Il riposo invernale degli esseri vegetali viventi è – a tutti gli effetti – paragonabile ad un vero sonno umano e come accade anche a noi umani, se le piante e gli alberi venissero privati del sonno invernale si ammalerebbero e si ammalerebbero così gravemente da morirne.

È quello che accadrebbe se decideste di mettere in un vaso, da tenere in casa, una quercia, o un faggio. Non sentendo i cambi di temperatura come avviene in esterno non potrebbero decidere di riposare, perdendo le loro foglie, e morirebbero senza superare il primo anno di vita.
Gli alberi, come gli orsi, vanno ogni autunno al calar delle temperature in una specie di letargo prolungato che permette loro di riprendere le forze dopo un’estate in genere stressante per caldo e siccità. Ma cosa avviene di preciso negli alberi quando si preparano ad affrontare l’inverno e il loro sonno ristoratore?

Gli alberi comunque non sono orsi.

Non possono ingrassare a volontà, mangiando bacche o salmoni . Si nutrono di sole, che trasformano in zuccheri che vengono conservati in speciali micro serbatoi che sono tra fusto e radici e hanno uno spazio non dilatabile, essendo la pelle degli alberi assolutamente poco elastica. Riempiti i serbatoi, e questo accade molto prima che noi si possa vedere le loro foglie ingiallire, gli alberi fermano la loro attività, iniziando le operazioni di recupero della clorofilla. Alcuni alberi lo fanno prima di altri, come i ciliegi selvatici ad esempio, che ad agosto sono già gialli. Altri come le querce molto più tardi.

Vi siete mai chiesti poi dove vada a finire la clorofilla verdissima delle foglie che è alla base della fotosintesi? Ebbene ve lo dico io: questa preziosissima sostanza vitale per i vegetali non è che sparisca volatilizzandosi, o venga scartata in qualche modo nel terreno. Viene da ogni albero ritirata pian piano dalle foglie, scomposta nei suoi elementi costitutivi che vengono poi immagazzinati per essere ricomposti chimicamente e in quantità abbondante solo la primavera successiva. Incredibile vero?

Nelle foglie rimangono solo i caroteni gialli, arancio e rossi.

Perché questi ultimi non vengono anche loro ritirati subito? Perché sono un segnale preciso per i nemici delle piante, gli insetti, che dalla intensità di questi colori e dalla loro vivacità capiscono come la pianta sia più o meno forte. Quando il segnale è chiaro – colore intenso – più o meno recita così: “Non ho paura di te e sappi che potrei difendermi emettendo la prossima primavera sostanze tossiche per te mortali”: L’insetto, in genere afidi & c., a quel punto desiste dall’attaccare la pianta forte e sana, rivolgendosi solo alle piante che capisce siano quelle che saranno più deboli nella prossima primavera.

Ma le foglie con i loro colori rossi, gialli e arancio straordinari, quelli che scatenano le nostre emozioni belle guardando un bosco in autunno, dopo aver perso la clorofilla non sono ancora pronte per cadere. Lo faranno al momento opportuno dopo che l’albero avrà ritirato dalle foglie ogni sostanza utile per la prossima rimessa fogliare e avrà immesso in esse, ai primi veri freddi notturni, i propri “scarti”. Ugualmente a come facciamo noi, gli alberi prima di andare a letto per il lungo sonno invernale vanno in bagno e fanno… i loro bisogni, una volta all’anno. A quel punto si chiude veramente la stagione attiva e si chiude anche una speciale valvola alla base dei gambi delle foglie e da quel momento la foglia è pronta a volare e cadere a terra. Basta un refolo di vento e la foglia “frale”, come diceva il poeta, cade a terra guidata dai venti e diverrà humus.

Ma perché invece le foglie di abeti e pini non cadono e non si gelano in inverno? Questo ve lo racconterò in un’altra interessante prossima storia vegetale, fatta di ragionamenti complessi che questi straordinari esseri vegetali viventi fanno… in silenzio. Un silenzio che per noi è ossigeno e vita.

A presto e alla prossima storia delle loro vite segrete.

Photo Credits: stockio.com

  • Articoli
Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.
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