Tra i vari luoghi comuni sugli italiani c’è quello che ci vede eterni vacanzieri, sempre pronti a scansare il lavoro, sempre una scusa per fare festa. Da quando vivo in Svezia noto invece – e lo dico con allegria perché, chissà, forse prima o poi mi lascio anche contagiare – che se la godono molto più di noi: pause lunghe, mai l’ansia di fare tardi a un appuntamento e tante ma tante vacanze scolastiche. Tra queste ultime la “höstlov” (vacanza autunnale), tra fine ottobre e primi di novembre.
In realtà, quella che oggi è un’occasione familiare per un’immersione nella natura – sempre che il tempo lo consenta e, credetemi, non è scontato… – ha origini decisamente più pratiche che affondano nella tradizione contadina svedese. Un tempo si chiamava infatti “potatislov” (vacanza della patata) o “skördelov” (vacanza del raccolto) e consentiva ai bambini in età scolare di assentarsi da scuola e partecipare insieme agli adulti alla raccolta delle patate, cruciali per il sostentamento delle famiglie.
La patata viene introdotta in Svezia nel XVII secolo, ma all’inizio è considerata più che altro una pianta ornamentale. Perché diventi parte integrante dell’alimentazione locale dovranno passare ancora due secoli. Da allora in poi, però, gli svedesi non sapranno più farne a meno, forse perché la patata è in fondo un alimento versatile, si usa anche nel mangime per animali, nella produzione di fecola e acquavite, è un ortaggio relativamente facile da coltivare, un prodotto in fondo economico e in grado di sfamare, qualità importanti in un paese che non è sempre stato la Svezia prospera che conosciamo oggi. Non dimentichiamo che tra la metà del XIX secolo e gli anni Trenta del secolo scorso oltre un milione e trecentomila svedesi emigrarono verso le Americhe.
La patata, insomma, è oggi fondamentale nella dieta degli svedesi, un po’ come per noi lo sono il pane o la pasta. Esiste una varietà infinita di ricette ma la più comune, la più classica e forse anche la più amata dagli svedesi è la patata lessa. Sì, lessa, avete letto bene. Quella che per noi è una pietanza banale, scialba, noiosa, classico cibo da ospedale, è per loro vero comfort food. Non solo, forse proprio per il passato povero, in Svezia le patate vengono cotte e consumate dai puristi con tutta la buccia, della serie non si butta via niente. Anche questa consuetudine affonda le radici nella storia: pare che dopo la Seconda guerra mondiale, infatti, complici forse i raccolti magri, vigesse per i ristoranti il divieto di sbucciare le patate da crude per evitare sprechi.
Ad ogni modo, i puristi di cui sopra affermano che se la patata è di buona qualità, lessa è il modo migliore di gustarla e la cosa mi vedrebbe anche d’accordo, ma finora temo di non aver avuto particolari epifanie negli assaggi. Sarà perché quando arrivano in tavola le patate sono stracotte – e perdonatemi ma io sono un tantino sensibile sulle consistenze -, sarà perché vengono poi lasciate affogare nel piatto in quintalate di salse e condimenti vari, ecco, io ho sempre trovato arduo distinguerne il sapore.
Un’altra cosa curiosa della Svezia è che le patatine fritte non esistono. Mi spiego: esistono nelle varie hamburgherie ma raramente nei ristoranti veri e propri e mai nelle case, e questo sia prima che dopo l’avvento delle friggitrici ad aria. Paese che vai…
Ad ogni modo, tra le varie ricette svedesi a base di patate quella che io preferisco e che è anche abbastanza semplice da realizzare è la Krossad Potatis o patata fracassata: si fanno bollire le patate per qualche minuto, poi si schiacciano con forza (senza però fracassarle sul serio!), si spennellano generosamente con olio e burro salati e speziati a piacere e si mettono in forno finché non diventano dorate e belle croccanti. E la consistenza è servita!
Photo: Mangiatori di patate – Vincent van Gogh