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Champagne, mon amour...

14 Marzo 2014
La mia spinta vitale sono le bollicine
La mia spinta vitale sono le bollicine, les bulles, the bubbles…..nome quasi onomatopeico per descrivere quel movimento continuo e imprescindibile di anidride carbonica all’interno di un bicchiere.
Le apprezzo sotto ogni loro forma e ogni bandiera territoriale, anche se, ça va sans dire, le mie preferite sono da ricondurre allo Champagne.

Mi piace riproporre la risposta di Madame Lily Bollinger, vedova di Jacques Bollinger che a soli 47 anni prese in mano le redini della famosa Maison, durante un’intervista del 1963:

“Madame Bollinger, quando beve champagne?”

“Ne bevo quando sono felice e quando sono triste.
A volte lo bevo quando sono sola.
Se ho compagnia penso sia d’obbligo.
Se non ho fame ci gioco, e se ce l’ho ne bevo.
Altrimenti non lo tocco mai, salvo quando ho sete”

Poche parole per affermare un grande concetto: non ci sono occasioni speciali per bere champagne, non è solo il vino del brindisi, ma un grande nettare che ci puo’ accompagnare in modo piacevole e continuo nell’arco dell’intera giornata.

In questa regione francese (Champagne-Ardenne), situata a 150 Kilometri ad est di Parigi, esistono due condizioni particolari e uniche che permettono la creazione di vini prestigiosi ed esclusivi:

Il primo è il terreno (TERROIR), fatto di craie, una sorta di pietra gessoso-calcarea di origine cretacea che funge da regolatore termico, assorbendo il calore di giorno e rilasciandolo di notte, e da regolatore idrico, trattenendo le piogge invernali e rilasciando progressivamente l'acqua in estate.
Il secondo fattore è il clima che gode degli influssi oceanici e continentali con piogge regolari e mai eccessive.

Nella Champagne i vitigni più coltivati sono:

Pinot Noir (a bacca rossa), Pinot Meunier (a bacca rossa) e Chardonnay (a bacca bianca) che possono essere utilizzati da soli o in assemblaggio, per creare le diverse cuvées di ogni Maison.
Ognuno di questi vitigni dona allo champagne caratteristiche gusto-olfattive diverse e sarà lo Chef de Cave (capo cantina) a decidere in quale percentuale verranno utilizzati i vini ottenuti da queste uve.
Lo Chardonnay è il vitigno più elegante e più fresco. Le bianche note fruttate e floreali qui si intercettano subito: pompelmo bianco, acacia, lemon grass, convolvolo.
Se vinificato in purezza (Blanc de Blancs) da origine a vini leggeri, fini, oserei dire aristocratici.
Adatto ad una ouverture di serata, quando il palato ha bisogno di essere ancora incantato dalle note suadenti e vellutate di uno champagne equilibrato, gradevole ma non invadente.
Un invito a continuare questo gioco consapevolmente….

Il Pinot Meunier avvolge e accarezza i sensi con i suoi profumi di pesca bianca, di pera, polvere di riso e pinolo.
Più determinato e diretto rispetto allo chardonnay, esalta comunque la rotondità dello champagne e la voglia di essere gustato fino all’ultimo sorso, il gioco si fa più interessante e la trama assume una struttura piu’ importante.

Infine il Pinot Noir è l’uva che, più di tutte le altre, conferisce allo champagne corpo, struttura e potenza.
Al naso si intercettano note di frutta rossa decisa: lamponi, cassis, fragole, ciliegie , ribes, uva spina.
Se vinificato da solo o con il Pinot Meunier, da origine al Blanc de Noirs, un vino netto, preciso e complesso che rappresenta la degna conclusione del nostro gioco del gusto.
Il vigore e la forza di questo champagne affascinano il corpo, il cuore e la mente. Lo definirei “maschio” nelle sue connotazioni sensoriali e sono sicura che si tratti di un maschio “très charmant”.
Ma il gioco non si chiude qui, tanti altri frizzanti segreti aspettano di essere scoperti.

Last, but not least……per degustare al meglio lo Champagne si deve lasciarlo scivolare sopra la lingua, farlo scendere ai lati e infine schiacciarlo contro il palato con un movimento delicato.
Parola di Dame…..
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