Paese che vai, usanza che trovi. Non si dice così?
Che il Regno di Elisabetta II fosse famoso per il the delle 17, è cosa nota a molti, ma quanti sanno l’origine di questa tradizione?

Si racconta che una certa duchessa molto amica della regina Vittoria, incapace di reggere la fame che si presentava tra i due pasti principali ossia colazione e cena, prese l’abitudine di consumare una merenda leggera a base di the e piccole ghiottonerie come sandwiches e dolcetti.

Il rituale nel 1900 aveva preso così tanto piede, da diventare un classico delle abitudini britanniche, conosciuto in tutto il mondo.

Nello specifico, nella regione del Devon, si consuma quello che chiamano “Cream Tea”. Il menu di questa variazione prevede che con il the vengano servite delle focaccine friabili, chiamate scones, spalmate di uno spesso strato di clotted cream e un velo di marmellata, tipicamente di fragola o lampone.

La clotted cream non è altro che una panna densa, fatta raggrumare (clot significa grumo), che rimane più cremosa del burro, ma altrettanto fondente e gustosa. Vengono servite tagliate a metà, e presentate su alzatine graziose ed eleganti.

Sicuramente l’impatto visivo è invitante. L’assaggio non è da meno.

La crema e la marmellata addolciscono gli scones che sono meno zuccherini di quello che ci si aspetti. Un boccone tira l’altro ed è un attimo immaginarsi seduti al tavolo con nobildonne e gentleman di fine ottocento.
Nella certezza della golosità di questa piccola delizia tonda, rimane solo un dubbio: la crema andrà sopra o sotto la marmellata?

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Diplomarmi in lingue? Fatto. Laurearmi in comunicazione? Fatto. Diventare una fotografa di discreto successo? Fatto anche questo. Ma c’è dell’altro. Ho provato a diventare vegetariana, ed è durata 3 anni in varie sessioni, ma ho mollato la presa. In compenso sto imparando a cucinare e preferisco invitare amici e parenti e condividere un tocco di pane ai cereali fatto da me, piuttosto che uscire a mangiare in un ristorante qualsiasi. Da qualche anno sono astemia, ma voglio smettere. Amo i cani a volte più delle persone e i viaggi per me sono un’occasione ghiotta per esplorare senza meta. Scrivo da quando ero bambina, grazie ad una maestra che mi chiese di redigere come compito estivo un diario delle vacanze. Avevo 9 anni e non ho più smesso. Ps. Sono anche stata una pattinatrice sul ghiaccio per 12 anni. Ma questa è un’altra storia.