Dopo un po’ di tempo nel quale sono rimasto il silenzio stampa sul Cavoloverde per quanto riguarda api e mieli, eccomi a riscriverne. La domanda potrebbe essere da parte di qualche lettore: come mai?
Semplice, perché per scrivere si devono avere anche nuovi elementi, nuovi studi, nuovi argomenti su cui far conoscere api e mieli e non sempre le stesse amenità sul miele che fa bene alla gola e quello che fa bene al sonno del giusto e via dicendo fesserie di tipo “omeopatico”. Ma prima o poi tornerò anche su queste proprietà curative, che spesso hanno danneggiato i mieli, che sono essenzialmente alimenti sacri per lo spirito. Nutrono le anime più che curare i corpi. E sono, se veri, alimenti buoni. Molto buoni. Con aromi, sapori, profumi e palatabiità straordinarie e varie.
Ma ci sarà ancora tempo per riscriverne perché l’argomento necessita sempre di essere ribadito per il benessere dei consumatori che intendano saperne di più.

Oggi però rimango sull’ape e su un aspetto che coinvolge anche coloro i quali le api seguono e curano: gli apicoltori. Quelli che mettono mano e pensieri dentro la vita dei super organismi sciame aprendo alveari.

Vorrei soffermarmi su uno degli aspetti che spesso chi maneggia api trascura, credo non per noncuranza o per menefreghismo, ma spesso perché a questo aspetto, nei corsi per diventare apicoltori, viene destinato poco o nulla tempo.
Sto parlando di uno dei sette sensi che hanno le api. No, non mi sto sbagliando. Oltre ai nostri cinque sensi, le api ne hanno due in più: possono percepire il campo magnetico, percezione che usano per orientarsi, e possono percepire i campi elettrostatici, senso che usano per le comunicazioni all’interno degli alveari.
Già queste due capacità percettive dovrebbero far nascere molte domande in chi maneggia sciami. Non dico quali, magari saranno futuri articoli.
Ma oggi vorrei partire da una domanda per tutti coloro che maneggiano sciami da principiante, che magari si sono lasciati coinvolgere per amore o per diletto o per moda a usare quella parte del giardino della vecchia casa in campagna della nonna o della zia per “tenere le api” e fare miele, diventando apicoltori. Gli esperti queste cose che scrivo le sanno benissimo e leggendo avranno ben presente il tema.
La domanda è: tu, novello apicoltore, che odore hai?
La risposta alla prossima settimana.

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Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.