Di mieli e di uomini

This ancient rock painting from Zimbabwe depicts a person smoking out a beehive. (Image © the International Bee Research Association, www.ibra.org.uk)

Vi siete mai chiesti quando l’Uomo ha incontrato l’Ape per la prima volta? E quando ha capito che le api producono quella dolce sostanza che chiamiamo miele?

In quanto figlia di apicoltori il miele è da sempre parte della mia alimentazione quotidiana. La giornata non può iniziare senza un cucchiaino di miele di eucalipto prodotto nella zona del Monte Arcosu (Sud Sardegna). Un bel panino farcito col miele amaro di corbezzolo era la merenda speciale che mia madre preparava a me e mio fratello ai tempi della scuola. Crescendo all’interesse per il miele si è aggiunto quello per come vengono fatti i mieli, e chi sono le persone che con tanta sapienza riescono a capire il momento giusto in cui raccogliere il miele delle api.

Di qui il passo è breve a domandarsi quando è che l’Uomo è diventato apicoltore?

Le numerose pitture rupestri sparse in tutto il mondo che raffigurano scene legate alla raccolta del miele da parte di popolazioni preistoriche possono aiutarci a farci un’idea.

In queste pitture, che in alcuni casi risalgono a un periodo compreso tra il 15’000 e il 13’500 a.C., delle figurine antropomorfe raggiungono il nido di api attraverso quella che sembrerebbe una scala di corde. È incredibile come alcune pitture tardo neolitiche dell’India siano così simili alle scene odierne che raffigurano i cosiddetti cacciatori di miele in Nepal.

Una pittura rupestre in Zimbabwe offre una splendida rappresentazione di un uomo che utilizza del fumo per scacciare via le api in modo da poter raccogliere i favi anch’essi raffigurati in una sorta di ‘sezione laterale’ del nido.

Questa è una delle immagini che trovo forse più straordinaria. Perché in questa ancor più che nelle immagini precedenti troviamo la testimonianza che l’uomo in tempi antichissimi possedeva un certo sapere del mondo delle api. Per noi oggi sembra quasi scontata l’idea di utilizzare il fumo. Ma quegli uomini preistorici come facevano a sapere che il fumo ha un effetto calmante nelle api? E come facevano a sapere dove trovare i nidi di api?

Allo stato selvatico, le api tendono a nidificare in zone sicure, in alto per esempio all’interno delle rocce, o nel tronco cavo di un albero, al riparo da predatori. Non esattamente semplici da trovare.

E come potevano sapere che il miele è dolce? All’epoca di certo non esistevano i motori di ricerca online e tanto meno i navigatori. Siamo abituati ad immaginare le popolazioni preistoriche come popolazioni tecnologicamente arretrate eppure le pitture rupestri dell’Araña in Spagna, come quelle dello Zimbabwe testimoniano che già allora l’Uomo possedeva un sapere tecnico straordinario, un sapere che è stato fondamentale per lo sviluppo dell’apicoltura in epoche successive.

È comune infatti pensare che la storia dell’apicoltura sia nata nell’antico Egitto, se non altro perché sono moltissime le testimonianze archeologiche in questo senso. Tuttavia, il rapporto tra Uomo e Ape doveva essere già molto stretto se nel periodo predinastico (3100 a.C. circa) le api possedevano già valenza simbolica ben definita tanto da essere presenti nei toponimi e nelle titolazioni reali.

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Così, quando apro uno dei venti differenti tipi di miele che compongono la mia piccola collezione, penso alla saggezza dell’apicoltore, al suo saper fare che si tramanda da secoli e che gli ha permesso di stabilire questa complessa relazione Uomo-organismo alveare-ambiente di cui il miele è la massima espressione.

Greca Nathascia Meloni

Autore: Greca Nathascia Meloni

Greca N. Meloni è ricercatrice in Antropologia Culturale presso l’Istituto di Etnologia Europea dell’Università di Vienna. La sua passione per l'arte e la cultura l'hanno portata a conseguire nel 2012 la laurea triennale in Beni Culturali, seguita poi dalla laurea magistrale in Archeologia e Storia dell'arte. Si interessa di studi museali e conduce ricerche sui temi che riguardano le diverse forme di patrimonio culturale e della memoria.Responsabile del 'Progetto S'Intzidu' per conto dell'Associazione Culturale Onlus S'Intzidu e ideatrice del Museo Virtuale del Territorio di Uta (https://www.sintzidu.com/ ). Attualmente è impegnata in una ricerca etnografica sulle pratiche e i saperi legati all'attività dell'apicoltura in Sardegna. Attraverso il suo film 'Abieris e Abis. Beyond a drop of Honey' (2018) [https://www.youtube.com/watch?v=JKrq4VkOZwE&t=5s ] racconta il complicato mondo dell'apicoltura in Sardegna, diviso tra le politiche di gestione del territorio e la tutela della biodiversità.