Il periodo dell’anno che preferisco in assoluto è quello che precede il Natale. L’atmosfera natalizia mi rievoca ricordi di infanzia, dei Natali trascorsi in famiglia a Vico Equense, ricordi fatti di profumi, di sapori, di voci festanti, immagini di donne indaffarate in cucina alle prese con i piatti della tradizione napoletana: spaghetti a vongole, pezzogne all’acqua pazza, baccalà con l’insalata di rinforzo, scarole imbuttunate e poi i dolci. Dai roccoco’ ai susamielli, dai raffaiuoli agli struffoli. Tutti dolci che venivano fatti dalle sapienti mani di Mamma’ e di Nonna Virginia, ma c’era un dolce, un solo dolce natalizio, che veniva fatto da Lui, da mio Nonno Pasquale e questo dolce erano le zeppoline di pasta cresciuta avvolte da profumato miele.

Nonno Pasquale era un cuoco di professione, cucinava presso la mensa dei Cantieri Navali di Castellammare di Stabia, ma essendo marito di una donna del Sud, a casa doveva stare lontano dai fornelli.

Diceva sua moglie Virginia, nonché mia nonna, che in cucina “ci ann stà e’ femmene” e pertanto, nonostante la sua dimestichezza con il cibo, non cucinava mai se non a Natale per preparare le famose zeppoline.
Iniziava il 23 dicembre a preparare il criscito, ossia l’impasto di acqua e farina con l’aggiunta di lievito di birra. Lasciava lievitare per ventiquattr’ore in un posto caldo al riparo dalle correnti d’aria, altrimenti la pasta non lievitava, aggiungendo uvetta e pinoli. La sera del 24 dicembre, prima di sedersi a tavola per la cena della Vigilia, iniziava a friggere le zeppoline. Ultimata la frittura le insaporiva con il miele, precedentemente sciolto in un padellino con l’anice per dare un ulteriore profumo. L’ultimo passaggio era quello di spolverarle di confettini colorati, i cosidetti diavulille, di confetti con il seme di anice chiamati annisiell e scorzetta di arancia.

Il piatto di zeppoline calde, profumate e colorate prendeva posto sopra la credenza nella sala da pranzo, vicino agli altri dolci e bontà e Nonno Pasquale orgoglioso le ammirava nell’attesa di gustarne il sapore.

Ogni Vigilia di Natale ripeto questa ricetta, perché senza le zeppoline di Nonno Pasquale non è Natale. Provate a farle anche voi, di seguito la ricetta di famiglia per realizzare un bel piatto di zeppole. Buon Natale a tutti!

Ingredienti

– 500 g farina
– 2 tazze acqua tiepida
– 20 g lievito di birra
– 1 pizzico sale
– 50 g tra uvetta e pinoli
– miele
– confettini colorati diavulille /arancia candita

Procedimento

In una capiente terrina lavorate la farina, aggiungendo il lievito sciolto in acqua tiepida. Unite il sale e lavorate l’impasto fino ad ottenere un composto liscio e colloso. Aggiungete all’impasto pinoli e uvetta sultanina precedentemente ammollata in acqua e strizzata. Lasciate lievitare l’impasto per 24h circa, coperto da canovaccio: dovrà raddoppiare di volume.
Friggete le zeppole di pasta cresciuta in abbondante olio, con l’aiuto d’un cucchiaio prendete una porzione d’impasto e fatela scivolare nell’olio. Lasciate dorare e scolate su carta assorbente.
Sciogliete appena il miele e mantecate le zeppole.
Sistematele su un vassoio da portata e decorate con confettini colorati e scorzette di arancia candita.

Consigli di Fulvia:

Le zeppoline vanno mangiate calde, possibilmente con le mani. Ponete il piatto con le zeppoline al centro del tavolo, l’effetto appiccicoso del miele sulle dita è una garanzia della riuscita della ricetta. Vi assicuro che leccare le dita con i confettini colorati e il miele è divertente oltre che delizioso!

