Per chi mi segue come amico sulla mia pagina Faccialibro sarà facile aver presente il mio grande amore per gli esseri vegetali viventi: le piante, gli alberi, i vegetali in genere, tra i quali amo camminare per ore nei miei amati boschi montani di Carinzia. Per questo oggi vorrei proporvi alcune righe su un aspetto che probabilmente pochi di voi hanno considerato o cercato di approfondire e sul quale poco viene detto o scritto.

Ma iniziamo da noi umani, prima di passare alle fronde verdi.

Avente presente la nostra pelle? Bene. Si tratta di un organo, un organo fondamentale del nostro corpo indispensabile per la sopravvivenza. Un barriera, la nostra pelle, che ci protegge da patogeni, da attacchi esterni. Una barriere elastica che tiene insieme tutti gli altri organi vitali e una barriera che scambia gas e liquidi con l’esterno in continuazione. Una tuta miracolosa che rimane per anni elastica e magicamente vellutata.
Un amico saggio e Maestro di montagna un giorno, mentre si camminava insieme su un sentiero e iniziava a piovere per un temporale estivo, improvvisamente invece di indossare il giubbino Goretex come io stavo facendo, si denudò. Chiesi il perché di un così strano, per me, comportamento. Lui mi disse che non vi era Goretex che potesse competere con la pelle umana. La pelle si bagna, è impermeabile e traspirante e alla fine della pioggia in pochi secondi si asciuga. “E poi, disse, ti puoi rimettere subito dopo i tuoi vestiti completamente asciutti e tenuti nello zaino e non avrai fatto una goccia di sudore” . Un Sapiente direi . Questa sua frase la ricordo sempre, anche se non mi sono mai denudato sotto un temporale…

Ma tornando alla pelle umana diamo un po’ di numeri, tanto per capirci.

Ogni giorno dalla nostra pelle di staccano grammi di frammenti, squame. In un anno ne perdiamo quasi mezzo chilo. Accadimento vitale per mantenere la nostra tuta speciale in forma e a misura, specie quando il corpo nel suo sviluppo da bimbo ad adulto cresce, si alza e si ingrossa. La “tuta viva” deve adeguarsi. Da essa si staccano circa dieci miliardi di particelle microscopiche al giorno. Impressionante vero?

Bene, ora tornando al tema vegetale la domanda è: anche gli alberi hanno una tuta speciale, una pelle? La risposta è sì.
Hanno una pelle che per molti aspetti è simile alla nostra.
Anche negli alberi, giorno dopo giorno, la pelle si squama proprio come fa la nostra. Anche negli alberi la loro pelle, che si chiama corteccia, perde ogni giorno piccoli pezzi che in alcune specie possono essere anche molto più grandi di qualche millimetro, arrivando a diversi centimetri. Anche negli alberi la pelle-corteccia si adatta alla dimensione dell’albero anno dopo anno, aumentando la propria superficie. Anche negli alberi la pelle-corteccia invecchia, dimostrando rughe più o meno profonde secondo la specie e dimostrando anche spesso l’età dell’albero stesso. E poi, come la nostra pelle, anche la corteccia si può ferire e sanguinare linfa ed essere molto pericolosa per la salute della pianta, che rischia infezioni e infiltrazioni di funghi a volte mortali nel tempo, provocate da quelle ferite aperte.

Ogni albero poi ha la sua tipica pelle che dipende dalla sua… pigrizia.

Sì, avete letto bene, dalla sua pigrizia. Tra gli alberi vi sono i pigri che tengono su di loro la pelle vecchia, le squame di corteccia, per decenni, senza lasciarla cadere. Diciamo che non amano fare la doccia, che per loro è fatta di pioggia e vento. Se dopo una bella burrasca o un forte temporale date uno sguardo ai piedi degli alberi, vedrete che sotto quella doccia naturale e quell’asciugamano fatto di vento molte specie avranno lasciato cadere moltissime squame e altre specie invece poco o nulla. Tra i pelle liscia che lasciano cadere migliaia di squame e mantengono la pelle vellutata anche a 200 anni vi sono il faggio e l’abete bianco, ad esempio. Tra quelli invece che non amano perdere squame di pelle e la trasformano in rughe profondissime, come quelle di un lupo di mare arso da sole e salsedine vi sono le querce, i pioppi, le betulle, i pini. Questi ultimi dimostrano con orgoglio la loro età, il loro vissuto. I faggi invece sembrano avere la pelle – corteccia – da bimbo sino a 200 anni.
Bella storia vero?

Se si tratti comunque di una predisposizione genetica o di una vita vissuta in maniera spericolata non è ancora stato chiarito dalla scienza.

Certo, anche noi umani possiamo concorrere al loro invecchiamento cutaneo vegetale. Ad esempio lasciandoli isolati e più esposti al sole, al vento e agli agenti atmosferici in genere. Anche negli alberi la pelle ne risente, specie sotto l’effetto dei raggi UV, e come la nostra pelle, anche quella degli alberi, se esposta al sole si “incartapecorisce”, si screpola, diviene secca, si riempie di rughe, invecchia.
Infine anche pelle degli alberi ha le proprie “dermatiti vegetali”. Ad esempio un tronco d’albero attaccato da afidi rimarrà per sempre rugoso e ricoperto di piccole pustole che non se ne andranno più. Quindi anche per i nostri amici esseri vegetali viventi, come accade per noi, si potrebbe dire che la pelle è lo specchio dell’anima e del benessere.

Umani e alberi. Salviamoci la pelle insieme.

  • Articoli
Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.
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