Siamo soliti pensare ai banchetti romani come a una sorta di mangiata pantagruelica che dura ore e ore, con la gente stesa su una sorta di letto a tre posti, a gustare prelibatezze servite da schiavi.
Ma è vero tutto questo? Sì e no. I film ci hanno abituati a vedere molta opulenza sulle tavole dei banchetti, ma bisogna dire che erano le tavole delle famiglie ricche, patrizie o dell’imperatore ad avvicinarsi alle gozzoviglie di cui sopra.

Quando si organizzava un banchetto, come prima cosa si doveva pensare a preparare la tavola, o meglio la stanza dove si mangiava, chiamata triclinium, dal nome dei letti sui quali si stendevano gli invitati.

Attorno alla tavola venivano messi tre lecti, chiamati imus, medius e consularis, che venivano ricoperti con cuscini e tappeti.

L’invitato più illustre veniva fatto accomodare sul medius, quello più importante al posto consularis, mentre l’ospite meno ragguardevole sedeva sul lectus imus.

Un banchetto poteva arrivare ad ospitare anche 36 commensali. Quando tutti gli invitati erano arrivati ed erano stati fatti accomodare ai loro posti, allora il pranzo poteva avere inizio e gli schiavi entravano portando le varie portate che, solitamente, si assestavano sul numero di sette.
Si iniziava con gli antipasti, seguiti da tre primi piatti, due portate di carne e i dolci a chiudere il tutto. I vassoi dei cibi erano spesso scenografici, per stupire gli invitati anche visivamente, non solo per il gusto.

In un banchetto che si rispettava non poteva certo mancare il vino, soprattutto rosso.

Nel periodo imperiale i Romani avevano iniziato a importare vino dalla Grecia, miscelato con acqua di mare, argilla o sale. Il vino era sempre miscelato con acqua proprio per mitigare il forte sapore di mosto. Dopo alcuni intermezzi di danze o di declamazioni si passava alla commissatio, parte finale di un banchetto. Gli invitati dovevano bere tutto di un fiato una serie di coppe colme di vino, solitamente posti in cerchio a partire dal più importante e passandosi le coppe.
Insomma, non saranno stati i banchetti che siamo abituati a vedere nei film, ma certamente si trattava di pasti scenografici ed abbondanti e sicuramente le ore passate a mangiare erano decisamente maggiori rispetto a quelle delle nostre “normali” cene.

Photo Credits: diggita.it

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Maria Benedetta Errigo da anni fa finta di essere una seria giornalista di politica e attualità, infatti potete trovarla qua e là in giro per il web con articoli impegnati o approfondimenti culturali.Di tanto in tanto pubblica libri horror, tanto per rilassarsi. La sua vera passione, però, è il cibo, infatti le piace tantissimo mangiare oltre che cucinare, e il mondo che ruota attorno alle dinamiche sociali che si instaurano quando qualcuno mangia bene e in compagnia. Vive a Roma e scrive quando i suoi due gatti le lasciano il posto, scendendo dalla tastiera.
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