A mo’ di introduzione

Cari amici e amiche di Cavolo Verde, con questo primo articolo inizia per me questa nuova ed entusiasmante avventura.

A prima vista scrivere di cibo e sul cibo sembrerebbe una cosa semplice. Eppure il nostro rapporto con ciò che mangiamo, con ciò di cui ci alimentiamo, è costruito su piani diversi che interessano il nostro modo di pensare il cibo e la percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo che abitiamo.

Mangiare è un fatto culturale così come il gusto è una costruzione culturale, espressione del nostro modo di vedere il mondo e di stare nel mondo.

Ma il cibo è anche Storia, la storia dell’uomo che attraverso le sue azioni e il suo lavoro ha imparato e diffuso l’agricoltura e l’allevamento, modificando e forse anche caratterizzando intere parti di territorio terreste.

Proprio dallo stretto legame tra il lavoro dell’uomo sulla terra e il suo know-how, o sapere tradizionale, nasce il concetto di terroir, utilizzato prevalentemente nel campo del vino, ma oggi introdotto anche in altri campi, come quello del miele. E pensate al valore simbolico del cibo nei dipinti del Cinquecento e dei secoli successivi, attraverso i quali, talvolta, siamo in grado di ricostruire l’origine di alcuni piatti ‘tipici’ regionali.

Il mio compito qui a Cavolo Verde sarà dunque quello di raccontarvi qualcosa in più del modo in cui gli uomini e le donne del passato e del presente costruiscono il loro rapporto con il cibo e di come questo legame sia in grado di modificare e lasciare delle tracce indelebili nel territorio e in ciò che da un po’ di tempo a questa parte chiamiamo ‘paesaggi culturali’.

A presto…

La nuova Mission del Cavolo Verde

Cari amici di Cavolo Verde, dopo molte settimane eccomi a voi di nuovo, finalmente.

Noi divulgatori, comunicatori del buono e del bello a volte abbiamo un compito difficile. La chiamerei “missione” senza voler entrare nell’accezione troppo pesante di questo termine.

Dobbiamo, secondo me, innescare Sapienza.

Anche qui una premessa: Sapienza e saggezza. Spesso vengono confuse, ma la loro giusta comprensione aiuta anche nella questione che voglio aprire.

L’amico e filosofo Vito Mancuso m’insegna che, differentemente dalla saggezza, la Sapienza non si accontenta della pratica.

La Sapienza vuole avere, ottenere, una visione di insieme.

Si basa sul buono equilibrato che è la saggezza, ma avendo in più quella che si definisce “consapevolezza argomentata”. Vuole saper spiegare e saper difendere di fronte a chi attacca le proprie posizioni.

È la luce della saggezza. La sua idea. Le sta sopra, ma ne dipende. Come un ponte dipende dai suoi pilastri. Da questo è facile arguire che senza saggezza non si arriva alla Sapienza, ma invece può stare in piedi il contrario: senza o anche con solo un minimo di Sapienza la saggezza può essere diffusa.

Del resto solo l’unione con la saggezza dà alla Sapienza un’indispensabile dimensione pratica. Senza questo la Sapienza non potrebbe esistere. Avrebbe altro nome. Diciamo istruzione, sapere, erudizione.

Da qui tutta la differenza tra il Sapiente e l’erudito, il dotto o lo scienziato. Il primo, il Sapiente, non vi tradirà mai per la gloria di un esperimento riuscito, non gli interessa primeggiare a spese degli altri. Unisce in sé luce del sapere e bontà della saggezza.

Il Sapiente, da “sapientia” latina. Sapere e anche… avere sapore. Perciò arriviamo alla domanda decisiva:

cosa sai e… di cosa sai?

Oppure: che sapere hai insieme però a… che sapore hai?

Dimensioni che devono andare insieme.

Vi sono persone che sanno tutto, ma non sanno di niente. Di nulla.

Poi vi sono persone che sanno poco o niente, ma hanno un sapore straordinario, che ti meraviglia ad ogni incontro. Spesso è il silenzio che li circonda e che hanno dentro di loro che dà a chi li incontra la sensazione di essere “accolti”.

Senza parlare, solo con uno sguardo, dicono… vieni, accomodati, c’è spazio per te dentro di me.

Davanti ad un Sapiente il vil denaro, il prezzo, evapora per far spazio al valore.

L’emergere del valore, quello che non ha prezzo.

Credo, a mio modesto avviso, che questo modo di pensare e di vedere la questione eliminerebbe molte incomprensioni, ma capisco anche come non sia facile da “donare”, far capire a chi legge magari con fretta. Voi provateci. Noi vi aiuteremo. Sempre scrivendo e parlando, con grazia e Sapienza dei Cavoli nostri e… anche dei vostri, se vorrete.