Ogni carne è come l’erba

Certo, sembrerà strano e fantasioso che in un settimanale on line come Cavolo Verde, che si picca di promuovere la cultura e la Sapienza del cibo e dei nutri-menti, io proponga a voi un tema, un argomento – come l’erba – notoriamente per noi immangiabile. A molti l’erba è solo cara, simpatica ed esistente quando la viviamo nel divertimento di un sano tempo libero a piedi nudi su un tenero prato, ma nello stesso tempo posso dire che questa strana creatura vegetale è a molti di noi assolutamente sconosciuta nei suoi aspetti profondi e basilari nel processo del nostro alimentarci.

Quando anni fa M. Pollan nel suo “Dilemma” chiese a Joel Salatin, coltivatore americano e promotore di una delle filosofie agricole più biologicamente radicali oggi circolanti nel mondo occidentale, cosa egli coltivasse nella sua stupenda azienda Polyface, Joel rispose: “Io coltivo erba.”

In quelle poche parole non erano nemmeno citate, e tanto meno messe in evidenza, le migliaia di uova, le centinaia di galline, le decine di manze e tori e a seguire conigli, tacchini e latte e miele, che la sua azienda produceva e vendeva. Joel parlava solo dell’erba. Ogni carne è erba, si legge sulla Bibbia, ma io direi che il concetto potrebbe tranquillamente essere allargato e arrivare a dire che ogni cibo è erba.

LA PASTORALE DELL’ERBA

Dall’erba, dalla sua gestione, dalla sua intensa vitalità complessa e magnifica ogni cosa prende vita. Il meccanismo cosmico nella sua semplicità è talmente “dentro” ogni nostra cellula da sembrare quella famosa risposta alla domanda: “Dove puoi cercare il divino, o ciò che qualcuno chiama Deus, o meglio forse Dio, o Anima Spirituale perno delle svariate religioni terrene?”

“Dentro di te” era la risposta del Sapiente.

Ecco, il problema è proprio come fare a portare dentro di noi il sole e la sua energia vitale.

Sì certo, il sole. La stella a noi amica e più vicina. La stella che ha permesso con la propria immensa energia atomica la coerenza armonica della materia che è arrivata alla vita e che alla fine ci ha generati come esseri viventi. Esseri viventi pensanti al proprio fuori- Scienza – e al proprio dentro – Filosofia.

Bene: il tramite tra l’energia del sole e noi si chiama erba: prato, pascolo, radura erbosa polifita. Esseri vegetali viventi che vivono a stretto contatto con la parte della terra a noi meno visibile, pur tuttavia essenziale alla nostra vita: l’humus.

Prossimamente ne parlerò di questo strano e meraviglioso creatore di fertilità e di bontà edibili,l’humus, ma ora lo lasciamo in sottofondo e guardiamo solo il verde prato su cui si posano i nostri sguardi e i nostri piedi quando riusciamo a liberarci dagli asfalti e dai cementi asfissianti.

Il grande autore H. James ci viene in aiuto quando parliamo di erba. Un prato verdeggiante fa sempre scattare in noi ancestrali istinti e pensieri. La verde e morbida superficie è luogo di posizioni sdraiate, di sogni a occhi aperti, di freschezza gratuita per piedi e corpo. Una sorta di terra di mezzo, come qualcuno l’ha definita, tra la profondità austera del bosco e gli artifici della civiltà del triste cemento. Anche quando ben modellato da sommi architetti. James scriveva, di ritorno dall’Europa e viaggiando tra i lussureggianti prati del Connecticut americano, di una “resa umana al panorama verdeggiante” e lo diceva proprio lui, strenuo sostenitore della macchina, della ferrovia, del vapore, dell’industrializzazione.

Una resa al verde. Io direi una resa all’intrinseca essenza che fa parte di noi. In che altro modo si potrebbe spiegare la cura maniacale che molti di noi praticano per i pochi metri quadrati di erba a prato che circondano le nostre case se non una forza interna potente che ci ricorda che ogni carne, anche la nostra, è erba?

Io coltivo erba, diceva Salatin. Certo!

Quell’erba di cui Salatin parla è una comunità vegetale vivente composta da decine di erbe, esseri vegetali viventi che hanno deciso di rendere edibile e saporita la loro parte aerea che raccoglie proprio l’energia solare con una stupefacente abilità ed efficienza. Questa energia “ stellare” poi viene messa a disposizione e crea i corpi dei nostri più grandi indispensabili aiutanti tra gli esseri viventi animali: gli erbivori.

Gli erbivori sono nati per pascolare, brucare, ruminare e trasformare il sole in carne e latti . Sono stati e sono essenziali nella nostra vita. Gli erbivori trasformano per noi il sole e ce lo regalano avendo un sistema digestivo con un bioma batterico capace di nutrirsi di cellulosa che poi diviene carne, grasso, latte e di conseguenza formaggi, yogurt, panna ecc.

