Parliamo di pecore, quelle vere. Quelle che, se abiti in un paesino dell’entroterra sardo, puoi incontrare veramente: ti attraversano la strada per raggiungere un pascolo, le ritrovi una sopra l’altra sotto l’ombra dell’unico albero in un’immensa campagna, ne calpesti la cacca a palline se ti fai una passeggiata.

Perché quelle vere? Perché ci sono veramente, e sono veramente tante, tant’è che le ritrovi in un sacco di piatti della cucina sarda.

Al contrario delle pecore d’Abruzzo (dove ho vissuto e lavorato per quasi otto anni) e che non ho mai visto…

Il famoso “arrosticino” abruzzese (uno spiedino in cui si alternano pezzetti magri di pecora a pezzetti grassi, sempre di pecora) si dice che sia prevalentemente fatto di carne importata dall’Irlanda.
Volete mettere mangiare un pezzo di carne locale a km 0? C’è tutto il gusto e il profumo della campagna, sulla freschezza non si discute nemmeno.

Ma come finiscono in padella (o in pentola o alla brace) in Sardegna le pecore vere?

Bollita (richiede una lunga cottura) con patate, pomodoro secco, cipolla, sedano e carote (io la faccio con il solo pomodoro secco, patate e timo o finocchietto selvatico). Poi con il brodo di pecora si può inzuppare il pane carasau (famoso anche come carta da musica) e farne un ottimo pane frattau (sfoglie di pane inzuppate di brodo di pecora alternate a sugo di pomodoro e pecorino, guarnite con un uovo in camicia).

Le costolette, marinate con olio, prezzemolo e poco aglio, direttamente sulla bistecchiera.

Alla brace, con solo sale, per sentirne tutto il gusto.

In spezzatino con carciofi e/o patate.

Il gusto della carne di pecora ben si sposa con le erbe aromatiche: finocchietto selvatico, timo e alloro.
Mangiare a km 0 non solo è sano e salutare, ma aiuta anche l’economia locale.

E pazienza per la cacca a pallini che incontri durante le passeggiate…

  • Articoli
Luisa nasce nella Bassa Lodigiana 61 anni fa. Impara a leggere e a scrivere a quattro anni perché la madre si stanca di leggerle il Corriere dei piccoli. Alle elementari è quella che legge in classe le letture. A otto anni vince il primo premio in un concorso regionale con un tema scolastico. I suoi temi vengono letti in classe fino alle superiori. Studia e lavora a Milano finché non si innamora della Sardegna. Si trasferisce definitivamente in Sardegna quando decide di diventare mamma. Alla figlia trasmette l’amore per le letture e per gli animali. Ha appena lasciato l’ Abruzzo dove ha gestito per otto anni una location (il Vecchio Bosco di Ortona ) con annessa Associazione Culturale. Deve perennemente rinnovarsi e creare, altrimenti non sta bene. Nel 2017 ha pubblicato Storie Nere (una raccolta di 17 storie di gatti neri ) e, nel 2018, ha pubblicato Fi Fi (Fiabe e Filastrocche). Ha in cantiere Due streghe al telefono, Donne complicate e Magie in barattolo (il suo ricettario poco segreto di confetture ai fiori).
  • Le pecore. Quelle vere…

    Le pecore, Perché quelle vere? Perché ci sono veramente, e sono veramente tante…
    Al contrario delle pecore d’Abruzzo che non ho mai visto…
    Il famoso “arrosticino” abruzzese si dice che sia prevalentemente fatto di carne importata dall’Irlanda…

  • Serpenti in tavola

    Oggi vi parlerò di un’altra prova iniziatica culinaria che ho vissuto in Sardegna. Ovvero delle anguille, che in Sardegna vengono impiattate a mo’ di serpente…

  • Casu Marzu, un alieno nel frigorifero

    Non vi tragga in inganno il nome esotico! Tutte queste “u” finali fanno presagire che trattasi di “cosa” sarda…
    Questa “cosa” sta nel frigorifero di casa mia…