Stiamo avviandoci verso la fine della panoramica sulle vitamine. Cominciamo a parlare della vitamina K, parlando di una parola tedesca che a me piace molti, Kern, che significa metaforicamente e non, il centro, il cuore, il nocciolo, la parte centrale, la parte più importante e similari… Parliamo esattamente di questo quando parliamo di vitamina K, di cuore della questione, come immagine figurata e non.

Alla maggior parte delle persone non viene in mente molto da dire rispetto alla vitamina K. Per la vitamina A si parla della crescita, per la B dello stress, la vitamina C è diventata, a torto o ragione, la diva delle difese immunitarie e la D la paladina delle ossa (ormai in tutte le pubblicità di latte e derivati). La K resta nell’ombra. Eppure, se ti tagli con un foglio di carta o un coltello da cucina e non vuoi continuare a sanguinare devi ringraziare proprio lei.

Il nome “K” viene dalle lingue germaniche “Koagulation”, non da Kern purtroppo, termine con cui il dottor Henrik Dam battezzò nel 1929 la sostanza misteriosa che impediva agli animali con cui stava lavorando di morire dissanguati. La sua scoperta valse anche un Nobel qualche anno dopo, durante la Seconda guerra mondiale, mentre il suo Paese era occupato dalle truppe naziste.

Oggi sappiamo che quella sostanza misteriosa, la vitamina K, è un gruppo di composti liposolubili presenti soprattutto nelle verdure a foglia verde (chiamata K1) oppure prodotta da alcuni batteri intestinali, attenzione quindi a mantenere funzionante la flora intestinale, o da alcuni cibi tradizionali come il natto giapponese che risulta ricco in proteine e vitamina K, ma altresì un cibo difficile per il nostro palato (chiamata in questo caso, K2).

Come fa un qualcosa che ingeriamo ad interferire con coagulazione? Il segreto sta nella capacità di questa vitamina di “attivare” alcune proteine della coagulazione, cioè delle proteine o fattori che servono a far si formi il coagulo. Senza questa attivazione, i fattori della coagulazione non funzionano o funzionano male. Poi tanto per terminare, en passant impedisce la demineralizzazione fissando il calcio nelle ossa.

Per questo come in alcuni indirizzi filosofici il Kern è il centro, ciò che tiene insieme il tutto, la vitamina K è il classico personaggio apparentemente secondario che tiene in piedi la trama senza prendersi i meriti. Nessun effetto miracoloso o ringiovanente sulla pelle ma un lavoro quotidiano, silenzioso e indispensabile. E in un’epoca in cui il clamore conta più della sostanza, forse è proprio lei la più moderna delle vitamine.

Foto di R. G su Unsplash

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Davide Renzi, classe 1979, medico giramondo per tre continenti fino alla nascita della figlia, si occupa da anni di informazione ed educazione sanitaria come si è occupato per anni anche di prevenzione e di medicina del lavoro. Perfettamente conscio che una corretta informazione non è sufficiente, è altrettanto sicuro che senza di questa tutto il resto difficilmente si può costruire. Crede che complesso non significa necessariamente difficile, mal digerisce i tecnicismi non necessari ed è convinto che se conosci bene un argomento, trovi sempre il modo di spiegarlo.
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