Tutto comunque inizia dall’erba, dal pascolo, dal prato estivo che brulica di insetti anche loro mangiati dai pascolanti in modica quantità e dal buon fieno invernale.

La vita si nutre di vita. L’energia del sole arriva dentro di noi, buona e gustosa, grazie alla vita vera, libera, felice e soddisfacente di questi fratelli erbivori quando essi vivano senza catene e senza stalle se non per il ricovero invernale protettivo.

Dal bisonte alla vacca pascolante, dal coniglio alla capra, dalla pecora alla gallina, dal latte alle sue forme saporite e profumate arrivando sino alle uova e ai mieli sontuosi, tutto è erba.

Cosa c’entra la gallina direte voi, mica si tratta di un erbivoro! Ma la gallina c’entra eccome. Insieme ai tacchini, le faraone, le anatre è parte fondamentale nella salubrità dei pascoli che, una volta brucati dagli erbivori, vengono messi a disposizione, con pollai mobili progettati dallo stesso Salatin, e sottoposti alla cura del pollame che fa scorpacciate di larve, piccoli insetti e sanifica biologicamente la radura, preparandola e concimandola per nuova erba che il sole attiverà in un paio di settimane pronta per essere di nuovo brucata.

Si chiama cerchio della vita. È ineludibile.

Ora spero che quando sarete in vista di un pascolo erboso possiate avere per la resa verdeggiante un nuovo e sano rispetto, sapendo che tutto il buono che in gran parte arriva sulle vostre tavole parte,o meglio dovrebbe partire, da un semplice e umile filo d’erba. Ma quel “dovrebbe” è tutta un’altra storia. Ne parleremo.

“ Io non cerco la salvezza nell’indifferenza: il brivido è la miglior parte dell’umanità. Per quanto il mondo faccia pagar caro il sentimento, l’uomo quand’è commosso , sente nel profondo l’immensità” (Johann W. Goethe, Faust).

La nuova Mission del Cavolo Verde

Cari amici di Cavolo Verde, dopo molte settimane eccomi a voi di nuovo, finalmente.

Noi divulgatori, comunicatori del buono e del bello a volte abbiamo un compito difficile. La chiamerei “missione” senza voler entrare nell’accezione troppo pesante di questo termine.

Dobbiamo, secondo me, innescare Sapienza.

Anche qui una premessa: Sapienza e saggezza. Spesso vengono confuse, ma la loro giusta comprensione aiuta anche nella questione che voglio aprire.

L’amico e filosofo Vito Mancuso m’insegna che, differentemente dalla saggezza, la Sapienza non si accontenta della pratica.

La Sapienza vuole avere, ottenere, una visione di insieme.

Si basa sul buono equilibrato che è la saggezza, ma avendo in più quella che si definisce “consapevolezza argomentata”. Vuole saper spiegare e saper difendere di fronte a chi attacca le proprie posizioni.

È la luce della saggezza. La sua idea. Le sta sopra, ma ne dipende. Come un ponte dipende dai suoi pilastri. Da questo è facile arguire che senza saggezza non si arriva alla Sapienza, ma invece può stare in piedi il contrario: senza o anche con solo un minimo di Sapienza la saggezza può essere diffusa.

Del resto solo l’unione con la saggezza dà alla Sapienza un’indispensabile dimensione pratica. Senza questo la Sapienza non potrebbe esistere. Avrebbe altro nome. Diciamo istruzione, sapere, erudizione.

Da qui tutta la differenza tra il Sapiente e l’erudito, il dotto o lo scienziato. Il primo, il Sapiente, non vi tradirà mai per la gloria di un esperimento riuscito, non gli interessa primeggiare a spese degli altri. Unisce in sé luce del sapere e bontà della saggezza.

Il Sapiente, da “sapientia” latina. Sapere e anche… avere sapore. Perciò arriviamo alla domanda decisiva:

cosa sai e… di cosa sai?

Oppure: che sapere hai insieme però a… che sapore hai?

Dimensioni che devono andare insieme.

Vi sono persone che sanno tutto, ma non sanno di niente. Di nulla.

Poi vi sono persone che sanno poco o niente, ma hanno un sapore straordinario, che ti meraviglia ad ogni incontro. Spesso è il silenzio che li circonda e che hanno dentro di loro che dà a chi li incontra la sensazione di essere “accolti”.

Senza parlare, solo con uno sguardo, dicono… vieni, accomodati, c’è spazio per te dentro di me.

Davanti ad un Sapiente il vil denaro, il prezzo, evapora per far spazio al valore.

L’emergere del valore, quello che non ha prezzo.

Credo, a mio modesto avviso, che questo modo di pensare e di vedere la questione eliminerebbe molte incomprensioni, ma capisco anche come non sia facile da “donare”, far capire a chi legge magari con fretta. Voi provateci. Noi vi aiuteremo. Sempre scrivendo e parlando, con grazia e Sapienza dei Cavoli nostri e… anche dei vostri, se vorrete.