No non spaventatevi. Nessun trauma, nessun fatto di sangue, nessun giallo nelle pagine del Cavolo Verde. Il titolo, solenne e carico di potenza evocativa, è propedeutico alla chiacchierata che oggi vorrei fare con voi “cavolini”, nel senso di lettori del Cavolo Verde.

Chi ha letto il mio precedente articolo ricorderà che avevo brevemente accennato all’Humus nel parlarvi di erbivori, del prato polifita e del sole, la cui energia diviene per noi edibile solo quando passa attraverso questi animali mammiferi che ci sono amici e compagni di vita da migliaia di anni. Carni, latti, formaggi sono sostanzialmente “sole differito”.

Oggi invece vorrei proprio scrivere qualche riga su ciò che sta sotto l’erba e la sua meravigliosa Pastorale, qualcosa che potrei definire “l’essenziale”, parafrasando Saint-Exupéry, che, come sempre, è invisibile agli occhi. Ma in questo caso nemmeno il cuore ci permette di vedere ciò che accade “vive” e opera sotto i nostri piedi quando “camminando la terra”, ci immergiamo in boschi, andiamo per foreste, pascoli e terreni agricoli.

Parliamo di humus.

Si potrebbe, senza sbagliare, chiamare l’humus “Il perfetto sconosciuto”, perché se poco sappiamo ancora degli oceani d’acqua salata che sono gran parte del nostro pianeta, meno ancora sappiamo di quel mare di vita che c’è sotto la terra, nella terra, sotto il terreno, realtà per noi impenetrabile se non scavando duramente con grande fatica o con potenti mezzi meccanici.

Bene, sotto la superficie di un prato o di un bosco o di una terra coltivata che ci fornisce cibo edibile e buono esiste un mondo immenso e vivo fatto di materia vivente e organica che costituisce la metà della biomassa di una foresta o di un campo.

E vi dico anche che da questa complessa “strana entità vivente” sotterranea dipende la vita del bosco e la fertilità di tutte le terre coltivate dall’uomo. Diciamo che il concetto della fertilità va molto oltre la santissima trinità rappresentata dalla sigla NPK- Azoto-Fosforo- Potassio.

Un nome sorge ora spontaneo nella memoria: il barone Justus von Liebig, sì proprio lo stesso cognome del famoso dado da brodo, il quale nel 1840 mise l’agricoltura sulla strada dei concetti industriali e la cosa vista e valutata oggi non fu decisione priva di danni futuri che oggi noi paghiamo. Smitizzando il concetto di fertilità, Liebig dichiarò che i vegetali di sole tre cose avevano necessità: azoto, fosforo e potassio. Il resto? Semplice substrato inerte.

Fuffa per gonzi.

Non era e non è proprio così, ma di questo ne riparleremo: potere e debolezza del Riduzionismo…

Torniamo invece al nostro humus, quello che sta sotto le piante, i fiori, sotto i nostri pomodori e peperoni colorati e buoni da mangiare.

Quello che sta sotto la nostra verdura e sotto gli amati alberi da frutta e sotto quelli delle nostre foreste profumate è un complicatissimo e sofisticato modello vivente che vede la collaborazione strettissima tra vivente, semi vivente, apparentemente inerte, aria e acqua.

È sostanzialmente una realtà fatta di acido umico e zuccheri che aiuta la vita a morire e fa rivivere la morte: quasi un miracolo. Un miracolo delicato e molto intelligente la cui sparizione vorrebbe dire morte completa della vita sul pianeta, quindi anche la nostra estinzione.

Alcuni dati su questo strano essere, residuo di materia vivente, che morendo dà vita e che chiede vita vivendo. Un solo cucchiaino da caffè di terreno fertile ricco di humus contiene di fatto milioni di batteri, vermi, fagi e funghi. Insieme a milioni di invisibili esseri viventi dagli strani nomi – gli oribatidi – e le loro circa mille specie; i curculionidi, dalla proboscide che li rende simili a microscopici elefanti del terreno, ecc.

