Cari amici di Cavolo Verde, dopo molte settimane eccomi a voi di nuovo, finalmente.

Noi divulgatori, comunicatori del buono e del bello a volte abbiamo un compito difficile. La chiamerei “missione” senza voler entrare nell’accezione troppo pesante di questo termine.

Dobbiamo, secondo me, innescare Sapienza.

Anche qui una premessa: Sapienza e saggezza. Spesso vengono confuse, ma la loro giusta comprensione aiuta anche nella questione che voglio aprire.

L’amico e filosofo Vito Mancuso m’insegna che, differentemente dalla saggezza, la Sapienza non si accontenta della pratica.

La Sapienza vuole avere, ottenere, una visione di insieme.

Si basa sul buono equilibrato che è la saggezza, ma avendo in più quella che si definisce “consapevolezza argomentata”. Vuole saper spiegare e saper difendere di fronte a chi attacca le proprie posizioni.

È la luce della saggezza. La sua idea. Le sta sopra, ma ne dipende. Come un ponte dipende dai suoi pilastri. Da questo è facile arguire che senza saggezza non si arriva alla Sapienza, ma invece può stare in piedi il contrario: senza o anche con solo un minimo di Sapienza la saggezza può essere diffusa.

Del resto solo l’unione con la saggezza dà alla Sapienza un’indispensabile dimensione pratica. Senza questo la Sapienza non potrebbe esistere. Avrebbe altro nome. Diciamo istruzione, sapere, erudizione.

Da qui tutta la differenza tra il Sapiente e l’erudito, il dotto o lo scienziato. Il primo, il Sapiente, non vi tradirà mai per la gloria di un esperimento riuscito, non gli interessa primeggiare a spese degli altri. Unisce in sé luce del sapere e bontà della saggezza.

Il Sapiente, da “sapientia” latina. Sapere e anche… avere sapore. Perciò arriviamo alla domanda decisiva:

cosa sai e… di cosa sai?

Oppure: che sapere hai insieme però a… che sapore hai?

Dimensioni che devono andare insieme.

Vi sono persone che sanno tutto, ma non sanno di niente. Di nulla.

Poi vi sono persone che sanno poco o niente, ma hanno un sapore straordinario, che ti meraviglia ad ogni incontro. Spesso è il silenzio che li circonda e che hanno dentro di loro che dà a chi li incontra la sensazione di essere “accolti”.

Senza parlare, solo con uno sguardo, dicono… vieni, accomodati, c’è spazio per te dentro di me.

Davanti ad un Sapiente il vil denaro, il prezzo, evapora per far spazio al valore.

L’emergere del valore, quello che non ha prezzo.

Credo, a mio modesto avviso, che questo modo di pensare e di vedere la questione eliminerebbe molte incomprensioni, ma capisco anche come non sia facile da “donare”, far capire a chi legge magari con fretta. Voi provateci. Noi vi aiuteremo. Sempre scrivendo e parlando, con grazia e Sapienza dei Cavoli nostri e… anche dei vostri, se vorrete.

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Vive in Austria, a Vienna, dal 2014. Studia, scrive e collabora con le sue “ragazze ronzanti” che volano e producono mieli nelle foreste viennesi. Api-cultore, mielosofo, amante della Sapienza applicata al cibo. Libero pensatore nato a Mantova nel secolo scorso. Dice di se: “Vengo… non so da dove. Sono… non so chi. Muoio… non so quando. Vado…non so dove. Mi stupisco di essere lieto.