“Non mangia che colombe l’amore, e ciò genera sangue caldo, e il sangue caldo genera caldi pensieri e i caldi pensieri generano calde azioni, e le calde azioni sono l’amore”.
Questo cantava William Shakespeare, il Bardo, facendo sognare gli uomini da secoli ormai.
E spesso nelle sue tragedie, come anche nelle sue commedie, si parla di cibo.

Ma che cosa si mangiava esattamente ai tempi di William Shakespeare in Inghilterra?

Anzitutto dovete sapere che Shakespeare e i suoi contemporanei mangiavano principalmente cibo di stagione, sfruttando al meglio quello che la natura poteva loro dare, quindi radici, erbette, frutta e noci che potevano essere facilmente raccolte nei campi e nei boschi.
Le persone mangiavano anche animali, quando potevano e se la loro classe sociale permetteva loro di procurarsene, e si utilizzavano alcuni trucchi per aromatizzare la carne, come per esempio intrappolare gli uccelli e nutrirli con erbe aromatiche perché fossero più gustosi.
Verso la fine del XVII secolo poi, i nuovi sviluppi dell’agricoltura, i cibi importati oltreoceano e anche il fatto che il gusto si era spostato dal dolce al salato, avevano cambiato il modo di cibarsi degli Inglesi. Nascono in questo periodo i primi libri sulle erbe, su come cuocere il pane e come servirsi delle spezie, vengono stampati i primi ricettari manoscritti. Insomma, si assiste a un raffinarsi del modo di vivere il cibo che non viene più solo cotto, ma consumato con piacere.

Adesso si mangia, non ci si limita a nutrirsi.

Lenticchie e pane formano la base della dieta per tutte le classi della società di questo periodo. Molti ricettari comprendono piatti a base di pane e burro e anche le minestre richiedono pane come addensante e come accompagnamento.
Il pane può essere di farina di frumento, segale o orzo: il tipo di pane consumato riflette la posizione sociale del consumatore. In tempi di magra, comunque, sono stati utilizzate anche farine di fagioli, piselli, avena, ghiande e lenticchie.
Durante il pasto principale di mezzogiorno, le lenticchie possono essere insaporite con pancetta e uova e servite con pane imburrato. Molte zuppe utilizzano piselli, spinaci e acetosella per dare un colore verde brillante e un po’ di calorie in più.

La carne, quando si aveva, veniva conservata sotto sale e consumata in breve tempo.

Per spegnere la sete, poi, le famiglie avevano la birra, divisa in ales, prodotte con malto e acqua, e birra, con luppolo. Molte casalinghe aggiungevano altri sapori come iris o pepe per aromatizzare.
La frutta più particolare, l’uva sultanina, l’uva passa, le prugne e i fichi secchi, erano riservati solo per la tavola dei ricchi.
Insomma, un periodo con poca varierà di cibi, ma alcune di quelle portate sono descritte magistralmente nelle opere di Shakespeare, come il pasticcio di piccione nel Mercante di Venezia. In questo modo anche i più poveri potevano “gustare” qualcosa, anche se solo con gli occhi.

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Maria Benedetta Errigo da anni fa finta di essere una seria giornalista di politica e attualità, infatti potete trovarla qua e là in giro per il web con articoli impegnati o approfondimenti culturali.Di tanto in tanto pubblica libri horror, tanto per rilassarsi. La sua vera passione, però, è il cibo, infatti le piace tantissimo mangiare oltre che cucinare, e il mondo che ruota attorno alle dinamiche sociali che si instaurano quando qualcuno mangia bene e in compagnia. Vive a Roma e scrive quando i suoi due gatti le lasciano il posto, scendendo dalla tastiera.
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