Ricordate il detto “Mater semper certa”?
Bene, in questo caso le cose si fanno complesse perché di certo abbiamo solo il padre di questa specialità.
Un padre imponente, visto che si tratta di Napoleone Bonaparte.
E abbiamo anche una data e un luogo di nascita: 21 novembre 1806, Berlino.
Ed è una data importante, almeno per una golosa come me, perché questo è il giorno in cui viene alla luce il primo abbozzo di Gianduiotto.
No, non è nato a Berlino, ovviamente, ma è stato da quel momento che le cose sono andate a cadere come una cascata di avvenimenti e hanno portato alla creazione di quello che forse è il più conosciuto cioccolatino piemontese.

Quel giorno, infatti, Napoleone decise il blocco della cioccolata e del cacao da e per l’Inghilterra per indebolire il Regno Britannico, acerrimo nemico dei francesi.

E così il 21 novembre Bonaparte decreta il Blocco Continentale che vietava il commercio tra i Paesi soggetti al governo francese e il governo britannico.
Il Piemonte, in quel periodo, era sotto la dominazione francese e quindi di punto in bianco i piemontesi videro sparire dalle loro tavole il cacao, che era importato dalle colonie inglesi.
Se si pensa che la minore produzione di cacao aveva aumentato la domanda e aveva alzato i prezzi vertiginosamente, si può capire la disperazione di tutti i Maestri Cioccolatai piemontesi, che erano conosciuti per la loro ottima produzione di cioccolata.

Ed è qui che si inserisce la storia dei Caffarel, imprenditori del cioccolato di origine valdesi e proprietari di una fabbrica famosa nel torinese.

Isidore Caffarel, figlio del proprietario fondatore, vide che la domanda di cioccolata stava crescendo sempre più e non si riusciva a fare fronte alla richiesta visto il poco cacao costosissimo che arrivava in Italia. Così decise di associarsi con un altro cioccolataio, Michele Prochet. Assieme, i due uomini cercarono di capire come potevano creare della cioccolata senza spendere capitali, sfruttando i materiali presenti del territorio.

Una sorta di cioccolata a Km 0, insomma!

Pensa e ripensa, gli industriali provarono a sfruttare qualcosa di davvero tipico: la nocciola delle Langhe. Così la lavorarono e formarono una crema a cui aggiunsero poi zucchero e un po’ di cacao. Crearono così lunghe forme di cioccolato che tagliarono a mano dando la forma tipica del cioccolatino che ora conosciamo. E durante il Carnevale del 1865 i due uomini presentano alla città di Torino quello che diventerà i suoi simboli. Il cioccolatino piacque così tanto che dopo poco tempo al nome originale Givò viene sostituito quello di Gianduiotto, facendolo diventare assieme alla maschera del Gianduja una delle cose più riconoscibili del Piemonte.
Chissà se Napoleone avrebbe mai immaginato di diventare il papà di uno dei cioccolatini più conosciuti!

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Maria Benedetta Errigo da anni fa finta di essere una seria giornalista di politica e attualità, infatti potete trovarla qua e là in giro per il web con articoli impegnati o approfondimenti culturali.Di tanto in tanto pubblica libri horror, tanto per rilassarsi. La sua vera passione, però, è il cibo, infatti le piace tantissimo mangiare oltre che cucinare, e il mondo che ruota attorno alle dinamiche sociali che si instaurano quando qualcuno mangia bene e in compagnia. Vive a Roma e scrive quando i suoi due gatti le lasciano il posto, scendendo dalla tastiera.
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