Ricordo con piacere una delle mie cene di social eating dedicata al Molise, con ricette tipiche e i vini del territorio. Il titolo del menù era:” Molisiamo?”
Tra chiacchiere e curiosità, con gli ospiti, emerse che, molti confondevano la Basilicata con il Molise e che di questa piccola regione dell’Italia centro meridionale, pochi ne conoscevano le bellezze storiche e naturali. Il Molise, infatti, è una terra generosa, caratterizzata da una natura incontaminata, da un patrimonio storico artistico interessante, da antiche tradizioni tramandate di generazioni in generazioni e da una gastronomia contadina fatta di prodotti di eccellenza. Se siete amanti della natura, questa è la regione che fa per voi. Andare alla ricerca dei tratturi attraverso i quali, i pastori sin dall’epoca pre-romana, spostavano stagionalmente le greggi, fenomeno presente sino a pochi secoli fa, assicurando un sostentamento economico anche alle zone più isolate.
Ed è proprio durante un mio peregrinare alla scoperta delle bellezze italiane, di piccoli borghi e di tradizioni popolari legate al mondo dell’enogastronomia, che ho potuto degustare un olio extra vergine molisano di eccezione.
Esso viene prodotto da una nascente piccola azienda La Macchiarola – Tenute del Divino Sannio – a Poggio Sannita, l’antico Caccavone, in provincia di Isernia. Non a caso ho usato il termine nascente, perché nonostante l’olio venga prodotto da secoli in questa zona, il territorio molisano ha subito il fenomeno dello spopolamento, che ha costretto gli abitanti di piccoli paesi ad abbandonare le campagne verso le grandi città. La storia dell’Azienda la Macchiarola è una storia di donne contadine, anzi per usare il termine adottato da uno dei discendenti dell’azienda, donne frantoiane. Nel lontano 1905, Nonna Angiola, possedeva un frantoio e produceva olio da varietali come il Leccino, la Rosciola e l’Olivella Nera. La testimonianza dell’antico lavoro della mola è presente nei registri, custoditi gelosamente dalla famiglia, in cui si evincono, nomi, terreni e le unità di peso borboniche come il Tomolo o Tumulo che equivaleva a circa 15,86 chilogrammi. Nonna Angiola, lasciò il suo oliveto e il suo frantoio a sua figlia Maria Concetta detta Antonietta La Macchiarola, che lo ha condotto sino a quando le è stato possibile, per poi finire in disuso.
È con il figlio di Antonietta, Francesco, romano di adozione ma molisano di nascita e di cuore, che l’oliveto delle Nonne riprende vita. Francesco, in questa avventura legata ad una rinascita, è accompagnato da sua moglie Lucia e dalla nipote, Beatrice, giovane studentessa in Economia. Insieme desiderano realizzare un progetto ambizioso, quello di far conoscere la bellezza del territorio nel quale viene prodotto il loro ottimo olio. La promozione del Molise è il loro fine principale: portare turisti consapevoli alla scoperta di un’area con un passato che risale ad antiche popolazioni come i Caraceni, i Sanniti e poi i Romani, alla ricerca di paesaggi incontaminati ed eccellenze enogastronomiche.
L’olio extra vergine dell’azienda La Macchiarola è realizzato prevalentemente da Leccino, una cultivar di olio di origine Toscana che ha ampia diffusione in tutta Italia, grazie alla capacità di adattamento a terreni diversi e alla grande resistenza alle avversità climatiche. L’olio che se ne ricava presenta delle caratteristiche organolettiche uniche, grazie alla molatura a freddo, che ne preserva profumo e sapore. Non troppo aromatico con un finale amaro e leggermente piccante adatto a qualsiasi pietanza. Spesso viene miscelato con l’Olivella Nera e la Rosciola per avere un olio dal gusto più intenso ed aromatico, ottimo per condire a crudo minestre di verdure o di legumi, carni alla griglia o semplicemente su una fetta dell’ottimo pane molisano.
La raccolta delle olive avviene a metà ottobre ed è esclusivamente manuale. Nelle operazioni di raccolta, Francesco è coadiuvato oltre che da paesani e membri della famiglia, anche da persone di diverse nazionalità, grazie ad una Convenzione tra Stato ed Enti locali che hanno aderito al progetto di inserimento sociale ed accoglienza dei rifugiati politici.
Parlando di olio extra vergine l’accostamento alla cucina molisana è obbligatorio. Ricca di sapori a partire da ingredienti poveri, ma sapientemente utilizzati. Le pallotte cacio e ova senza pane, da non confondere con le più conosciute pallotte cace e ova abruzzesi, ne sono un esempio. Sono realizzate esclusivamente con avanzi di formaggi diversi, a conferma che la cucina molisana è una cucina di recupero. Gli ingredienti sono formaggi semi stagionati come il caciocavallo, il rigatino e il pecorino, che vengono grattugiati, uniti alle uova, al sale e al pepe e prezzemolo, fino a formare un impasto da poter lavorare e al quale dare la forma di polpette che vengono cotte in una gustosa salsa di pomodoro. Oppure le sagne a pezzate, della pasta realizzata con acqua e farina e condita con il sugo di ventricina o di salsiccia, oppure con i fagioli. I fusilli conditi con sugo di agnello. Gli arrosti di maiale o di agnello e i salumi come la pancetta o la ventricina, la muscisca, un salume essiccato da mangiare a striscioline. Tra i formaggi, oltre a quelli di pecora, il caciocavallo di Agnone di antiche origini, prodotto con latte crudo di vacca e poi stagionato in grotte naturali per tre mesi. Il tutto abbinato alla Tintilia molisana, vitigno autoctono a bacca rossa.
Contraddicendo ad una frase con la quale spesso ci si imbatte sul web quando si cerca Molise, aggiungo che il Molise esiste, eccome se esiste ed è anche bellissimo!
Le Terre del Divino Sannio s.r.l.
Società Agricola
Poggio Sannita IS
351 5348430
divinosannio@yahoo.it
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