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SOS Crisi: IL GAP

03 Dicembre 2011
quando l'unione fa la forza.
Ciao amici! La mia inchiesta sulla crisi continua incessante. Salutati i ragazzi della Colletta Alimentare, sono di nuovo in caccia. Mi cade l'occhio su un manifesto che da diversi mesi vedo affisso nel mio quartiere ad intervalli regolari. Lo slogan è 'La crisi ti svuota il portafoglio?'. Direi che con quello che voglio fare ci sta come la nutella su una fetta di pane (per restare in tema). Così mi segno l'indirizzo mail e provo a contattare i responsabili dell'organizzazione. Trovo risposta immediata, i responsabili sono disponibili per un'intervista. Concordo giorno e ora, e incontro Davide e Fabio, due ragazzi molto simpatici che ci introducono nel mondo dei GAP. Prima di trascrivere l'intervista, ecco quello che ho scoperto da sola, navigando in rete.

I Gruppi di Acquisto Popolare

I primi GAP si ispirano al lavoro che i GAS (gruppi di acquisto solidale) hanno svolto in questi decenni in termini di innovazione sul versante dei consumi critici, al punto da aver ottenuto il riconoscimento come ente associativo dalla Finanziaria del 2008. Come il GAS, il GAP non fa vendita a fine di lucro, infatti contratta il prezzo direttamente con il produttore e organizza in seguito una rete di distribuzione alternativa, mantenendo i prezzi bassi. Da qui la principale e fondamentale differenza tra le due associazioni, infatti nel GAS un gruppo di persone mette i soldi in comune per acquistare i beni, mentre nel GAP un gruppo esterno compra una certa quantità di merce per poi rivenderla senza ricavarne guadagno. Questo perché il GAP nasce soprattutto per combattere il carovita, a seguito di una necessità sempre più impellente di non farsi 'svuotare il portafoglio'.
L'attività viene regolata e controllata dalla legge, in modo da risalire ai produttori e verificare l'idoneità dei prodotti rispetto alle vigenti norme igieniche. Molti GAP hanno iniziato la loro attività con la distribuzione del pane a prezzo calmierato, per poi estendere la loro attività anche ad altri prodotti, come ad esempio la pasta.
Partire dal pane ha un valore strettamente simbolico, per l'alto significato culturale che viene dato a questo alimento, ma anche per combattere le speculazioni legate a questo alimento, dovute essenzialmente alla quotazione del grano in borsa. Con la loro opera, i GAP dimostrano che esiste un commercio di tipo 'popolare', dove i prezzi vengono concordati tra le parti in un ambiente di fiducia e rispetto reciproco.
In un clima economico-politico come quello degli ultimi anni, il prezzo dei generi di prima necessità è cresciuto in maniera impressionante, favorendo la nascita di strutture che distribuiscono prodotti a basso costo ma anche di qualità mediocre. Questo ha creato il circolo vizioso secondo il quale il calo del potere d'acquisto si traduce nell'avere accesso solo a prodotti di cattiva qualità. Il GAP cerca di rompere questo circolo, dimostrando che un'associazione di consumatori può relazionarsi direttamente con i produttori, saltando ogni tipo di intermediazione e costringendo il produttore stesso a fare un prezzo equo.

Intervista a Davide e Fabio, rappresentanti del GAP di Valpolcevera.

Come nasce il GAP?

DAVIDE: Il GAP nasce intorno al 2009, su iniziativa del circolo del partito di rifondazione comunista, di cui noi siamo una rappresentanza sul territorio, e nasce per dimostrare come sia possibile, attraverso la riduzione dei passaggi della filiera produttiva, distribuire generi alimentari a prezzo di costo(nel nostro caso pane, pasta e pomodoro), per dare una mano alla popolazione in difficoltà, in particolare in situazioni come quella attuale, di crisi e di calo di potere d'acquisto da parte dei ceti popolari.

Quanto ha avuto successo la vostra iniziativa?

