A Nizza c’è un porto, e al porto c’è un piccolo mercato delle pulci. Lì incontro un vecchio. In realtà prima di notarlo poso gli occhi sugli stupendi lampadari liberty e decò che vende, anzi diciamola tutta: rimango a fissare quelle sculture di vetro per parecchi minuti con la bocca aperta e il fiato sospeso.

Quando mi riprendo chiedo all’uomo se posso fotografare la sua merce, poiché dato il prezzo inaccessibile, è l’unico modo per portarmela a casa.

Vuoi la noia, vuoi la tenerezza provata per una fanciulla che si interessa di arte, attacchiamo bottone.

Tra le chiacchiere mi racconta dei suoi pasti frugali ma deliziosi.

Indicando con un dito la chiesa in fondo al porto, mi fa segno che lì dietro c’è un panettiere: “io mangio così: due crêpes zuccherate per un paio di euro ciascuna e sono a posto”, mi dice portando le dita alla bocca schioccando con mano tremante un bacio all’italiana. “Vai, prova. Due euro!” In mezzo alla grandeur della Costa Azzurra a qualcuno basta questo per esser appagato.

Parcheggio in doppia fila e mi infilo dal Boulanger Pâtissier du Port, bottega graziosa e molto francese. La vetrina soddisfa senza modestia le voglie di palati salati e dolci. Prima di me una signora inglese si porta via una crostatina perfetta, coperta di crema e lamponi.

Poi le vedo, lì sdraiate e piegate come fazzolettini dorati. “Nutellá ou sucre?” (Nutella o zucchero?). Non voglio rovinarmi questo momento proustiano con un ritrovato industriale e poi devo tener fede alle indicazioni del mio amico, quindi la scelgo semplice. Esco col mio pacchettino cui si accompagnano 3 quiches rispettivamente con broccoli e salmone, una ai porri e una ai formaggi e un trancio di pissaladiere, focaccia tipica ricoperta di cipolla, aglio e un’oliva di numero, rigorosamente nera.

Poi l’assaggio. Si scioglie in bocca. Pensavo di trovare i cristalli di zucchero, ma si sono dissolti, lasciando una dolcezza gentile.

Non posso fare a meno di immaginare il mercante, seduto al porto in mezzo ai suoi cimeli che gusta assorto quel velo di uovo, latte e farina avvolto in un tovagliolo e mi scappa un sorriso.

Photo by Jean Gerber on Unsplash and Rita on Stockio.com

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Diplomarmi in lingue? Fatto. Laurearmi in comunicazione? Fatto. Diventare una fotografa di discreto successo? Fatto anche questo. Ma c’è dell’altro. Ho provato a diventare vegetariana, ed è durata 3 anni in varie sessioni, ma ho mollato la presa. In compenso sto imparando a cucinare e preferisco invitare amici e parenti e condividere un tocco di pane ai cereali fatto da me, piuttosto che uscire a mangiare in un ristorante qualsiasi. Da qualche anno sono astemia, ma voglio smettere. Amo i cani a volte più delle persone e i viaggi per me sono un’occasione ghiotta per esplorare senza meta. Scrivo da quando ero bambina, grazie ad una maestra che mi chiese di redigere come compito estivo un diario delle vacanze. Avevo 9 anni e non ho più smesso. Ps. Sono anche stata una pattinatrice sul ghiaccio per 12 anni. Ma questa è un’altra storia.