiante al vento e parlando di vino, oli, ulivi e di vita. Vita che lui seppe percorrere e amare profondamente. Ciao Giancarlo, grande Maestro.

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Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.