Conoscete Morlupo? È un piccolo borgo della provincia Nord di Roma e scendendo lungo una delle sue vie centrali, vi capiterà di imbattervi in questo localino, un po’ bottega, un po’ sala da tè, Brodo di Giuggiole, l’unica attività che ha aperto negli ultimi quattordici anni qui nel centro storico di Morlupo.
Se varcate la soglia vi troverete in un confortevole ambiente, circondati da barattoli di tè, infusi e tisane, scatole variopinte, tazze e cibi vegani di ogni tipo.
Brodo di Giuggiole è un progetto che Silvana Sarubbi, la proprietaria, aveva in mente da anni: educare all’alimentazione sana, biologica ma anche vegetale e far capire che nel veg non manca nulla se si vuole, sia a livello nutrizionale che di gusto, che mangiare vegano è una scelta etica e di consapevolezza.
La selezione dei suoi fornitori è ricaduta quindi su piccolissime aziende a filiera unica, quasi tutte italiane (tranne alcune spezie che vengono dall’India o dallo Stri Lanka o il caffè che viene dalla Colombia).

La cosa più caratteristica è senza dubbio l’angolo drogheria, con le sue erbe, spezie, tisane e infusi, coi suoi caffè aromatizzati al cocco, alla sambuca, al cioccolato, alla nocciola, dove i chicchi sono fatti essiccare, tostati e poi aromatizzati con oli essenziali.
Nella sua bottega, Silvana abbina al cibo eventi culturali (arte, musica) collaborando anche con Morlupo Cultura e con La Mandragola, la scuola di Teatro del compagno, Ercole Ammiraglia.
Morlupo, un tempo, era una città di artisti. Negli anni ’80 – ’90 scultori, pittori e personaggi come Pippo Baudo o Bud Spencer, erano venuti ad abitarci, c’era una vita culturale molto fervida che ora si sta cercando di ricreare partendo proprio da questo luogo, dove i clienti si incontrano anche per chiacchierare e fare amicizia.
Incuriosite dalla sua storia, io e un’amica, qualche giorno fa, siamo passate in bottega per scoprire questo locale e fare un aperitivo; abbiamo così potuto assaggiare, con gran piacere, quello che vedete nelle foto a corredo dell’articolo:
- Formaggi vegani del Caseificio Vegano di Barbara Ferrante (di Bologna) a base di mandorle, noci e tartufo
- La Vegotta a base di soia e di erbe delle Colline Moreniche

Su entrambi, abbiamo provato le gelèe di Semi di Tuscia (provenienti da Marta, sul Lago di Bolsena) un miele vegano, meraviglioso sui formaggi, realizzato facendo fermentare lo zucchero di canna con le varie erbe (e disponibile alle olive, al rosmarino, al timo, al sambuco)

- Il Burgerino con i nuggets vegetali e il salame stagionato di soia, entrambi della macelleria vegana di Napoli, accostati a panini artigianali fatti in casa in bottega
- La Mirtadella, con barbabietola, piselli e pistacchio
- Il peperone crusco della Basilicata su un pane integrale a lievitazione naturale
- Hummus di ceci con pomodori secchi


L’aperitivo ci ha stupite per la bontà dei sapori, quello che più ho amato sono stati sicuramente il formaggio alle mandorle e il Burgerino che non hanno proprio nulla da invidiare ai cugini non vegani (ci tengo a segnalare come il Burgerino sia di gusto altamente superiore a quelli, modaioli, che ho assaggiato qualche settimana fa in zona Parioli e di cui non faccio il nome perché – si sa – sono una Signora!)
Le idee per l’ape possono ovviamente cambiare, seguono comunque le stagioni ma resta tutto centrato sul vegano e del tutto artigianale; in questo periodo altre proposte sono state i fagottini alle verdure, i ravioli gyoza con ragù vegano, tortelloni e via dicendo…
Noi abbiamo scelto di pasteggiare analcolico, con la Kombucha, un tè verde fermentato (scelto nei gusti frutti di bosco e limone) ma volendo qui troverete vino biologico e birre artigianali (di Birra Love, la prima al mondo ad essere ottenuta tramite tecniche olistiche).

Proprio per potervi descrivere a 360 gradi i sapori e le proposte, siamo passate a degustare un piatto di dolci; in bottega troneggia il bancone del gelato vegano, realizzato solo a base di latte di riso o all’acqua, con pochissimi zuccheri, disponibile sia con proposte alla frutta che con le creme, leggero, molto digeribile e meno calorico del tradizionale, preparato da un’azienda di Formello (se vi capitasse di assaggiarlo io vi segnalo i gusti: pistacchio, nocciolata Maya e cioccolato dark).
A parte il gelato, la scelta per la pasticceria è quella di proporre prodotti senza l ‘uso di farine e zuccheri raffinati, con ricette della nonna, tipiche delle botteghe anni ’50.

In quest’ottica ecco quindi alcune delle proposte che abbiamo gustato:
- Il Brownie di Veganna, con gocce di cioccolata, purea di mele, zucchero di barbabietola (e panna vegana di soia) che ho amato alla follia e che non cambierei con i classici brownie non vegani che circolano.
- Lo Strudel di mele artigianale con uvetta e pinoli
- La Delizia al limone
- I pasticcini da tè con farina di riso
Da Brodo di Giuggiole in questo periodo ci sono moltissime idee per il Natale, oggettistica etica e artigianale (come le candele in cera di soia) per abbracciare la filosofia della bottega, palle dipinte con filtri da tè della drogheria Carpano di Biella, incensi di Auroville e oli essenziali di Bioessenze.
Concludendo, quello che è venuto alla luce in questo pomeriggio di assaggi e di chiacchiere è che Brodo di Giuggiole è una piccola impresa che cerca di indirizzare il cliente al cambiamento, nel connubio arte/cultura/cibo, dove la consapevolezza sul cibo – dato il grande pregiudizio nei confronti del veganesimo – si esplica così: con Silvana che preferisce raccontare cosa ci sia nei prodotti veg, piuttosto cosa non ci sia, per cui invece che “non c’è burro, formaggio, uova” quando ti descrive le sue proposte, è tutto un: “c’è sciroppo d’acero, zucchero di canna, mandorle, noci, latte d’avena, fave di cacao, cioccolato…”

Brodo di Giuggiole è una realtà nata in contrasto agli allevamenti intensivi e allo sfruttamento degli animali e al fatto che i bambini e gli adolescenti di oggi non si nutrano in maniera sana, che abbiano un’alimentazione onnivora ma non corretta, semplicemente perché artefatta, industriale, piena di zuccheri e farine raffinate che nuocciono alla salute e permettono di sviluppare allergie e intolleranze.
Brodo di Giuggiole invece, è per un ritorno al naturale, al sano, al semplice, al buono del cibo come della vita.
Brodo di Giuggiole
Corso Umberto I, 91
Morlupo RM
Vicedirettore di questa rivista nonché blogger, giornalista, laureata in comunicazione, parlo di food ma non solo; recensisco locali ed eventi, racconto di persone e situazioni su siti e riviste. Qui su Cavolo Verde – sperando di non essere presa troppo sul serio – chiacchiero, polemizzo, ironizzo, punzecchio e faccio anche la morale.
In sintesi? Scrivo – seriamente – e mi piace. Tanto.
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