Come anticipato, oggi vi parlerò di un’altra prova iniziatica culinaria che ho vissuto in Sardegna. Ovvero delle anguille, che in Sardegna vengono impiattate a mo’ di serpente.

Intanto vado a spiegare che le anguille sarde non hanno nulla a che vedere con le anguille che in genere si conoscono: sono molto piccole ed è praticamente quasi impossibile spellarle.

Vengo dalla Bassa Padana e ricordo quando l’anguillona veniva appesa in cortile e spellata da mia madre (anche se è un ricordo terribile). Però, poi, tagliata a pezzi, infarinata e fritta, perdeva il suo aspetto inquietante e diventava una goloseria.

Le anguille sarde, morfologicamente di dimensioni ridotte, invece vengono “arrostite” sulla graticola così come sono. Pure con la testa.

Quindi, la prima volta che te ne ritrovi una nel piatto, la guardi con occhi sgranati e non osi assaggiarla.

Ho appena avuto ospiti i miei zii di Bergamo: ho dovuto preparare la zia alla visione. Per fargliela assaggiare, glie l’ho amorevolmente privata della testa e fatta a pezzetti. Così, per chi è abituato ad anguille di dimensioni maggiori, tutto è sembrato abbastanza nella norma.

In Sardegna le anguille vengono infilzate vive in un lungo spiedo.

Ho detto vive, ma non ho mai assistito a questo atroce spettacolo. Credo sia la verità perché più di una persona mi ha parlato di questo metodo decisamente barbaro di cucinarle.
E non so nemmeno come facciano ad arrotolarle, solo mani esperti ci riescono: avete presente il detto sfuggente come un’anguilla”?
Le anguille vengono poi messe sulla graticola, anche nelle pubbliche piazze, in occasioni di feste e sagre, e semplicemente salate.
A casa si possono mangiare comodamente impiattate, nelle feste di piazza costituiscono uno dei cibi da strada più apprezzati.

Il mio compagno, sardo doc, una volta ha provato a portarle a casa per cucinarle. Vi risparmio il racconto delle 12 anguille vive che sono evase dalla tinozza nel mio cortile: avevo 12 esseri striscianti che mi stavano raggiungendo rapidamente. Non essendo notoriamente una persona molto coraggiosa, quella volta mi sono barricata in casa…

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Luisa nasce nella Bassa Lodigiana 61 anni fa. Impara a leggere e a scrivere a quattro anni perché la madre si stanca di leggerle il Corriere dei piccoli. Alle elementari è quella che legge in classe le letture. A otto anni vince il primo premio in un concorso regionale con un tema scolastico. I suoi temi vengono letti in classe fino alle superiori. Studia e lavora a Milano finché non si innamora della Sardegna. Si trasferisce definitivamente in Sardegna quando decide di diventare mamma. Alla figlia trasmette l’amore per le letture e per gli animali. Ha appena lasciato l’ Abruzzo dove ha gestito per otto anni una location (il Vecchio Bosco di Ortona ) con annessa Associazione Culturale. Deve perennemente rinnovarsi e creare, altrimenti non sta bene. Nel 2017 ha pubblicato Storie Nere (una raccolta di 17 storie di gatti neri ) e, nel 2018, ha pubblicato Fi Fi (Fiabe e Filastrocche). Ha in cantiere Due streghe al telefono, Donne complicate e Magie in barattolo (il suo ricettario poco segreto di confetture ai fiori).
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