DAVIDE: Siamo arrivati a distribuire circa 100 kg di generi alimentari in un giorno.

Qual è l'identikit di chi si rivolge al GAP?

DAVIDE: In particolare pensionati, ma anche famiglie e disoccupati, in pratica tutta gente che ha difficoltà oggettive ad arrivare alla fine del mese, magari a causa di un reddito limitato, o di una mancanza stessa di reddito, come nel caso di chi ha perso il lavoro oppure è in cassa integrazione. Abbiamo però notato che c'è anche un adesione a livello 'solidale', cioè magari viene a comprare da noi gente che di per sé non ne avrebbe bisogno ma magari conosce qualcuno che ne ha, e magari è impossibilitato a venire di persona, e questo è molto bello. Inoltre spesso viene al punto di distribuzione gente che non viene per acquistare ma, approvando l'iniziativa, viene a lasciare un'offerta, e anche questo per noi è un aiuto.

Come si svolge la vostra attività?

FABIO: Ormai la nostra attività funziona da più di un anno, viene organizzata una distribuzione mensile, di solito intorno alla 3° settimana. Questo perché abbiamo notato che è il momento in cui la gente inizia a far fatica a tirare a fine mese. Infatti, mentre un tempo il 'momento difficile' si identificava con la 4° settimana, adesso già alla 3° ci sono dei problemi. Questa è purtroppo la dimostrazione più evidente che la crisi sta minando la stabilità dei ceti più popolari. Per questo abbiamo scelto di intervenire in questi giorni, proprio per offrire un sostegno concreto alle famiglie e a tutti coloro che non riescono più a condurre la vita di un tempo. Il GAP nasce anche per essere un po' il volto 'solidale' del partito, perché non può esistere una fede politica se in questa fede la gente non trova un supporto tangibile anche nelle difficoltà di tutti i giorni.

DAVIDE: il GAP vuole essere infatti un sostegno nato si in ambito politico, ma che riesca a dare anche un aiuto concreto alle persone, mettendosi al servizio della popolazione in difficoltà, in modo da dimostrare che la politica non è solo capace di parlare, ma anche di passare all'azione. Per questo motivo al servizio di distribuzione abbiamo affiancato tutta una serie di servizi, come il doposcuola per i ragazzini del quartiere e la consulenza legale gratuita attraverso la collaborazione con l'associazione 'diritti e società'.
Come funziona il circuito del GAP, come fate gli approvvigionamenti?

DAVIDE: Questa è un po' la nota dolente. Noi il pane lo prendiamo da un panificatore che lavora su scala industriale, anche se arriviamo quasi a rimetterci sul prezzo. Per pasta e pomodoro è invece più difficile trovare un produttore locale che faccia un prezzo competitivo, così ci siamo dovuti rivolgere alla grande distribuzione, nostro malgrado, perché secondo noi è una realtà fonte di precariato. Ci stiamo lavorando ancora sopra, sperando di risolvere il problema a breve.

Come vivete i rapporti con le altre strutture solidali?

DAVIDE: Rapporti non ne abbiamo, a parte il fatto che spesso veniamo confusi con il banco alimentare, e allora capita che la gente ci porti la spesa anziché venire a comprare da noi. E' piuttosto divertente.

FABIO: Però questo in fondo dimostra che nonostante la difficoltà non si sta smarrendo il valore della solidarietà, anche se spesso sembra che venga soffocato dall'individualismo. E questo è uno dei nostri obbiettivi più importanti, perché oltre che fornire un aiuto pratico, vogliamo comunicare alla popolazione un'idea di solidarietà che la gente, speriamo, possa poi diffondere al suo prossimo.

Differenze tra GAP e GAS?

