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Eataly apre da Auchan

07 Marzo 2014
E ora i gastrofighetti chi li sente?
Da qualche tempo nel supermercato Auchan, all'interno del centro commerciale Porte di Roma, è presente una mini succursale di Eataly, una corsia tutta ricolma di prodotti alimentari, piccola selezione tra quelli presenti nell’ex Terminal Ostiense. Io ci capito spesso e per una volta che la trovo deserta, le due seguenti ci trovo gente che sbircia, curiosa, tra gli scaffali, controllando costi ed etichette o che sta con il naso all’insù a guardare la grossa insegna che campeggia con la scritta “Prodotto selezionato da Eataly per Auchan” e magari chiedendosi “ma ‘sto Eataly, chi è?”.

Eppure, a darne notizia, era arrivata anche un'Ansa dello scorso Febbraio, che recitava quanto segue "Dopo l'alleanza con Ikea, Eataly firma un accordo anche con Auchan, il colosso francese della grande distribuzione presente nei maggiori Paesi. Una selezione dei migliori prodotti commercializzati […] saranno in mostra da Marzo sugli scaffali Auchan "tenendo alta la bandiera del Made in Italy" sottolineano all'ANSA da Eataly e "facendo anche conoscere alle persone come mangiar meglio"

Tralasciamo il fatto che non è da Marzo ma è già da alcuni mesi che Eataly è sbarcato sugli scaffali di Auchan e concentriamoci sull'ultima frase: il desiderio - insito nella filosofia di Eataly - di far capire alle persone come mangiare meglio, mangiando alti cibi (come recita il programma di Eataly) e io me lo immagino pure, Farinetti, il giorno in cui ha avuto l'idea di allargare le braccia della sua creatura e spargere in giro la sua filosofia, i suoi prodotti, affinché in tanti ne potessero godere; se non finissi per risultare pesantemente eretica la similitudine con "prendetene e mangiatene tutti..." ci starebbe bene.

A sorpresa la notizia è stata ripresa e criticata a più riprese dal web, che ha accusato il patron di volersi aprire al mercato di massa, di vendere una filosofia di vita per “pochi” spiccioli. Cosa c'è di più importante, mi chiedo ingenuamente io, del voler far sì che più persone possibili possano entrare in contatto con prodotti selezionati, di alta qualità, per avvicinarli ad una cultura del cibo più responsabile, attenta agli ingredienti, ai produttori, alla filiera? Beh, ci sono le regole di mercato, del consumo d'elite, le teorie del lusso e della moda in merito ai quali i sociologi si sono sgolati e su cui hanno scritto libri su libri.

Nel momento in cui un bene di lusso (come può essere la spesa fatta da Eataly, che – bisogna ammettere - non ha proprio prezzi da discount) diviene di moda e soprattutto abbordabile alle masse, ecco che perde la sua valenza elitaria, non serve più da spartiacque tra chi può e chi non può permettersi di acquistarlo, e acquistandolo distinguersi, perde così il valore intrinseco che lo rendeva elitario e che giustificava, in parte, anche il fatto di pagare un prezzo più alto.

Peccato che qui non si parli di macchine, gioielli o haute couture, si parla di cibo, di salute, di consapevolezza e di cultura. Ecco perché il mondo del gastrofighettismo si è ribellato, prendendo le distanze da questa scelta di apertura al popolo che Farinetti ha messo in atto, perché che senso ha attraversare Roma per andare ad acquistare il riso Gli Aironi, se poi lo puoi trovare in tutti gli Auchan della capitale?

Non sono i prezzi ad essere messi sotto accusa; i prezzi dei prodotti, che siano acquistati da Auchan o direttamente da Eataly, non variano (com’è anche giusto che sia) è proprio il fatto di renderli “abbordabili” alle masse che invadono i centri commerciali ad essere messo in discussione. Sembra quasi che il prodotto stesso cambi o peggio perda il suo valore se migliaia di occhi possono scrutarlo, valutarlo, acquistarlo e – non sia mai detto – consumarlo. Eppure, parafrasando Shakespeare (perché quest’argomento mi appassiona alquanto, tanto da stimolare tutta la mia memoria letteraria) quella che noi chiamiamo “torta sbrisolona di Luca Montersino”, pur se acquistata in un ipermercato, non avrebbe lo stesso sapore?
E’ una sorta di razzismo culinario quello messo in atto ai danni del progetto, dove il cibo ne fa le spese, perché non è più solo beneficio di alcuni ma prostituito per il godimento comune, in un gioco di indivie e possessioni degno di un romanzo rosa.

Ma forse il problema è solo uno, che quello che li separa dagli altri, i gastrofighetti, amanti di una cultura gastronomica snob, finisce per elevarli e far sentire migliori, mentre quello che li accomuna agli altri, nelle esperienze e - peggio che mai - nelle scelte d’acquisto, li sconvolge, perché li rende indistinguibili dall’anziano che fa spesa al supermercato e si toglie gli occhiali per guardar meglio l’etichetta delle pastiglie Leone. Non foss’altro che lui c’è cresciuto, con le pastiglie Leone mentre magari “loro” le conoscono solo perché le hanno acquistate da Eataly.
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