  • Articoli
Sono Fulvia Maison (all’anagrafe Tiziana Fiorentini) Sommelier diplomata F.I.S. e cuoca per passione. Sono nata e vivo a Roma e nelle mie vene scorre anche un po’ di sangue partenopeo. Cucinare è il linguaggio attraverso il quale esprimo me stessa e le mie emozioni; la tavola, sin da bambina, ha rappresentato il luogo dove poter dialogare, ridere, scherzare, riflettere, emozionarsi, condividere e conoscersi…è proprio dalle mie radici familiari che nasce il mio trasporto nei confronti della ricerca e valorizzazione dei prodotti tipici, del rispetto del territorio, delle tradizioni e del vino….e chi mi conosce lo sa…. Amo viaggiare e spesso unisco le mie due passioni nei viaggi alla scoperta di ricette tipiche, di vitigni autoctoni e di eccellenze. Sono un’appassionata di tradizioni popolari, le feste e sagre paesane sono spesso le mie mete. Il mio sogno nel cassetto è quello di poter viaggiare in giro per l’Italia, da Nord a Sud, alla ricerca del buon vino e del buon cibo , ripercorrendo le orme del grande “Mario Soldati” Mi piacerebbe condividere con voi, racconti legati ai vitigni , dei quali non mi limiterò a descriverne le caratteristiche tecniche, ma costruirò “addosso” un menù che ne esalti le caratteristiche, partendo dal terroir, con incursioni nella sua storia, nelle particolarità delle aree geografiche, nelle tipicità , nelle storie e aneddoti che legano nel tempo un territorio ai suoi vitigni. Pronti ad iniziare questo viaggio insieme?
  • La Cuoca con la valigia

    Una volta all’anno varco i confini e vado a cucinare in Svizzera, a Basilea presso un’enoteca, dove organizzo due serate a tema regionale, presentando piatti della tradizione realizzati con materie prime genuine, ad ospiti Svizzeri curiosi e ansiosi di assaporare pasta fatta in casa, secondi, vini e dolci italiani…

  • Le Zeppoline di Nonno Pasquale

    Nonno Pasquale era un cuoco di professione, cucinava presso la mensa dei Cantieri Navali di Castellammare di Stabia. Diceva mia nonna che in cucina “ci ann stà e’ femmene” e pertanto, nonostante la sua dimestichezza con il cibo, non cucinava mai se non a Natale per preparare le famose zeppoline…

  • L’Agro Pontino, la Bufaletta di Pontinia e tanto di più

    È lei, la zanzara la ragione della nascita di un territorio come quello dell’Agro Pontino…

  • Il formaggio Feta figlio dell’Isola di Cefalonia

    Chi è stato in Grecia non può non aver assaggiato almeno una volta la Feta, il formaggio greco per antonomasia. Nelle taverne e nei ristoranti viene proposta in mille ricette, sia al naturale che cotta o insieme ad altri ingredienti per la realizzazione di gustosissimi piatti…

  • Bee the Future – L’Ape per il futuro

    In inglese ape si scrive “Bee” e si legge “bi”, come il verbo “essere” in inglese e non è un caso:
    essere = siamo = esistiamo grazie alle api che rappresentano la vita…

  • CHEF ESPRIT, Giovani Chef coreani alla ribalta

    Presso la bellissima location del Gran Palace Hotel di Via Veneto, i palati della stampa romana sono stati deliziati dalle ricette gourmet dei giovani talenti coreani, i quali hanno proposto i piatti della tradizione coreana influenzati dai sapori del viaggio italiano intrapreso, fondendo con sapiente armonia la cultura culinaria occidentale e quella orientale…

  • Festa a Vico 2019 – La festa dello Chef Gennaro Esposito

    Prendi un Paese della Penisola Sorrentina, Vico Equense, un gioiello tra l’azzurro del mare e il verde del Monte Faito, metti 300 Chef, 18 Chef Stellati, 60 aziende produttrici di prodotti di eccellenza, fotografi, giornalisti, addetti ai social ed ecco che avrai “Festa a Vico”

  • Mieru. Il Negroamaro a Roma – Hotel Savoy

    Venerdi 17 maggio 2019, si è svolto a Roma, presso le Sale del Hotel Savoy, un’interessante degustazione con tre Seminari sul Negramaro proposte da GnamGlam in collaborazione con l’Associazione De Gusto Salento.

  • Asparagi e Vespaiolo

    Se ad allietare i nostri piatti durante il nostro percorso in provincia di Vicenza ci sono gli Asparagi bianchi di Bassano D.O.P., a quale miglior abbinamento pensare, se non ad un caratteristico vino bianco come il Vespaiolo?

  • La Pastiera Napoletana. Storia e origini.

    La storia vuole che la “pastiera” sia nata, nel 1600, tra le mura del Convento delle Suore di San Gregorio Armeno, le quali, con sapienza e devozione, si dedicavano all’impasto degli ingredienti e alla preparazione del dolce pasquale, per allietare il palato dei nobili napoletani.
    La leggenda narra invece…

  • La Catalanesca

    Re Alfonso trascorreva le sue giornate a Somma Vesuviana, dove la ragazza viveva e dove amava dedicarsi alla cura delle piante e al suo orto. Data la passione della fanciulla per la natura, il Sovrano decise di portarle in dono dalla Spagna delle barbatelle di uva “Catalana”, che furono impiantate sulle pendici del Monte Somma, fra Somma Vesuviana e Terzigno.