Veramente il proverbio accennato nel titolo del mio articolo non direbbe proprio così, e veramente non intendo parlare di ilarità. Vorrei invece parlare proprio di riso da risaia, sì quello che si mangia in saporiti e cremosi risotti, quello che si lancia agli sposi, quello che negli ultimi 50 anni non sembra mai aver cambiato le proprie nomenclature. Ne ricorderete certamente alcune famose: Arborio, Vialone, Carnaroli, Roma ecc.
Preciso subito che non scriverò di torte di riso, di timballi o di arancini o di riso nelle ricette; quello lo lascio fare a chi lo fa già molto meglio di me. Voglio invece scrivere qualcosa proprio sul riso in quanto preziosissimo vegetale, su di lui e la sua storia, sulle sue curiosità che per certi aspetti poco vengono raccontate. Scrivere perciò di cose su quest’ottimo alimento diffuso in tutto il mondo, Oryza Sativa, che però vorrei non fossero le solite banalità.
Lo faccio in questi giorni perché sempre quando inizia l’autunno umido, e poi quando arriva l’inverno freddo, uno dei piatti che noi tutti sembriamo amare di più si chiama… risotto. Preparazione a base di riso proposta con decine di varianti che lo vedono abbinarsi a vegetali, proteine e spezie in decine di ricette.
Voglio anche dire che queste mie righe sul riso sono state ispirate e si avvalgono delle informazioni acute e numerosissime che ho trovato in un bellissimo libro scritto qualche tempo fa da Dario Bressanini e Beatrice Mautino (CONTRONATURA/ Rizzoli editore) che ho letto e riletto con grande interesse. Ve lo consiglio. Un manuale prezioso e un bel tomo di racconti e punti di vista originali e su solida base scientifica.
Sono informazioni tutte riportate in un capitolo “Il riso che non conosciamo “, capitolo ricchissimo di notizie e spunti sul tema del riso. O forse sarebbe meglio dire dei risi, viste le decine di varietà che oggi sono nascostamente in giro nelle confezione delle strutture commerciali con nomi che però sono da decenni sempre gli stessi. Un mondo, quello dei risi, che sembra si sia fermato nella proposta di nuove varietà da molti anni e che invece, silenziosamente e da certi punti di vista giustamente, aumenta e diffonde la coltivazione e il commercio delle nuove varietà che nascono ogni anno, ma di cui moltissimi di noi nemmeno immagino l’esistenza. Ma ci arriveremo più avanti, a mano a mano, e… capirete cosa voglio dire.
Intanto diciamo subito invece il nome delle due grandi famiglie, ma meglio dire sottospecie, in cui potremmo dividere i risi: la japonica e la indica. La prima adatta ai nostri climi nordici e la seconda adatta più al climi caldi e sviluppatasi in zone della Cina del sud.
Nella sottospecie japonica ci sono tutti i nostri risi attuali, quelli che mangiamo ogni giorno. Ma da quando noi europei mangiamo riso?
Pensiamo solo che in epoca romana, ad esempio, il riso come cibo era sconosciuto. Si deve arrivare agli anni dal 1100 d.C. in poi per sentirlo vagamente nominare come spezia, come medicinale addirittura.
