Archivio Storico 2011-2017

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Il Signor Italo

13 Giugno 2011
Un grande uomo non c'è più.
Tanti, tantissimi in questi giorni stanno piangendo Italo Castelletti.
La malattia l'ha allontanato dal suo posto in enoteca tra le amate bottiglie che lo hanno accompagnato per tutta la vita. E che anzi rappresentano una sorta d'icona con la quale ricordarlo.

Italo è davvero una figura indimenticabile, bella dal punto di vista umano e importante come professionista.
Una visita all'enoteca per un saluto o per un acquisto si tramutava puntualmente in un'avventura coinvolgente e memorabile. Quante volte mi sono rammaricato di non avere con me un notes sul quale fissare le centinaia di aneddoti che elargiva a piene mani agli avventori.
Ti prendeva per mano con garbo e ti accompagnava in un mondo onirico fatto di viaggi pionieristici a scoprire, con decenni d'anticipo, aziende e produttori poi celebrati da tutto il mondo; ti faceva sentire il profumo ed il sapore di nettari mitologici che lui conosceva a fondo, quasi fossero suoi stretti parenti; ti raccontava delle mille e più frequentazioni famose avute grazie al suo lavoro quotidiano e la sua innata affabilità; ti affascinava, introducendoti pian piano ai misteri e alle meraviglie gelosamente custoditi nella sua cantina; ti contagiava con il suo spirito d'iniziativa, sempre volto ad organizzare un nuovo incontro, l'ennesima degustazione.
E tutto questo, con un'umiltà e una grazia infinite, quasi come ti stesse parlando d'esperienze altrui. Non l'ho mai sentito vantarsi in prima persona, malgrado avesse tutti i numeri per farlo; piuttosto ha sempre vantato un amore infinito per la conoscenza del vino. Tant'è che non mi ha mai lasciato andar via dall'enoteca a mani vuote: c'era sempre una bottiglia che voleva farmi assaggiare e che mi regalava con gioia. Nel tragitto fino a casa, ogni volta il mio stato d'animo vagava tra la commozione per la generosità di quel saggio e l'impazienza di ritrovare nel vino quel che Italo aveva anticipato.

Quanto stile nel suo modo d'essere. E quanta dignità nei suoi comportamenti. Ricordo una sera, andando a lavoro lo trovai inaspettatamente ricoverato per un'ingessatura a seguito di una caduta. Ebbene, era notevole come il suo portamento si differenziasse nettamente dal contesto: persone, anche più giovani di lui, giacevano afflitte nei letti d'ospedale, mentre lui, in piedi in corridoio e con perfetto aplomb nonostante l'ingombrante fastidio del gesso, mi venne incontro con calore e fu quasi lui a rassicurarmi sulle sue condizioni di salute.

Quel che serberò è lo sguardo trasognato con il quale illustrava a me, enoappassionato in erba al cospetto del Grande Maestro, le mirabilia di questo o quel vino. E chiudeva sottolineando, con ampio gesto della mano, la sua soddisfatta descrizione con l'espressione: 'Ah, che spettacolo!!'

Un grande uomo non c'è più.
Ma mai verrà meno il nostro ricordo di lui.
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