La varietà e la fantasia della vegetazione caraibica e tropicale mi stupiscono sempre.

Al di là dei famosissimi ananas, banana, papaya e cocco, vi sono varietà di frutta spesso molto interessanti dal punto di vista nutrizionale e del gusto, oltre che per una estetica spesso bizzarra.

È il caso del Saramuyo: dichiaro candidamente di averlo scoperto l’altro giorno per caso al mercato, aveva attirato la mia attenzione in quanto mi sembrava un carciofo.

Dopo la prima delusione datami dall’addetto, che mi ha spiegato che avevo indicato un frutto, ho deciso che, se non si fosse mangiato carciofi a pranzo, almeno si sarebbe provata frutta diversa dalla solita.

Come dicevo, la forma è simile al carciofo, senza però le spine; rotonda/ovale, con diametro di 10/15 cm,  peso circa 200 gr; la buccia è spessa, ma al tatto il frutto, per essere maturo, deve essere molle, come  un’arancia; si apre con un coltello e si presenta una polpa chiara, morbida, che ricopre come una guaina semi allungati di colore scurissimo.

 Il sapore è dolce ma non dolcissimo, l’aroma è a metà fra il litchi e la rosa (al primo boccone mi era sembrato infatti di assaggiare una… pastiera napoletana), la polpa come consistenza è simile a quella del caki.

Incuriosita dalla piacevolezza dell’assaggio ho approfondito l’argomento Saramuyo.

Il nome esatto della pianta è, prosaicamente, Mela canella e il nome scientifico Annona squamosa.

È anche emerso che lo Yucatan, dove vivo, è uno dei maggior produttori mondiali, con 386 tonnellate nel 2016.

La pianta del Saramuyo ha infatti bisogno, per crescere e fruttificare, di un ambiente costantemente caldo. Cresce  bene infatti in regioni come  Caribe, Messico, Cuba, Perú e Nord del Sudamérica.

Le proprietà e i benefici del frutto sono notevoli: contiene vitamina C, proteine, ferro, fosforo, e viene utilizzato per prevenire e combattere reumatismi, problemi gastrointestinali e respiratori.

L’estratto dei semi ha proprietà antimicrobiche e pare che sia un coadiuvante per la prevenzione all’insorgenza di tumori.

Ad ogni modo la raccomandazione del mio pragmaticissimo fruttivendolo è stata di polverizzare i semi e usarli come un insetticida naturale.

Un utilizzo del frutto, oltre che mangiarselo brutalmente e con estrema soddisfazione a cucchiaiate come ho fatto io, può essere di porlo come ingrediente di gelati, frullati o cheese cakes di ispirazione caraibica.

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Residente in Merida, Yucatan, Messico, ma nativa di Corniglio (Pr).Sono un avvocato che ha cambiato direzione. Dopo 22 anni di professione, nel 2014 sono partita per coronare il mio sogno: aprire un ristorante. Chiaramente un ristorante italiano all’estero. Mi piace veicolare la cultura gastronomica italiana, perché è un degno simbolo dello stile di vita del Belpaese. Nel ristorante tengo anche corsi di cucina italiana: e ci tengo anche a spiegare agli avventori il percorso culturale che ha portato alla ricetta che stanno per degustare. Cerco insomma di far sì che ogni visita al mio locale sia un piccolo viaggio in Italia. Cuoco e responsabile marketing presso ristorante di cucina tradizionale italiana “Dal Baffo” in Merida, Yucatan (Messico).