Di certo furono gli arabi a coltivarlo per primi, e questo avvenne in Spagna nel 1200. Solo successivamente, molti anni dopo, arrivò in Italia e si iniziò la sua coltivazione nelle regioni del nord -Piemonte e Lombardia. La prima notizia del riso usato come alimento medicinale nel nostro Paese si trova in documenti del 1253. E dove era usato? In un ospedale. Precisamente nell’Ospedale Sant’Andrea di Vercelli. Era preparato cotto e registrato come “ricetta medica” mescolandolo con le mandorle e dato ai pasti come cura ai ricoverati. Un uso diciamo molto diverso e lontano dal nostro” risotto alla pilota”, per dire uno dei modi più famosi in cui oggi il riso viene proposto in abbinamento al pesto di maiale nel mantovano ad esempio. Ma solo in anni vicini al 1500 la sua coltivazione iniziò ad essere più su larga scala. Ad esempio, viene citato il riso in una lettera del noto Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza che invia in dono un sacco di riso al Duca d’Este. Nella lettera il Galeazzo dice al Duca ferrarese che da quel sacco di riso se ne potevano ricavare almeno altri dodici di buon prodotto…se ben coltivato. Da lì in poi inizia la vera e propria coltivazione del riso come alimento che vedrà le quantità aumentare sempre più, parimenti all’aumento delle zone vocate del nord Italia dove l’acqua abbondante aiutava nel controllo delle infestanti. Da lì in poi, inoltre, il riso abbandona anche gli ospedali come medicamento e diviene cibo comune, pur rimanendo sempre valido nella sua variante “in bianco” come cibo leggero, per tempi di malessere fisico. Si arriva così ai giorni nostri con le grandi coltivazioni italiane che arrivano oggi a 200.000 ettari e ci mettono al primo posto tra i Paesi produttori in Europa, pur restando sempre un piccolo produttore su scala mondiale.
La nostra produzione italica rimane per il 30% in casa e per il 70% va alla esportazione nel resto d’Europa.
Certo il riso ne ha fatta di strada da 8000 anni fa quando venne domesticato nella Cina meridionale dove correva il fiume Yangtze.
Ma sulle varietà coltivate dal suo arrivo in Italia e sino agli inizi dell’Ottocento poco o nulla si sa. Possiamo solo sapere che agli inizi dell’Ottocento era diffusa una varietà chiamata Nostrale che dominava i mercati, ma era una varietà molto delicata e sensibile ad attacchi fungini (il famoso, anzi famigerato “brusone”) fungo che in poco tempo poteva abbattere le produzioni. Poi arrivarono fortunatamente nuove selezioni che sembravano più resistenti ai funghi e che erano state selezionate degli stessi agricoltori vedendo le piante che non venivano attaccate e sembravano più resistere al fungo Magnaporthe, quello che innescava il brusone. Ecco poi arrivare sul teatro delle coltivazioni padane l’Ostiglia-1850- poi il Lencino, forse arrivato dal Giappone -1857- e poi il Bertone-1872. Nomi oggi a noi sconosciuti. Ma rimanevano comunque sempre risi molto delicati e sensibili agli attacchi delle malattie fungine. Ma poi pian piano arrivò la svolta. Si chiamava Chinese Originario. Era un riso forte, un riso robusto, che resisteva alle malattie e in breve dominò tutto il mercato risicolo sino ai primi del Novecento. Poi vennero alla luce risi più recenti e famosi, più vicini a noi e di cui le nostre nonne, se fossero ancora tra noi, si ricorderebbero molto bene. Tutti risi di derivazione dal Chinese il cui nome spari. Rimasero così l’Originario, il Maratelli e il noto Balilla. Ma qui siamo già vicini alla nostra epoca e questa sarà storia e racconto sui risi del Novecento per una prossima puntata di storia del riso scritte qui su Cavoloverde.it. Buon riso e buoni risotti a tutti… per ora. Alla prossima.

