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Louis Roederer – Cristal 2002

22 Gennaio 2015

Un grandissimo champagne che può essere gustato da solo

E’ vero, quando si beve un vino importante, uno Champagne in particolare, la compagnia e il contesto in cui ci si trova hanno sicuramente una importanza determinante per cui i giudizi possono essere viziati da forme di condiscendenza fin troppo benevole.

Tutto sacrosanto.

Ma pur trovandomi in una situazione idilliaca, pochi giorni orsono, sono sicura che il mio giudizio non potrebbe cambiare di una virgola anche se il vino lo provassi mentre sto facendo il pulizie di primavera in casa.

La bottiglia, che con questa eleganza assoluta è la mia preferita fra tutti gli Champagne, venne creata per lo Zar Alessandro II nel 1876, quando lo stesso chiese alla Maison di Reims di riservargli la cuvée migliore dell’anno.

Trasparente e a fondo piatto, venne prodotta inizialmente in cristallo (da qui il nome) per due motivi: il primo per creare una bottiglia diversa da tutte le altre che erano di colore scuro, il secondo per dare modo allo Zar, che sospettava di essere oggetto di attentati da parte dei nemici, di verificare il contenuto all’interno della stessa e non dare modo di nascondere nell’incavo del fondo alcun ordigno pericoloso.

La bottiglia trasparente con il fondo piatto è rimasta ma oggi viene prodotta in vetro.

 

Torniamo però al suo contenuto.

Il Cristal è prodotto solo ed esclusivamente nelle più grandi annate, con un assemblaggio di Pinot Nero e Chardonnay, invecchia in cantina per almeno sei anni e dopo la sboccatura resta a riposo, in convalescenza dico io, per ulteriori otto mesi minimo.

 

55% Pinot Nero e 45% Chardonnay per un millesimo che merita le 4 stelle attribuite ufficialmente a questa vendemmia.

L’impatto è potente in una combinazione di nocciole tostate e cacao, per spingersi al cedro e alla scorza d’arancia canditi.

Quello che mi colpisce è la rotondità del sorso e il suo sapore deciso di cioccolato bianco e crema pasticcera.

Aggentilisce il palato con tocchi di violetta e ananas maturo.

Una dicotomia sorprendente: l’austerità dell’olfatto e la leggiadria del gusto.

Manca un pochino quella punta acida che mi sarei invece aspettata ma per dare un parere definitivo occorrerebbe riassaggiarlo fra diverso tempo.

Nossignori, non si tratta di uno Champagne da discoteca, il posto più inadatto dove lo Champagne potrebbe essere bevuto.

Si tratta di un grandissimo Champagne che può essere gustato da solo.

Anche facendo le pulizie di primavera!

 

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