Esseri microscopici che sostanzialmente vivono, hanno fame e vogliono cibo.

Nessuno poi sa come si formi l’acido umico da cui, insieme agli zuccheri, prende vita il nostro humus, ma, una volta formatosi, si sa che si comporta come qualcosa più vicino ad un vivente che ad un inerte.

La sua forma finale contiene così tanti membri e relazioni di simbiosi che costituisce, secondo le parole del noto scienziato e ricercatore sulla vita dei terreni Nyle Brady: “la genesi di un’entità naturale diversa dalle sostanze dalle quali è formata”. Non è perciò solo il risultato della decomposizione, ma è una strana creatura molto viva che tiene aperta una sorta di “magazzino delle basi biochimiche della vita” dove vengono salvati e protetti tutti gli elementi, “ordini vitali” che, arrivando a coerenza, fanno sì che una serie di piante prosperino in un dato luogo.

Al momento giusto dall’acido umico arriva ai semi e poi alle piante una serie di ordini chimici, straordinariamente coerenti tra loro, che fa sbocciare alcuni fiori invece di altri, fa crescere alcune piante invece di altre e fa produrre loro le sostanze chimiche di cui il terreno, in quel momento, in quel luogo e in quelle condizioni necessita per far prosperare la vita vegetale insieme a tutte le bocche animali viventi nel sottosuolo che hanno fame della vita morente delle piante.

A tutto questo partecipano anche le famose micorrize, predecessori dei funghi, che vivono nelle radici delle piante in simbiosi e regalano alle piante stesse sostanze nutritive, ricevendone in cambio zuccheri di cui hanno necessità. Nello stesso cucchiaino da caffè è attivo anche un chilometro circa di micelio fungino che in un terreno costituisce la rete web vegetale dei suoli dove corrono le informazioni utili per tutta la comunità soprastante.

Bene, ora capirete che la situazione dei suoli fertili e con humus sufficiente è molto complessa e che per avere belle foreste, freschi boschi, bei frutteti e oliveti, ottime verdure e buoni pascoli equilibrati sui quali gli erbivori vivano liberi e sereni per darci latti, carni, ottimi formaggi e infine dove le razzolanti galline possano creare buone uova per tutti noi, bisogna che il cerchio della vita funzioni alla perfezione.

Voglio aggiungere che non è sufficiente pensare ai terreni fertili, alla terra, come qualcosa da calpestare, arare, fertilizzare con petrolio trasmutato, seminare e con una buona quantità d’acqua tutto è fatto.

Il cibo, buono e Sapiente, è cosa complessa. Deriva da contesti delicati e fragili che spesso noi non consideriamo e che altrettanto spesso alcune pratiche agricole massacrano. Sappiatelo.

Alla prossima.

La banalità della trinitá NPK.

“Quando la scienza riduce il fenomeno complesso della fertilità dei suoli a un paio di variabili, per quanto importanti esse siano, scatta la tendenza naturale a tralasciare e trascurare il resto, a dare per scontato che tutto (o almeno tutto ciò che conta davvero) sia quantificabile. Quando scambiamo ciò che siamo in grado di conoscere per tutto quello che c’è da conoscere abbandoniamo la salutare presa di coscienza della nostra ignoranza ( ad esempio di fronte al mistero della fertilità dei suoli) e pensiamo con arroganza di poter trattare la natura come se fosse una macchina. Fatto questo salto concettuale una deduzione segue l’altra: quando ci rendiamo conto che l’azoto sintetico, da noi fornito alle piante, le rende più deboli e più vulnerabili a insetti e malattie, pensiamo di riparare la “macchina” usando l’arma facile e letale dei pesticidi chimici di sintesi” 

M. Pollan

Per chi volesse capirne di più: https://youtu.be/kkr5Os0oWjw.  

Foto di apertura by Aya Okawa on Unsplash

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Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.