DAVIDE: Sono due strutture simili, che a volte si possono sovrapporre. Il GAS è un gruppo di acquisto 'solidale', che nasce da un gruppo di persone che, di comune accordo, decide di mettersi insieme per acquistare prodotti di maggiore qualità, ad esempio biologici, trovando un modo per risparmiare in funzione della quantità. Il GAP nasce invece da un gruppo esterno, che decide di fornire un servizio mettendo a disposizione beni di prima necessità a prezzo calmierato. In pratica il GAS non nasce sempre da un progetto 'anti-crisi', anche se poi può diventarlo, soprattutto in momenti come quello attuale.
Pensate di aumentare il genere di prodotti da mettere a disposizione dei vostri assistiti?

DAVIDE: Indubbiamente questo ci farebbe molto piacere, ma è difficile perché per prima cosa dovremmo trovare dei fornitori in grado di fornirci merce a prezzi veramente bassi, in modo da poterla rivendere ad un prezzo equo. Nell'ultima distribuzione ad esempio abbiamo potuto aggiungere al 'pacchetto' una certa quantità di kiwi, ma questo perché uno dei nostri compagni ha un orto e ne aveva veramente tanti, così li ha messi a disposizione. Purtroppo per ora sono casi isolati. In questo frangente conta molto la realtà locale. In regioni come la Toscana o anche l'Emilia, dove c'è una tradizione agricola molto antica, è facile trovare dei fornitori, magari piccoli produttori diretti di frutta e verdura, che possono venderti merce a prezzo calmierato. Quando invece, come nella nostra regione, vi è una storia di tipo industriale, è più difficile. Certo speriamo con il tempo di estendere il nostro lavoro anche a prodotti diversi, e di fornire ai nostri assistiti un 'pacchetto' di beni sempre più ampio.

Come pensate si possa sconfiggere la crisi?

DAVIDE: al di là dell'aspetto politico, un sistema potrebbe sicuramente essere quello di 'copiare' quello che facciamo noi, cioè mettersi alla ricerca di produttori diretti che possano consentire di acquistare merce a prezzi ragionevoli. La filiera corta infatti non è solo un modo per risparmiare, ma anche per togliere potere alla grande distribuzione che così si troverebbe costretta ad abbassare i prezzi. Questo riprende in pratica l'attività dei GAS, ma può anche essere fatto a livello individuale, infatti se si facesse lo sforzo di mettersi in caccia, probabilmente sarebbe possibile trovare un reale risparmio nelle realtà più piccole o anche nella vendita 'alla fonte'.

FABIO: ma la cosa più importante secondo noi è stimolare nella gente il senso della solidarietà. Purtroppo è in momenti come questo infatti che scatta l'individualismo, perché viene logico pensare di doversi occupare prima di tutto di se stessi o della propria famiglia. Invece si dovrebbe pensare che questa è una crisi globale, comune, e che cercare di darsi una mano gli uni con gli altri può essere un modo per accelerarne la fine. Noi vogliamo far capire con il nostro lavoro che provare a darsi una mano può rivelarsi alla fine un guadagno per molti. E' questo, per il GAP, l'obbiettivo più importante.

Chiusa l'intervista, mi sono messa a ragionare da sola. Al di là dell'opera meritoria che cerca, nel possibile, di mettere fine ai ricatti della grande distribuzione, forse l'aspetto più importante dei GAP è di affiancarsi alle persone in difficoltà incidendo meno sulla dignità individuale. In pratica, mentre altre strutture assistenziali donano i generi di prima necessità, evidenziando così la condizione di indigenza di chi riceve aiuto, i GAP consentono a chi si trova in situazione di bisogno di pagare ciò che viene loro fornito, mantenendo la sensazione di autosufficienza. Questo non è poco, perché è molto difficile per chi fino a poco tempo fa aveva un tenore di vita dignitoso ammettere pubblicamente di non farcela più, al punto da aver bisogno dell'aiuto concreto degli enti assistenziali. Dare alle persone la 'scusa' del risparmio, rende più facile da parte di chi ha bisogno chiedere aiuto, rompendo il silenzio e il muro di solitudine dietro il quale, troppo spesso, si trincera chi è in difficoltà, magari solo per un senso di vergogna.
primi sui motori con e-max.it
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