Negli gli anni scorsi e in tempi anche recenti su Facebook, in altri social e in varie occasioni, ho detto la mia sul problema del latte. Questo alimento, che ha implicazioni ancestrali e per certi aspetti anche sacrali e cerimoniali – allattamento, cibo della vita, ecc. – è anche recentemente stato argomento da prima pagina su giornali tv e radio per la triste, complicata, e non ancora risolta vicenda del latte di pecora sardo legato alla produzione del pecorino romano.

Ora non voglio entrare, con queste righe, nella complessa vicenda dei come e dei perché in Sardegna si è giunti alla drammatica decisione da parte dei pastori di versare il latte per le strade e, fedele al motto che dice di non piangere sul latte versato, vorrei ancora una volta parlare proprio di latte, di questo liquido bianco e grasso che così tanta importanza riveste nell’alimentazione umana.
Parlando di latte, e per capire qualcosa del latte, dobbiamo partire però da altri aspetti e ragionamenti che per molti rimangono sconosciuti e lontani dalla tazza del cappuccino mattutino o dalla fetta di formaggio che arriva in tavola.

Per parlarne iniziamo dal mais.

Una domanda nasce spontanea: perché uno splendido animale da latte come la vacca, ma in parte la stessa cosa vale per altri animali da latte, deve essere alimentato con mais o mangimi dalla complessa e spesso sconosciuta composizione? La risposta ha purtroppo aspetti storici ed economici molto complessi, che partono da lontano, dal secondo dopoguerra, dagli aiuti americani, dalle loro sovrapproduzioni, aspetti che sarebbe troppo lungo spiegare in queste righe. Si tratta questioni che riguardano quelle che oggi vengono definite Commodity, cioè merci ottenibili comodamente, anche nel comparto alimentare, facilmente immagazzinabili e conservabili nel tempo, senza che perdano le loro caratteristiche originali. Praticamente merci che, commercialmente, sono standardizzabili e facilmente negoziabili. Il mais entra a pieno titolo in questa categoria di cibo-merce ed è il cereale che ha letteralmente cambiato il mondo agricolo negli ultimi 50 anni.

Il mais, e tutto quello che gli sta intorno – allevamenti, industria chimica e farmaceutica e mondo del petrolio – si accorda perfettamente con la gigantesca macchina economica e finanziaria del cibo – carne e latte- che oggi è in mano a 5-6 società potentissime, che controllano l’80% del mercato mondiale dei cereali.

Questa algida e spaventosa macchina industriale oggi rende il mais il cibo più facile ed economico da gestire per nutrire gli animali da reddito. Un cereale che accorcia drasticamente e magicamente i tempi di realizzo del profitto.
Volete alcuni esempi? Eccoli.
Un manzo arriva oggi al peso di mercato, il peso giusto per essere macellato e poi commercializzato, in circa 9-12 mesi. Senza mais, vivendo come un normale erbivoro, brado, libero e felice, impiegherebbe 2 anni. Il doppio.
Vogliamo parlare delle galline? Una gallina, un pollo da carne, arriva oggi al peso giusto dell’età adulta e pronto per il macello e se allevato intensivamente a mais ed antibiotici in 6 settimane quando nella normale crescita di specie impiegherebbe 5-6 mesi.

Una vacca da latte oggi arriva, grazie a mais ed insilati, a 8-9 mila litri di latte prodotti annualmente, quando nella sua vita di erbivoro pascolante arriverebbe a duemila litri all’anno.

Un miracolo per i portafogli, una catastrofe per la natura del latte. Questo è quanto il mais può fare ad una mucca, ad una gallina, ad un manzo: rendere questi animali macchine. Industrializzarli, come si dice in gergo, cioè privarli della loro natura di splendidi esseri viventi che trasformano il sole in cibo. Siamo, o meglio… dovremmo essere, figli delle stelle grazie a loro, agli erbivori, invece siamo… figli del mais e di chi lo governa e che, insieme al mais, governa anche la nostra salute.
Animali macchine, dipendenti nella loro vita da sole differito che si chiama petrolio, il magico liquido oleoso e nero che, ricordo a tutti, è il risultato della vita animale di miliardi di esseri viventi in gran parte marini che hanno recuperato a loro tempo energia solare per vivere e che poi, morendo, dopo migliaia di anni e di processi chimici, ce la restituiscono oggi in petrolio, idrocarburo che, purtroppo, ha un difetto: non sarà infinito.

Veniamo ora invece all’erba e al latte che da questo alimento verde deriva grazie appunto agli erbivori.
I fieni, i prati.

Il miracolo del sole che diviene erba. L’erba ama farsi mangiare dagli erbivori e per questo si mantiene appetitosa per loro e priva di qualunque sostanza velenosa o tossica. Gli erbivori poi la trasformano. Cioè trasformano l’erba, che è energia solare solidificata in cellulosa, in cibo per miliardi di batteri che vivono nelle pance delle vacche, nel loro ciclo digestivo fatto di rumine, reticolo, omaso ed abomaso,e sono questi batteri che alla fine ci danno il latte, quello vero, il latte d’erba. Quello che dipende da un essere vivente vegetale ribelle e libero che non si fa dominare, che non si fa immagazzinare, che vive di freschezza e che non si può spedire via nave: non è standardizzabile, l’erba.
È una risorsa locale, come la luce e la pioggia. L’erba non può condurre alla concentrazione di potere. Chi coltiva erba non ha bisogno di agrofarmaci, i pesticidi coinvolti sono zero, il petrolio necessario è una quantità irrisoria. Chi coltiva erba ha bisogno di abilità, di Sapienza e non di manuali di istruzioni standard. L’erba non può essere convertita in cibo spazzatura che riempie gli scaffali della GDO, può passare solo attraverso un erbivoro per diventare vero cibo per noi – latte, carne, grassi ecc.

Per tutto questo e solo in questo grande miracolo del sole e solo in questo processo naturale che va avanti da millenni siamo di fronte a carne vera, latte e grassi veri. Il resto è fuffa per gonzi, ammassi proteici senza valore salutare per noi umani.

Ora a voi la scelta: pagare poco un latte falso e una carne falsa, creatasi in fretta e pagare dopo un prezzo, ambientale e salutistico, molto alto o pagare il latte e la carne veri un giusto prezzo e guadagnare nel tempo in salute e benessere psicofisico? Siamo tutti liberissimi di scegliere.
Ma, come scrive Lierre Keith, nel suo sito internet di riferimento www.lierrekeith.com, “Se sei un ambientalista, un ecologista, perché stai sostenendo dei prodotti invece che del cibo, perché sostieni e alimenti il profitto di aziende senza visione al posto di economie intelligenti e sagge? Perché sostieni il potere invece della giustizia?”
Ognuno risponda come vuole a queste domande e risponda secondo coscienza.

Fausto Delegà

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Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.