Dal 14 Ottobre Bologna si è tinta di… FOOD e lo rimarrà fino a fine Novembre; undici mostre in giro per la città allietano i curiosi che amano il tema Food visto in una chiave totalmente nuova e inaspettata. Dal MAST parte una mostra che identifica il Food come un comparto pregno di storie, ricordi, immagini coinvolgenti e suggestive, colorate ed emozionali.

Io ho potuto visitare – in anteprima – le 11 mostre, partendo dalla Fototeca di Aldo Gilardi; da ognuna ho portato a casa una foto, un’emozione ma – tra tutte – la retrospettiva di Jan Grover ha catturato il mio cuore.

Con lei è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Già la prima foto mostrata in conferenza stampa mi aveva rapita. Il resto l’ha fatto la retrospettiva. Vi consiglio di prendervi tutto il tempo per leggere ogni singola didascalia, immergervi in ogni scatto, guardare il video a corredo. La Groover ci mostra un food visto dal casalingo, dal suo obiettivo che – cogliendo i particolari – ci regala la storia del quotidiano in ottica originale. Immensa lei.

Tutt’altro genere Takashi Homma. Il food visto attraverso le tracce di sangue che i cervi selvatici uccisi dai cacciatori in Giappone lasciano in terra. Questa l’intensa e a suo modo scioccante interpretazione che dà il fotografo giapponese del tema di quest’anno, il tutto presentato in un’ambientazione che amplifica il suo messaggio.

Molte delle mostre sono state allestite in palazzi storici nel centro della città, una bella occasione per visitare sale di pregio assoluto. Come la mostra di Hans Finsler allestita a San Giorgio in Poggiale, o quella di Herbert List che a Palazzo Fava, con le sue quarantuno fotografie vintage sulla tonnara di Favignana, fa coppia con Bernard Plossu che ho incontrato e che ha raccontato la sua mostra con foto scattate in varie parti del mondo e in vari anni. “Ho 76 anni, la mia macchina ne ha 40. È sempre con me con il suo obiettivo da 50 mm, così come lo sono i miei occhi.” Ha detto Plossu, con la più totale semplicità, alla faccia di tutto. E tutti. Chapeau.

Foto Industria ospita poi il giovane Lorenzo Vitturi e la sua visione del mercato di strada di Balogun, uno dei più grandi del mondo. Colore, composizioni. C’è tanta Africa nella sua Nigeria (Lagos per la precisione). E c’è la sua creatività.

A Palazzo Zambeccari ci stupisce Mishka Henner, un artista senza la macchina fotografica, che si coadiuva con internet per realizzare le sue opere, da cui parte per realizzare altro. Immagini satellitari con un livello di dettaglio straordinario che rappresentano allevamenti intensivi negli Stati Uniti.

E poi l’olandese Henk Wildschut che ha esplorato il sistema dell’industria alimentare. Una serie di fotografie a forte impatto emotivo.

Arriviamo a Palazzo Boncompagni per Vivien Sansour e per “recuperare il senso di meraviglia” e concludiamo il nostro tour all’Università di Bologna, nel Sistema Museale di Zoologia, con Maurizio Montagna e le sue foto nella natura della Valsesia, scattate ad altezza pesce, con cui indaga come sia cambiato il territorio a causa dell’intervento dell’uomo a partire dal corso dei fiumi.

Photo: HENK WILDSCHUT. TORSIUS EGGS, PUTTEN, MARCH 2012

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Vicedirettore di questa rivista nonché blogger, giornalista, laureata in comunicazione, parlo di food ma non solo; recensisco locali ed eventi, racconto di persone e situazioni su siti e riviste. Qui su Cavolo Verde – sperando di non essere presa troppo sul serio – chiacchiero, polemizzo, ironizzo, punzecchio e faccio anche la morale.
In sintesi? Scrivo – seriamente – e mi piace. Tanto.

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