‘O Munaciello – Firenze e Miami

Pane o pizza? Croccante, fragrante, profumata: ci sono mille modi per conquistare le persone. E la pizza è una di questi, piace a tutti, grandi e bambini. Ma il pizzaiolo è uno chef oppure un fornaio? In Italia è stato deciso di farne una professione e riconoscere la professionalità, con il prossimo Corso Professionale per Bakery Chef che comincerà il 24 settembre a Milano.

Invece, a Miami, chi incanta e sta diventando come una star è Carmine Candito, il pizzaiolo del ‘O Munaciello – Firenze e Miami – che non ha certamente bisogno di fare corsi, che, insieme alla socia Valentina Borgogni, ha portato da Napoli e da Firenze prodotti, sapori, cibo, pizza e principalmente allegria.

Carmine Candito, qui a Miami la tua Napoli…

Io penso che non esista al mondo una città amata come Napoli e qui negli Usa ne ho la conferma tutti i giorni, qui ho portato la mia “Pizza nera” fatta con un impasto lievitato dalle 24 alle 48 ore, preparato aggiungendo una piccola quantità di carbone vegetale attivo che le conferisce il colore nero con effetto immediato: il carbone vegetale ha la capacità di trattenere i gas che si sviluppano dalla fermentazione nel processo digestivo, rendendo così l’alimento altamente digeribile senza gonfiare l’addome ed è consigliata a tutte quelle persone che riscontrano intolleranze a pasta, pane e pizza e tutti i prodotti contenenti glutine.

Con la mia socia Valentina Borgogni abbiamo da 10 anni il ristorante e pizzeria ‘O Munaciello a Firenze, è stato un successo e una scommessa vinta in una città che ama la sua cucina toscana, ma la nostra allegria e gioia di vivere è stata vincente, principalmente per i prodotti campani che abbiamo portato, prima da Napoli a Firenze ed ora a Miami, la dolce sensualità dell’olio campano, qui l’ospite che si ferma trova nel piatto, quasi per magia, racconti di lunghe distese di viti, mozzarelle campane, il Vesuvio.

Aggiunge Valentina Borgogni

Miami Beach vede 2 milioni di turisti italiani ogni anno, ‘O Munaciello a Firenze ormai è arrivato ad un punto di eccellenza, e avevamo voglia di “allargarsi”, la cucina italiana negli Stati Uniti è seguita, amata, ricercata e, come prima base negli USA, ci siamo fermati a Miami Beach, dove siamo già in un vortice di gente che fa la fila fuori del locale, gente che ritorna, attori e calciatori italiani che ci vengono a cercare, gli amici italiani, i fiorentini, i napoletani.

E Miami è compatibile allo spirito campano, qui è sempre festa, un estate che non finisce mai, i colori abbaglianti del mare, che si intravede dal nostro locale, basti pensare agli italiani che ormai da tradizione passano le feste di natale qui, la gente che è sempre fuori, la spiaggia sempre piena di ragazzi.

O Munaciello, è veramente una bella storia….

O Munaciello Miami

6425 Biscayne Boulevard

Miami

O Munaciello Firenze

Firenze – Via Maffia, 31

Press: Cristina Vannuzzi

Paolo Matteucci, il pizzaiolo innamorato del Messico

È sempre un piacere incontrare persone che lasciano un segno nel mondo della gastronomia. Se poi si parla di cucina italiana oltretutto all’estero, si diventa anche orgogliosi.

In Messico abbiamo scoperto una vera eccellenza, la Pizzeria Pizza e Core, di proprietà del nostro connazionale Paolo Matteucci e della sua socia messicana Sara Zazen.

Pizza e Core è il classico esempio di come si possa esportare la cucina italiana senza compromessi e divenire davvero l’Ambasciata italiana della gastronomia.

Core (cuore) davvero significa qualcosa in questa storia di successo: metterci il cuore nel cucinare, e anche essere colpiti al cuore da quella meravigliosa terra che è il Messico.

Il perché è presto detto.

In una chiacchierata davanti a una pizza e a una birra in una notte nella bianca, bella e calda Merida, capitale dell’assolato Stato dello Yucatan, Paolo Matteucci, anconetano doc, ci ha raccontato la sua storia di “cuore”.

Nel 2002 arrivò in Messico per partecipare al matrimonio di un amico e in questa occasione conobbe la sua futura moglie, si innamorò di lei e del Messico e decise che qui sarebbe stato il suo futuro.

Scelta dettata dal cuore e rivelatasi quanto mai opportuna.

Dal 2002 Paolo ha legato il suo destino, dedicandogli tutte le sue migliori energie, all’amato Messico, che lo ha ampiamente ricambiato. Come detto, Paolo è pizzaiolo e, ovunque abbia iniziato la sua attività, dallo stato di Michoacan a Durango a Merida, è sempre divenuto un punto di riferimento di buon gusto ed eccellenza. In Merida ha aperto la propria attività da meno di un anno e già viene citato sulle riviste del settore come uno degli indirizzi top della città.

E a buon conto: è da premettere che Paolo prepara solo ed esclusivamente pizze, come una volta (la sua si può considerare una pizzeria “dura e pura”) perché produce e confeziona in prima persona, senza alcuna facile delega; motiva la sua scelta perché, dice:

Per ottenere qualcosa di buono, bisogna dedicarvi tempo, passione, attenzione; non posso garantire la qualità che desidero se mi disperdo a seguire un menù troppo ampio. Voglio che ogni mio cliente sia coccolato come se fosse l’unico e desidero che mangi il cibo preparato dalle mie stesse mani; è, insomma, un atto d’amore e ogni avventore alla fine è un amico”.

Gli abbiamo chiesto come fa a garantire l’altissima qualità dei suoi prodotti anche in terra straniera, con il problema della difficile reperibilità di ingredienti di base veramente italiani (qui non siamo negli Usa, dove ormai si possono trovare davvero e facilmente tutte le nostre eccellenze). Così ci ha risposto: “È sempre questione di amore; ogni giorno prendo l’auto e giro per tutta la città, cerco gli ingredienti importati migliori, le materie prime fresche, le novità di stagione. E continuo a sperimentare. Ci vuole umiltà e voglia di rimettersi in gioco ogni volta che si prepara la massa, non bisogna indulgere per troppo tempo in una ricetta che ci ha convinto, bisogna sempre alzare l’asticella, per essere pronti anche ad affrontare tutte le variabili del clima così diverso dal nostro, dei lieviti capricciosi, delle farine non sempre ottimali.

Gli chiediamo cosa lo spinge a cercare sempre la perfezione nella qualità, invece di ben più facili compromessi. La risposta è semplice: “Mia mamma e mia nonna, quando cucinavano,  mi trasmettevano il loro amore; cercavano ed elaboravano quanto c’era di meglio per me, ogni volta che mangiavo era come una carezza. Questo è il modo migliore per onorare la memoria di chi mi ha dato così tanto affetto, il fare le cose per bene, come vanno fatte, senza risparmiarsi”.

Per i lettori: la pizza e i calzoni di Paolo Matteucci sono buonissimi, al 100% italiani, senza alcuna indulgenza. La carta varia spesso, proprio per seguire la disponibilità degli ingredienti: si spazia dalle ricette più classiche a quelle innovative con accostamenti anche interessanti come la pizza bianca con burrata, mortadella, zeste di limone; ce n’è davvero per tutti i gusti e ogni boccone è veramente come ritrovarsi in una Italia di qualità.