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Intervista a Luigi Caricato

16 Giugno 2011
seconda parte
Pubblichiamo la seconda ed ultima parte dell'intervista a Luigi Caricato (la prima parte è disponibile all'indirizzo
http://www.cavoloverde.it/public/articoli/personaggi/573-intervista-a-luigi-caricato.asp).
Inquadrata la difficile situazione dell'olio italiano attraverso un affondo nei confronti delle istituzioni (ree, a suo giudizio, di latitare e di soffocare l'innovazione nel settore), il noto oleologo e scrittore ci parla ora di Igp, della piaga dell'eccessiva burocratizzazione nel mondo frantoiano e della sua proposta di una nuova denominazione per gli oli d'eccellenza: il 'succo d'oliva'.

(int) Luigi, sul tuo blog 'Olioofficina', qualche giorno fa, ti sei fatto portavoce dell'appello del Presidente del Comitato promotore dell'Olio Pugliese, Massimo Occhinegro, che chiede l'Igp per l'olio pugliese. Perché volere l'Igp, dato che per definizione l'Indicazione Geografica Protetta consente che anche solo una parte della produzione avvenga nel territorio interessato? Sarebbe una garanzia maggiore, rispetto alle Dop pugliesi già riconosciute, per contrastare il rischio di contraffazioni, oppure ( più probabilmente) il contrario?

(L.Car.) Il problema non risiede tanto nell'Igp o nella Dop. Queste attestazioni di origine sono un importante strumento di tutela e su questo non c'è dubbio, ma ci deve essere una progettualità che le sostenga. Prendiamo in considerazione il caso un tipico esempio virtuoso: la Dop dell'olio Riviera Ligure. Il consorzio si muove alla perfezione, facendo vigilanza tra gli scaffali, prelevando campioni d'olio anche dopo averli certificati, a distanza di tempo, per verificare appunto la corrispondenza del prodotto al disciplinare di produzione. Ebbene, se c'è all'interno dei consorzi c'è un saggio lavoro, i risultati non mancheranno né con la Dop né tantomeno con l'Igp. Gli strumenti sono ottimi, ma è necessario farli funzionare bene, con una serietà e onestà d'intenti che, purtroppo, non sempre è presente sul mercato.

(int.) Rimaniamo in campo di intenti e strumenti. E' vero che la burocrazia che è stata introdotta di recente sta annientando i piccoli frantoi e che presto questi potrebbero rischiare l'estinzione, o quantomeno andare incontro ad una sensibile riduzione di numero, loro che al contrario rappresentano una ricchezza insostituibile per l'olivicoltura italiana?

(L.Car.) La burocrazia eccessiva ammazza ogni sano proposito e quel che è peggio, depreda le copiose risorse destinate all'agricoltura tutta, cosa che si è verificata, in questi ultimi anni, in particolare nel settore dell'olio. Si continua a parlare di semplificazione ma in questo campo si fa esattamente il contrario e i risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti.

(int.) Ad Olio Capitale, la Fiera di Trieste dedicata agli oli extravergini tipici e di qualità che si è svolta nello scorso marzo (www.oliocapitale.it), hai presentato un Manifesto per il Risorgimento dell'Olio Italiano. Si tratta di un decalogo in cui ti proponi il rilancio dell'extra vergine di oliva e in generale del comparto oleario italiano, che, abbiamo capito dalle tue parole, negli ultimi anni è un po' in affanno. Spicca su tutte la proposta di istituire il lancio di un nuovo extra vergine, di qualità superiore, da denominare 'succo di oliva'. Sarebbe, in pratica, una nuova denominazione da presentare a Bruxelles? E andrebbe a sommarsi all'attuale marchio di extra vergine oppure a sostituirsi ad esso? Ma, soprattutto, in quale modo potrebbe ridare dignità all'extra vergine?

(L.Car.) Il 13 novembre 1960 (con la legge 1407 del 13 novembre 1960 sulla nuova classificazione e vendita degli oli d'oliva, ndr) nacque l'olio extra vergine di oliva. Tale categoria merceologica venne introdotta per salvaguardare la purezza del vero olio ricavato dall'oliva. Ebbene, dopo 50 anni si può pensare di agire allo stesso modo, ossia proponendo una nuova denominazione commerciale, dal momento che la qualità si è notevolmente innalzata di livello. Quella di 'succo di oliva' è perfetta, perché l'olio si ricava per estrazione: è, in pratica, un succo di frutta, è l'oliva tal quale da cui si ricava la parte liquida grazie ad una semplice operazione fisica, di natura meccanica. Ecco perché - come d'altra parte si desume da una antica voce araba, az – zait, che significa appunto 'succo di oliva' (da cui anche la voce spagnola aceite) – questa nuova denominazione è la più azzeccata, la più opportuna in questo momento. Non sto immaginando di sostituire quella di olio extra vergine di oliva, ma di affiancarla alla nuova voce per indicare gli oli d'eccellenza, ovviamente da selezionare non per una questione affettiva, ma perché rispondenti a parametri qualitativi impeccabili, di straordinaria bontà. E' un modo per salvaguardare la dignità di un prodotto da tempo ormai svilita relegando l'olio extra vergine di oliva a prodotto commodity, a prodotto civetta per attrarre e ingannare i consumatori nei volantini con le offerte sottocosto.
Ma per avere la nuova denominazione di 'succo di oliva', ovviamente, è opportuno partire dall'Unione Europea.

Riferimenti: www.olioofficina.it; www.teatronaturale.it; www.luigicaricato.net

http://old.politicheagricole.it/NR/rdonlyres/ejteeox3c7yiigb5wcdy57vyp6peawotzcj63reb7uc6kg2hptv6ac5j3fvpai7b26wqlelujvpgnqkddacwelkkkib/19601113-L-1407-SAG-oleicolo.pdf (legge 1407 del 13 novembre 1960)

http://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/11050-svegliatevi!-e-arrivato-il-manifesto-per-il-risorgimento-dell-olio-italiano.htm
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