Photo by Doan Tuan on Unsplash

  • Articoli
Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.
  • Fondamenti di miele ovvero RIPETERE SPERANDO QUESTO GIOVI

    Il tema con cui iniziare le mie righe questa volta, per tutti i lettori vecchi e nuovi del Cavoloverde.it, è da me più che amato: scriverò una volta ancora di mieli e in parte di api…

  • Dove non osano i “Pan de Toni”

    Stollen. Un dolce che anche questo Natale è stato fatto e sfornato in moltissime case austriache e tedesche come il dolce tradizionale del Natale per eccellenza, prodotto in Germania, ma anche in Alto Adige…

  • VOLA, COLOMBA BIANCA VOLA

    Ebbene sì , anche quest’anno la Pasqua è arrivata e con la Pasqua arrivano anche i simboli a questa festa religiosa legati: l’uovo di cioccolato, con la diatriba trita e ritrita del “meglio fondente o al latte”…

  • DIFFONDERE BIODIVERSITA’? AZIONI UTILI

    Mirtilli, lamponi, fragoline di bosco, pere e mele di strane cultivar abbandonate e leggermente rinselvatichite. Tutte cose buone di cui approfittare quando si possibile. Una delle mie bacche preferite e ricercate è il frutto del corniolo…

  • Oryza sativa . Ancora sor-risi

    Ne avevo già scritto tempo fa qui sul Cavoloverde, ma il discorso sui risi merita ancora qualche racconto interessante…

  • IL RISO ABBONDA NELLA BOCCA DEI COLTI

    Voglio scrivere qualcosa sul riso in quanto preziosissimo vegetale, su di lui e la sua storia, sulle sue curiosità che per certi aspetti poco vengono raccontate…

  • L’uovo di Colombo

    La domanda da cui vorrei partire oggi é: le uova delle galline sono tutte uguali? Apparentemente sì, ma il loro gusto e la loro palatabilitá dipende molto dal come vengono allevati i volatili da cui derivano…

  • IL DOLCE PANE DEL NATALE

    Visto che manca poco alla festa natalizia invasa dalle folli danze tra farina, burro e uvetta sultanina perché non scrivere qualcosa di un po’ meno scontato del solito su questo dolce? Ci provo…

  • VERI RONZII NON HANNO PREZZO

    La primavera è per la gran parte delle zone climatiche italiane ed europee l’inizio dell’uscita in massa delle api dalla situazione di riposo invernale. La arnie iniziano a ronzare a pieno ritmo; si devono ricoprire le perdite dei glomeri invernali e le nuove covate richiedono pollini e nettari. Ma quest’anno cosa è accaduto?

  • Eterni ronzii. Un ricordo di Andrea Paternoster

    Quella mattina, quando arrivò il furgone guidato da Andrea, partiva il più bel progetto che io, Karis e Andrea avessimo mai pensato e poi realizzato insieme: nascevano i “Mieli del Po”…

  • Caro lei! Caro te!

    Ebbene sì le prime carote, nate 5000 anni fa in Afghanistan e colà per le prime volte coltivate, erano viola e in qualche caso gialle, ma non certo color arancio…

  • Passeggiare nei boschi è un bagno di salute
  • Tre sorelle e un diverso carattere vegetale
  • IL SONNO DEL… FUSTO

    Il riposo invernale degli esseri vegetali viventi è – a tutti gli effetti – paragonabile ad un vero sonno umano e come accade anche a noi umani, se le piante e gli alberi venissero privati del sonno invernale si ammalerebbero e si ammalerebbero così gravemente da morirne…

  • GIOVENTÙ BRUCIATA VEGETALE

    Peter Wohlleben chiama gli alberi giovani che ornano e abbelliscono i viali di una qualsiasi città nei nostri climi temperati “ragazzi vegetali di strada” proprio ad indicare come molti di questi alberi siano proprio quasi sempre dei “malati mentali vegetali”; immaturi e infantili anche quando abbiano raggiunto 30 o 50 anni di età…

  • È una questione di… pelle

    Ogni albero ha la sua tipica pelle che dipende dalla sua… pigrizia. Sì, avete letto bene, dalla sua pigrizia…

  • Il veleno che fa bene

    Oltre al dolore e al prurito, in una puntura d’ape vi è molto di più…

  • Quando la pappa è… reale!

