Oramai, e sarà sempre più così in futuro, la comunità degli Homo Sapiens si concentra perlopiù nelle città, luoghi dove in effetti spesso è la criminalità organizzata a dominare zone e quartieri. Proprio in queste realtà e condizioni prospera una filosofia imbecille, una falsità pura, trova terreno favorevole per rimanere un punto di riferimento drammatico e negativo per molta umanità.
Mi sto riferendo alla arcaica e primitiva convinzione che in natura sia sempre stata e sia tutt’ora in vigore una sola legge: quella del più forte. Sì, la famigerata “Legge della Giungla” che pare premiare il più forte al comando, colui che ne ha le capacità fisiche, che risolve tutto con una zampata, un pugno mortale, un morso letale che stabilisce il predominio sul gruppo e sul territorio.

Peccato che questa sia una delle più grandi fesserie che siano state diffuse nella storia, breve e spesso triste, dell’umanità. Una bufala antica, diciamo, che ha una precisa data di nascita e dei padrini con nome e cognome.
Peccato comunque che sia chiamato in causa, quando qualcuno si accanisce nel diffondere queste balordaggini, il nome di uno dei grandi pensatori che l’umanità abbia espresso: C. Darwin e il suo lavoro più importante, la sua “Teoria dell’Evoluzione”, una delle più grandi opere del pensiero scientifico umano.

Ma cosa scoprì, scrisse, disse e cercò di far capire Darwin con quella sua monumentale e complessa scoperta scientifica?

Certo dirlo in poche righe e in modo semplice non è facile, si rischia di essere didascalici e colpevolmente riduttivi. Ma direi che l’aggettivo sul quale si deve far perno parlando di Darwin era ed è l’aggettivo “adatto”.

Il più adatto sopravvive.
Non il migliore, il più grosso, il più spietato, il più forte, ma il più… adatto.
Ora conviene soffermarci e ragionare un po’ su questo aggettivo.

Adatto vuol dire colui che riesce a fare i conti con decine di variabili complesse, che non sono mai le stesse, e che dipendono appunto dalla una variabilità dell’ambiente in cui l’uomo vive e dalle circostanze che caratterizzano quell’ambiente e quel periodo evolutivo.
Chi afferma semplicisticamente che vale la legge del più forte non ha mai letto Darwin o se lo ha letto vuole mistificarne il significato a proprio favore.
Darwin non redasse mai un elenco o una lista delle caratteristiche del più “adatto”. Sapeva benissimo che ciò non sarebbe stato possibile.

Ma come sempre nella storia, esiste chi colpevolmente, e spesso in malafede, approfitta di scoperte geniali di altri per diffondere cialtronerie, in questo caso genialmente perniciose nel decenni che seguirono.

Nello specifico furono diversi scienziati, che appartenevano ad una corrente di pensiero opportunista e ottusa, chiamata dei “darwinisti sociali”, che ebbero la gestione della fabbricazione di questa bufala ottocentesca. In particolare due furono gli artefici principali: il prode, si fa per dire, Mr. Francis Dalton e l’altrettanto prode Mr. T. Henry Huxley.
Questi due studiosi, probabilmente anche un po’ invidiosi della fama che Darwin stava conquistando, fecero circolare alla fine del XIX secolo una lettura sociologica delle scoperte di Darwin, proponendo letture che mai furono da lui scritte né pensate, ma che diedero poi supporto a questi veri cialtroni per diffondere invece le loro idee razziste e di giustificazione delle ineguaglianze sociali. Dai loro scritti, famoso un articolo di Huxley uscito nel 1888, nacque la trasformazione del più “adatto” nel più “forte”. Va detto anche che dalle belle pensate di Huxley nacque la pericolosissima teoria eugenetica che poi sappiamo tutti dove portò, quando fu applicata dal nazismo qualche decennio dopo.

Il mondo animale, e perciò anche quello dell’animale più evoluto, quello in cima alla piramide dei predatori, ovvero l’uomo, era, secondo Huxley e compagni una specie di arena da combattimento dove i più astuti, i più sgamati, i più crudeli e voraci, i più forti, avevano la meglio sempre. Un imbecille poi, sempre nello stesso periodo, un certo Hobbes, addirittura scrisse che la vita era “…una guerra continua di ciascuno contro tutti, legami familiari temporanei a parte, e che questo era lo stato normale dell’esistenza…”.

Una brutale e falsa visione del mondo naturale così si impose. Purtroppo, alla faccia dell’aggettivo “adatto” di Darwin, questa visione a tutt’oggi prolifera e circola spesso indisturbata per i vari continenti e nelle varie realtà umane che se ne avvalgono ancora come filosofia imperante; si veda ad esempio nei mercati economici e nella finanza senza scrupoli, nella politica di diversi Stati, nei luoghi di lavoro. Per non parlare dello sport.

Alternative a questa falsità diffusa ad hoc ? Per costoro non esistono. Pure utopie da anime belle e candide, sognatori, poeti , uomini deboli malati di romanticismo che non saprebbero come “gira il mondo” .

Ma di questa visione di pura prevaricazione nelle relazioni naturali non vi è traccia. Niente è più falso di questa – gridata con voce sguaiata – “Legge della Giungla”, che rimane astuzia da romanzieri di avventura; l’infantile e stupida idea che il pesce grosso mangia sempre il piccolo. Quanto di più ingenuo si possa scrivere fuori dalla vera lettura scientifica.

Ma allora come vanno veramente le cose? Beh, ne parlerò in prossime righe per capire insieme a voi sino in fondo cosa scrisse Darwin nella sua complessa idea della adattabilità e cosa ne conseguì, parecchi anni dopo, grazie ad una geniale scienziata che dimostrò quanto stupida fosse l’idea del più forte.

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Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.
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