Eravamo rimasti che le api usano il loro incredibile olfatto anche dentro l’alveare.

Dove il buio regna sovrano e ci si muove diciamo proprio “a naso”, riuscendo a localizzare ad esempio, quali larve abbiano bisogno di cibo e dove questo sotto forma di polline o nettare sia immagazzinato. È con l’olfatto che decidono in che modo vanno costruiti i favi appositi per quel miele o per quel polline.

Le api si annusano molto anche a vicenda. Si sondano.

In questo modo riconoscono le loro sorelle e le sorellastre nate dalla stessa regina o quando nate da altre api regine estranee. L’ape non sorella o sorellastra che tenti un ingresso clandestino nell’arnia non della propria famiglia verrebbe scoperta subito, annusandola, e scacciata in malo modo.

Ma una cosa molto bella e incredibile è che le api che si annusano e si riconoscono tra sorelle, cioè aventi come padre lo stesso fuco, creano anche gruppi “sociali” dentro l’alveare; gruppi di sorelle nate dallo stesso padre.

Per informazione e per chi in fatto di api non avesse nessuna preparazione, il fuco padre in uno stesso alveare può essere diverso da ape ad ape della stessa famiglia in quanto la regina si accoppia con più fuchi nel suo volo nuziale.

La linea genetica di ogni fuco padre rende possibile che si formi sulla superficie corporea delle figlie una molecola odorosa che dipende dalla genetica del padre stesso. Sì, proprio una molecola odorosa specifica per ogni padre. Le api tra loro sorelle hanno tutte questa molecola uguale e la percepiscono benissimo, riconoscendo appunto le altre api come sorelle.

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Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.