Siamo oramai entrati nell’autunno. Tempo di funghi, di castagne, di tartufi, di caminetti accesi. Tempo anche di caduta, più o meno evidente, dei polmoni degli alberi. No, non sono un visionario alla Brueghel di epoca fiamminga, che riempiva i propri quadri di cadaveri squarciati, semplicemente gli alberi nelle prossime settimane perderanno tutte le loro foglie che, appunto, sono i loro polmoni, i loro organi di scambi gassosi, motore principale della cosiddetta fotosintesi clorofilliana. Un fenomeno,quello della caduta delle foglie, che a tutti noi innesca il ricordo di canzoni, pagine di poesia, malinconie, e infine a molti rende palese la bellezza di colori arancio e oro che esplodono qua e là in parchi, boschi, vigneti.
Ma esattamente cosa accade ai nostri amici e fratelli “esseri vegetali viventi” in questo periodo dell’anno? Cosa dovremmo tutti sapere su questo aspetto della “povera foglia frale” che lungi dal proprio ramo va, come diceva Leopardi?

Intanto sappiate che il prologo della caduta foglie inizia già a estate inoltrata e non in autunno, quando è solo più evidente. Se stessimo attenti alle variazioni di colore del manto fogliare di un bosco vedremmo che il verde si attenua, dando spazio a tonalità più sbiadite, tendenti sempre più al giallo, già dalla fine di luglio e inizi agosto.

Inizia in estate, infatti, quella fase che rende gli alberi, se volessimo fare paragoni, abbastanza simili ad un orso. Il che mi ha dettato il titolo del pezzo apparentemente strano. Infatti, come un orso, l’albero inizia a far scorta, non di grasso sotto pelle, ma di sostanze nutritive che vanno a riempire tutti i tessuti della pianta in previsione del lungo inverno. Gli alberi fanno il pieno di sole, sole che li aiuta a produrre zuccheri che immettono nei loro magazzini sotto corteccia. Questi magazzini in alcuni alberi sono abbastanza piccoli, in altri molto più capienti.

Ad esempio nei ciliegi selvatici, che per primi arrossano le foglie e le perdono, questi “magazzini” sono abbastanza piccoli, e la foglia che arrossa e cade è segno che hanno chiuso la loro stagione estiva e che le scorte invernali sono già fatte.

Le foglie perdono il loro colore verde. Questo colore, rilassante per noi umani, è dato dalla clorofilla, sostanza vitale per gli alberi come per noi il sangue, ma sostanza che in vista dell’inverno non va dispersa, non evapora, non scompare nel terreno. Semplicemente viene scomposta nei suoi componenti e messa da parte nei tronchi e nelle radici per poi essere riutilizzata l’anno successivo.

Il richiamo della clorofilla dalle foglie lascia in queste la sola presenza di altre sostanze colorate: i caroteni. Questi sono i responsabili della colorazione rossa, arancio, oro che appare nella esplosione autunnale dei colori. Ma pochi sanno che questa esplosione di colori è certo una gioia per noi umani che ne godiamo, ma è anche un segnale preciso di avvertimento per gli insetti nemici dei vari tipi di alberi. Dice a questi insetti: state attenti. Vedete che colori intensi e accesi che ho messo in mostra? Sappiate che sono sano e potente e che sono in grado di produrre sostanze venefiche e tossiche che faranno morire i vostri discendenti nella prossima primavera. Una sorta di “non ti arresto adesso, ma ti tengo d’occhio”.
Per questa ragione gli insetti – afidi & C. – valutano bene l’intensità di questi colori, scegliendo le piante dove i colori rossi e aranciati sono meno accesi e quindi la pianta sia meno potente e aggressiva. Questo spesso salva la vita alla loro discendenza.

Altra cosa che deve essere sistemata prima dell’inverno dai nostri fratelli alberi è l’acqua. L’acqua, se presente quando le temperature andranno sotto lo zero di parecchi gradi, può diventare “esplosiva”, nel senso che, dato il suo aumento di volume, ghiacciando, potrebbe fare letteralmente “esplodere i rami”; un fenomeno noto ai frequentatori di golene boscate o di foreste nei periodi di forti gelate, quando è possibile sentire i botti prodotti dal gelo che fa esplodere gli alberi che non abbiano compiuto alla perfezione la graduale eliminazione e sistemazione dell’acqua di vegetazione.

Questa sistemazione idrica nelle radici inizia già a fine luglio, gradualmente, anche se noi non ce ne rendiamo conto.

Ci sono poi alcune famiglie di alberi, le conifere,- pini, abeti – che non lasciano cadere le proprie foglie- aghi – restando improvvisamente nude. Questi esseri vegetali, tra i più vecchi presenti sulla terra – esistevano già 170 milioni di anni prima delle latifoglie – hanno scelto una strategia diversa. Hanno anche loro foglie, ma a forma di ago verde che vengono rivestite da speciali tipi di cere che questi alberi producono e che diventano, in inverno, un efficace e speciale “antigelo”. Così si proteggono dal freddo e sopravvivono alle gelate invernali.

Le latifoglie invece – querce, faggi, aceri, tigli, ippocastani ecc. – lasciano cadere totalmente le loro “tende solari verdi” e questa caduta coinvolge fino ad un milione di foglie per ogni albero.
Ma ha senso che ogni anno vi sia tutto questo lavoro di produzione di fogliame e successiva caduta, con grande spesa di energie la cui utilità si limita a qualche mese in estate? A questa domanda l’evoluzione ha risposto evidentemente di sì.
Se ogni anno in autunno una quercia adulta o un faggio si liberano di circa 1200 metri quadrati di superficie fogliare questo ha un preciso scopo. Uno scopo diciamo simile a quello che persegue una barca a vela nella tempesta, quando cala le proprie vele per non essere abbattuta. Una tempesta di vento, comune e di facile arrivo nella stagione invernale, potrebbe avere un impatto di trazione su un grande albero pari a 200 tonnellate se questo mantenesse le foglie. Questo vorrebbe dire schiantarsi al suolo in un periodo dell’anno nel quale i suoli sono umidi e le radici hanno scarsa presa. Perciò via tutte le foglie, a far compost al suolo, e così ci si salva la vita tra i grandi alberi prima delle tempeste di vento invernali.

Comunque è sempre bene ricordarsi che scarpinare in un bosco quando vi sia vento forte è pratica rischiosissima, che vi consiglio di evitare. Certamente, in estate, in caso di forte vento è comunque da praticare con grande cautela. Qui a Vienna nei vasti boschi intorno alla città, frequentatissimi in ogni stagione dell’ anno, nonostante gli appelli alla prudenza e i cartelli di divieto di accesso con tempeste in corso, qualche persona perde la vita per essere stata travolta da cadute di tronchi che sono sempre imprevedibili e mortalmente pericolose.

Infine una breve considerazione. I boschi sono comunità viventi vegetali. Conoscerne i ritmi e gli stili di vita ci abitua ad avere rispetto nei loro confronti ed a convivere bene con questi esseri “speciali” che hanno creato le condizioni per le quali noi umani potessimo vivere su questo pianeta azzurro. Viva l’autunno e i suoi colori infuocati.

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Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.