All’anagrafe sono una polentona rinnegata, essendo nata in un paesino del Lodigiano e avendo la residenza in Sardegna.
Mi diverto un sacco quando scrivo, quindi spesso il mio “stile” è un tantino provocatorio, ma benevolo.
Premesso questo, oggi andremo a parlare della Polentonia.
La Polentonia è un regno dai confini non ben definiti. In fondo tutti sono un po’ terroni, anche i polentoni lo sono per un sudtirolese…
Come al solito ci si azzuffa per i confini: così un cremasco, anche se confinante con un lodigiano, è “un’altra cosa”. Così per un piacentino che, sotto il Po, considera tutti meridionali.

Cerchiamo di essere seri e vediamo gli aspetti culinari del regno di Polentonia.

I polentoni si chiamano così per aver mangiato tanta polenta. Mia nonna Stella, classe 1899, mi raccontava che la sua generazione è sopravvissuta grazie alla polenta. Non c’era altro da mangiare nelle campagne della Bassa, a quell’epoca. Se si era fortunati la polenta veniva insaporita da un po’ di lardo sciolto. L’accompagnamento con carne non era previsto. La carne era cibo per ricchi.
Oggi, fortunatamente, ci sono alternative alimentari alla polenta.

Comunque la polenta è buonissima, e ben si accompagna a sughi, stufati e formaggi molli. Come si fa una buona polenta? Con santa pazienza e olio di gomito. Come si condisce la polenta? Noi polentoni non ci limitiamo a salarla, ci mettiamo anche un bel pezzo di burro e parmigiano grattugiato verso la fine della cottura.
Da piccola la mangiavo spesso con un pezzo di burro, che si scioglieva con il calore, inserito nella cucchiaiata calda fumante, poiché la polenta si gusta caldissima, e con del parmigiano grattugiato o grana padano sopra. Si mangia anche con un buon gorgonzola dolce e cremoso, sempre inserito nella polenta.

In autunno la morte sua sono i pioppini che si trovano nella Polentonia.

Polenta, gorgonzola sciolto al suo interno, pioppini con burro fuso sopra e una generosa manciata di parmigiano, sono una goduria! Se fate un brasato o uno stufato, la polenta è un ottimo accompagnamento. Se avanza, il giorno dopo si fa a fette e si mangiano i crostoni abbrustoliti. Ottima anche al forno: strati di fette di polenta avanzati alternati a ragù di carne o buon salame a fette, sugo di pomodoro e un formaggio molle. Qui in Sardegna uso il dolce sardo. A Piacenza la mangiano condita con i “ciccioli” o dadini di lardo abbrustoliti.

I crostoni abbrustoliti in un po’ di burro fuso sono ottimi come dolce con una spolverata di zucchero. I bergamaschi si sono divertiti a creare anche un dolce a forma della loro polenta e osei (polenta e uccellini, che nella versione dolce sono di cioccolato).

Buon appetito dalla Polentonia…

Photo Credits: lifegate.it

  • Articoli
Luisa nasce nella Bassa Lodigiana 62 anni fa. Impara a leggere e a scrivere a quattro anni perché la madre si stanca di leggerle il Corriere dei piccoli. Alle elementari è quella che legge in classe le letture. A otto anni vince il primo premio in un concorso regionale con un tema scolastico. I suoi temi vengono letti in classe fino alle superiori. Studia e lavora a Milano finché non si innamora della Sardegna. Si trasferisce definitivamente in Sardegna quando decide di diventare mamma. Alla figlia trasmette l’amore per le letture e per gli animali. Ha appena lasciato l’ Abruzzo dove ha gestito per otto anni una location (il Vecchio Bosco di Ortona ) con annessa Associazione Culturale. Deve perennemente rinnovarsi e creare, altrimenti non sta bene. Nel 2017 ha pubblicato Storie Nere (una raccolta di 17 storie di gatti neri ) e, nel 2018, ha pubblicato Fi Fi (Fiabe e Filastrocche). Ha in cantiere Due streghe al telefono, Donne complicate e Magie in barattolo (il suo ricettario poco segreto di confetture ai fiori).
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