Foodie. Secondo il dizionario Garzanti, dicesi “foodie” il buongustaio, l’amante della buona tavola; foodie è un termine che racchiude in sé molte sfumature, che abbraccia vari personaggi: i critici gastronomici, i giornalisti del settore food (come la sottoscritta), spesso – ma non sempre – anche i foodblogger e infine i puri e semplici appassionati del buon mangiare (e bere) che sicuramente sono la maggioranza.

Mangiare è sicuramente uno dei piaceri della vita, il palato regala emozioni che possono arrivare a livelli inimmaginabili, sapori, sentori e sensazioni che risvegliano i sensi, che appagano mente e corpo.

Mangiare bene non è però scontato, basti vedere quanto successo abbiano gli all you can eat per capire che sovente le persone preferiscono la quantità (a buon prezzo) rispetto alla qualità. Mangiare bene è un lusso, a volte è anche una missione, comunque è un piacere e troppo spesso un piacere riservato a pochi.
Foodie spesso si nasce, altre volte si diventa, per passione, per diletto o per lavoro. Foodie possono essere sia gli uomini che le donne, ignoro le percentuali ma sicuramente è una caratteristica che abbraccia entrambe i sessi e si spalma in tutte le fasce di età.

Tra tutti gli esemplari foodie, noi donne – che per giunta nel food ci lavoriamo – siamo forse più spesso quelle alle prese con la bilancia, succubi della mannaia del “chiletto di troppo” ma, a differenza delle altre donne, per noi è più difficile seguire un regime alimentare corretto.

Vi spiego il perché.
Immaginatevi un Lunedì mattina carico di buoni propositi, immaginatevi la bilancia e immaginatevi di salirci sopra. Il peso che leggete non vi piace e decidete di mettervi a dieta.
Perfetto, gli ingredienti sono presto detti: diminuzione delle calorie ingerite, sport quotidiano, varie ed eventuali;
Immaginatevi invece il Lunedì mattina di una persona che fa il mio lavoro.
Buoni propositi, bilancia, pesata della sottoscritta, urli e imprecazioni varie, tentativi di addossare la colpa alla genetica/alle ossa grosse/alla sindrome premestruale, duro scontro con la realtà delle cose (leggete: la causa è solo l’assunzione di troppe calorie) e infine la decisione del piano di attacco al grasso: sport (palestra, nello specifico) 5 giorni a settimana e dieta.

Il percorso parrebbe lo stesso, se non fosse che, nel caso di una “food jornalist” accade l’inaspettato.

Inizi la dieta il Lunedì? bene, il Martedì hai l’opening di un locale in centro, che si espleta in una cena stampa dove provare il nuovo menù (10 portate comprensive di finger food, assaggi di primi, un paio di secondi, assaggi di tutti i dessert della casa e devi pure essere contenta perché ti hanno risparmiato i contorni).
Mercoledì riprendi la dieta? bene, il Giovedì c’è una cena di lavoro al ristorante “Tal dei Tali” per parlare di quei nuovi progetti editoriali che lo riguardano (ovviamente mentre ti fanno assaggiare le loro proposte gastronomiche. In dodici portate. Stavolta comprensive dei contorni.)
Venerdì riinizi la dieta e dici agli amici che questo weekend non farai serata con loro, dato che “sei a dieta”? Bene, Sabato ti ricordi di quel ristorante da recensire e che il pezzo doveva uscire entro la settimana e allora corri a prenotare la visita per il giorno dopo, cena completa, stretta di mano, vai a casa, scrivi, invii il tutto al giornale e, se sei fortunata, il Lunedi mattina avrai messo su un altro chiletto. Facciamo due.

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Vicedirettore di questa rivista nonché blogger, giornalista, laureata in comunicazione, parlo di food ma non solo; recensisco locali ed eventi, racconto di persone e situazioni su siti e riviste. Qui su Cavolo Verde – sperando di non essere presa troppo sul serio – chiacchiero, polemizzo, ironizzo, punzecchio e faccio anche la morale.
In sintesi? Scrivo – seriamente – e mi piace. Tanto.

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