    Da dove deriva e a cosa serve la pappa reale? Prima cosa da dire è che la pappa reale è un vero e proprio prodotto animale dell’alveare, mentre la grande maggioranza degli altri prodotti delle api invece è strettamente da annoverare nei prodotti vegetali…

  • FACEVA IL PALO NELLA BANDA DELL’ORTICA

    Alimurgia: ovvero raccogliere e cibarsi di erbe spontanee, selvatiche, che possono essere mangiate e, cosa non meno importante, erbe che possono essere utilissime dal punto di vista salutistico…

  • Anche il “pegano” dice la sua: una nuova dieta all’orizzonte

    La dieta ha un nome strano che ricorda un po’ gli infedeli, i cavalli alati e le abbuffate di seitan: Dieta Pegana.
    La Dieta che mette insieme fuoco e acqua; carne e proteine unite ai sacri dogmi del veganesimo…

  • OHH… LIVE – L’olio nutraceutico

    Il termine nutraceutica è composto dai due sostantivi: nutrizione e farmaceutica. Nutrire curando con la prevenzione.
    La parola può essere riferita a varie tipologie di prodotti e tra questi rientra proprio l’olio da olive e.v…

  • I pipistrelli non si mangiano

    I pipistrelli. Mammiferi straordinari. Sono le palestre naturali in cui molti virus rimangono per anni ad allenarsi. Perché? Perché questi piccoli chirotteri hanno una particolarità straordinaria che a nessun altro essere vivente a sangue caldo è stata concessa: hanno un sistema immunitario spaventosamente efficiente. Loro, piccoli topi volanti, non si ammalano mai, pur ospitando virus terribili…

  • Oro e cioccolato, le due facce dell’uovo pasquale

    L’uovo di cioccolato quando, come e dove è nato?

  • La colomba… il dolce mette le ali

    Qui su Cavolo Verde, come sempre cerco di fare, vorrei raccontarvi qualche storia sul come nacque la Colomba che oggi rallegra le Pasque dalla parte del dolce…

  • I nemici dei virus stanno anche nelle nostre scelte alimentari

    Virus, dal latino. Significa veleno. Un veleno invisibile e perciò temibile. Ma qualcuno questi virus, che girano per il mondo facendo i loro interessi di specie, li vede benissimo. Sono i nostri amici del sistema immunitario, il nostro esercito interno che combatte ogni giorno per noi battaglie silenziose, di cui noi percepiamo spesso solo echi lontani

  • REPETITA IUVANT. Di mieli, semplicemente…

    Parliamo di mieli scrivendo righe di facile accesso senza scadere nella banalità dell’approssimativo e cercando di ripetere concetti e notizie utili nelle esplorazioni alla scoperta del buono, sano e onesto come direbbe qualcuno che ha fatto scuola in questo senso…

  • Carnevale: La carne è tolta? E pesce sia

    In attesa delle ricette, che fioriranno su ogni rivista o giornale che abbia qualche intenzione di proporre cultura del cibo, forse vale la pena ricordare alcune premesse storiche di questa festa che ci fa “rimettere in carne” prima del periodo quaresimale, dove saranno le regole dietetiche a dettare legge, imponendo l’astensione dalla carne e la sobrietà…

  • Vanillekipferl, il dolce Natale viennese

    Il croissant (letteralmente “crescente”) è un dolce austriaco. Non stupitevi, è così, e tra un po’ capirete perché e anche come sia strettamente collegato ai Vanillekipferl…

  • RED-ATTORI DEL CAVOLO

    Oggi vorrei raccontarvi di due bellissime iniziative, promosse a Vienna gli scorsi giorni, e che hanno avuto come protagonisti proprio alcuni redattori del Cavolo Verde. Iniziative importanti e belle…

  • Mutuo appoggio: l’Evoluzione

    Forse pochi di voi hanno potuto vedere dal vivo una Gunnera Manicata. Una pianta dalle foglie gigantesche, che arrivano a diametri di 140 centimetri e con picciolo di 4 metri. Nella foto a corredo si può vederla a confronto con una normale bicicletta…